Parroco abruzzese contesta papa: «non approvo quello che dici»

Alessandro Biancardi

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AVEZZANO. Contesta Papa Benedetto XVI, dopo l'appello ai farmacisti cattolici di appellarsi all'obiezione di coscienza quando si tratti di fornire medicine «che abbiano scopi chiaramente immorali, come ad esempio l'eutanasia e l'aborto». «Ho l'impressione», sostiene il sacerdote, «che tu preferisca dialogare con gli Epuloni».
«Non ti capisco - ha affermato don Aldo Antonelli, parroco di Antrosano, frazione di Avezzano (L'Aquila), rivolgendosi al papa, - lotto con me stesso, e mi sforzo di aprire un varco attraverso il quale cercare un'intesa con molti dei tuoi richiami e dei tuoi appelli e il tentativo mi rimane come strozzato sulla coscienza: impossibile mandarlo giù».
Secondo Antonelli «l'ultimo appello mi trova riluttante. La riserva non riguarda l'oggetto del tuo appello bensì i destinatari. Un papa che fa appello all'obiezione di coscienza», sostiene il prelato, «non può che far piacere; dopotutto, l'obiezione di coscienza, per quanto mi risulta, è stata inventata dai cristiani come arma di disobbedienza verso un potere invadente e prepotente, espressione di una piu'
radicale obbedienza».
Ciò che suscita perplessità nel parroco «sono i destinatari della tua denuncia. Perche' non ti rivolgi ai semplici fedeli che sono i 'consumatori' e che sono coloro che tengono su quel mercato che tu ritieni immorale piuttosto che ai 'gestori' nell'espletamento del loro pubblico esercizio?» Secondo Antonelli il papa sarebbe stato vittima di «quel vizio, tutto clericale, di bypassare la base per raggiungere direttamente i vertici, oltre che 'antidemocratico', è anche poco 'ecclesiale'. E sotto questo aspetto, il tuo magistero non fa eccezione nella storia della chiesa, soprattutto italiana».
Per il prete marsicano, «nella gestione pastorale delle chiese di questi ultimi venti anni, si è trasformato il popolo in una massa di 'consumatori acritici' di tutti gli scarti che una società assassina e perbenista come quella occidentale ha saputo produrre in nome della libertà di mercato, sia esso sacro che profano. Si preferisce affidare alla legge
- dice poi il parroco, che già in passato aveva contestato l'autorità ecclesiastica, anche riguardo a posizioni su temi come l'eutanasia - ciò che solo alla coscienza può e deve esser consegnato, dimentichi che nessuna legge, su temi esistenziali, può supplire al vuoto delle coscienze. Di qui l'incapacità di incidere sullo stile di vita dei fedeli» Alla fine da' anche un consiglio al papa: «Ben altri e più alti esiti avrebbe il tuo magistero se richiamasse i fedeli all'esercizio dell'obiezione di coscienza nell'acquisto di prodotti offerti da multinazionali e banche coinvolte nel narcotraffico, nella produzione e nel commercio delle armi, nello sfruttamento di uomini e donne del terzo mondo, nell'avvelenamento dell'aria e dell'acqua, nell'uccisione sistematica di contadini e contadine che non accettano di essere cacciati fuori dai loro tenimenti».


03/11/2007 10.18