Orsi morti, l'esperto: «avvelenamento diffuso»

Alessandro Biancardi

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Orsi morti, l'esperto: «avvelenamento diffuso»
ABRUZZO. Non è possibile quantificare le vittime di avvelenamento in Italia fra gli animali selvatici, perché non esiste una statistica di questo tipo. In tutta Italia questi fenomeni sono diffusi, ma con una variabilità locale: basta una singola persona per causare danni enormi».
Questo è il parere di Alessandro Andreotti, tecnologo dell'Istituto nazionale di fauna selvatica, che commenta il caso degli orsi morti nel Parco d' Abruzzo, Lazio e Molise.
«Un conto è se vengono uccise volpi e cornacchie, specie piuttosto abbondanti e al primo posto nella classifica degli animali vittime del veleno - racconta l'esperto Infs - un conto quello degli orsi, che sono in numero molto più ridotto e vivono in un'area ristretta. Mentre nel primo caso il danno su queste popolazioni è nullo, nel secondo caso più le popolazioni sono ridotte e più la mortalità aggiuntiva ha un forte impatto e diventa causa ultima dell'estinzione».
Non sarebbero però solo gli orsi le uniche vittime di bocconi avvelenati, perché «le specie più minacciate sono quelle che mangiano anche le carcasse di animali morti - afferma Andreotti - ad esempio un classico sono gli avvoltoi. In Italia in passato ne esistevano quattro specie, oggi sono tre e tutte a rischio estinzione. I più a rischio sono quindi rapaci, corvi e cicogne».
Non si può fare un bilancio nazionale, secondo l'esperto, ma esistono esempi di avvelenamento su base locale: «anche in una provincia come quella di Bologna - afferma Andreotti - gli episodi non sono stati pochi. Di recente sono stati uccisi un paio di lupi e almeno 20/30 poiane sono state trovate morte tutte insieme in un'area e in un periodo limitato».
Altro esempio arriva dalla Sardegna, l'anno scorso: «ad ottobre del
2006 sono stati avvelenati 7/8 grifoni - spiega l'esperto Infs - e quest'anno nel periodo della riproduzione mancava un terzo della colonia, visto che su 30 coppie ne sono rimaste 20».
Quantificare le morti da avvelenamento, è difficile anche per il meccanismo estremamente subdolo, come quello del piombo contenuto nelle munizioni dei cacciatori.
«L'avvelenamento può essere intenzionale oppure no – afferma Andreotti - allevatori, agricoltori o cacciatori usano sostanze letali contro cani inselvatichiti, volpi e cornacchie. Orsi e aquile reali non sono in genere un obiettivo, ma essendo l' avvelenamento un metodo non selettivo, chi arriva prima sul boccone lo mangia».
Un altro problema grosso è quello del piombo nelle munizioni, un veleno che rimane nell'animale ferito e non recuperato: «nel caso in cui venga catturato - spiega Andreotti - questo soffrirà di saturnismo per poi morire, visto che la malattia comporta che l'animale non riesca più a coordinare i movimenti».

30/10/2007 7.55