Vini, quando la California prova ad eguagliare l’arte italiana

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2362

Vini, quando la California prova ad eguagliare l’arte italiana
PASO ROBLES (CALIFORNIA). Il Governatore della California, Arnold Schwarzenegger ha istituito il “mese del vino”, trenta giorni di celebrazioni in ristoranti, bar, aeroporti, mentre la California, madrina delle 1367 vinerie sparse lungo la costa del Pacifico, continua nella sua corsa per migliorare, eguagliare, se non superare la “Grande Madre” Italia .
La terra, il sole, l'atmosfera e tanti altri importanti dettagli fanno dello Stivale, con una produzione di 53.289 ettolitri, un potente rivale della “cugina” Francia ed una “amica-nemica” degli States, che occupano il quarto posto con 22.049.ettolitri prodotti.
Ben dice Lucio Caputo, presidente del Consiglio Europeo vinicolo e Presidente dell'International Trade Center in New York: «La competitivita' tra le due Nazioni amiche non deve essere considerata una guerra civile, specie se ci soffermiamo ad esaminare la lunga lista degli italo americani esistenti, con a capo i defunti Ernesto e Julio Gallo, che per settant'anni hanno prodotto e migliorato i loro vini, oggi seguiti dai figli. I Gallo sono considerati i leader dell'arte e scienza della vinicoltura in California, i pionieri dello sviluppo dei mercati californiani e il contatto con l'Europa ed il sud America»
Caputo è senza dubbio un degno rappresentante dell'industria vinicola italiana e, se questa ha trovato terreno fertile in America, il merito e' suo.
Intanto il Ministero americano dell'agricoltura ha elargito 607.508 dollari all'Alleanza dei viticoltori in riconoscimento della cooperazione delle vinerie californiane protese a scoprire sempre piu' nuove opportunita' del mercato, per l'introduzione di nuove tecnologie innovative ed una migliore partnership.
Il presidente del Wine Institute, Robert Koch, si e' detto soddisfatto dei risultati ottenuti lo scorso anno che presentano gli Stati Uniti capaci di produrre 449 milioni di galloni (un gallone circa 4 litri) con un'aumento rispetto al 2005 dell'otto per cento e con un introito di 17.8 miliardi di dollari.
Anche il prezzo del prodotto ha subito un aumento del 10% per il vino da tavola in bottiglia toccando una media di 7 dollari.
Secondo Koch la classifica dei principali vini californiani vede in testa lo Chardonay, seguito dallo Zinfandel, Merlot, French Colombard.
Va detto che lo Stato della California ha ricavato dall'industria vinicola un introito di 125.3 miliardi di dollari.
Il vino che i monaci cappuccini introdussero in California è senza dubbio il piu' amato e lanciato nel mercato americano ed è il il Sangiovese, il prodotto che proviene dalle verdi colline Toscane, da tutti imitato ma non eguagliato.

FRANK ARCIERO

«In California», spiega Frank Arciero oriundo di Montecassino, «gli italoamericani come Mondavi, Rossi, Ferrari-Andretti, Altamura, Leonetti ed altri ancora sono alla continua ricerca del miglioramento. Qualcuno produce con un tipo d'uva, altri lo incrociano con il Cabernet Savignon e occasionalmente col Merlot perche' dopo una stagione anormala il Sangiovese produce vini leggeri bisognosi della spinta del Cabernet, capace di donare piu' corpo e colore al vino».
Quindi, nessuna somiglianza originale al prodotto italiano?
«Sono vini di somiglianza italiana, che tutti cercano di eguagliare. I vini, e' risaputo, devono essere “allevati” nelle zone dove si son fatti», prosegue Arciero.
«I vini italiani hanno un sapore diverso. La grande differenza va ricercata nel clima ed il terreno. Qui' in California, abbiamo un clima piu' moderato, terreno piu' ricco di quello italiano, le nostre viti crescono vigorose, con abbondanti foglie e col frutto con un livello superiore di zucchero. Risultato: un vino pieno e pastoso».
«In Italia, l'uva cresce piu' lentamente, essendo il clima piu' fresco ed il terreno spesso roccioso e povero di nutrienti» afferma Sam Sebastiani, italoamericano di terza generazione, nato nel cuore di Sonoma, la zona con 260 vinerie, seconda soltanto alla Napa valley con 391.
«Ho trascorso la mia gioventu'», narra, «imparando la viticoltura e l'enologia da mio padre Augusto (emigrato nel 1913 deceduto il 1980). Nel 1989 io e mia moglie Vicki inaugurammo la vineria Viansa, (da Vicki and Sam n.d.r.). Da allora ci siamo dedicati al “matrimonio” col vino… e il cibo italiano, seguendo la tradizione dei Sebastiani, che per oltre 400 anni hanno prodotto vini nel piccolo villaggio toscano di Farneta».

GLI IIMMIGRANTI ILLEGALI

L'industria californiana del vino ha una storia abbastanza estesa con i lavoratori emigranti illegali che assistono al raccolto dell'uva. La California, confinante col Messico negli ultimi anni, ha visto entrare illegalmente messicani e sud americani che hanno superato la cifra di circa 18 milioni.
Karen Ross, presidente dell'Associazione californiana dei viticoltori, parlando della situazione si esprime cosi':«Quest'anno il numero degli illegali ha raggiunto il 70% e potrebbe aumentare. Ai datori di lavoro sono state imposte severe restrizioni, una delle quali e' la denuncia dell'impiego di illegali previa multa di 10.000 dollari per ogni infrazione. Sono previsti cambi sostanziali in seno all'industria del vino oltre, sfortunatamente, un aumento dei prezzi del prodotto per i nostri consumatori. Un brutto colpo per l'industria, non c'e' che dire».

Lino Manocchia 29/10/2007 18.10