Fira, quasi certo l'effetto indulto ma l'incognita Vasto è dietro l'angolo

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. I fatti. Grandi convegni su malaffare e intrecci politici, dieci giorni, appena conclusi, di discussioni e parole che inondano l'aria di scenari inquietanti: «corruzione», «politica corrotta», «magistrati attaccati ingiustamente», discussioni sui poteri dello Stato ed i suoi conflitti, le difficoltà a portare a termine inchieste scottanti che toccano «i poteri forti». Tutti pronti ad assentire e a scagliarsi contro la corruzione.
Il procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, che dice «l'Abruzzo non è diverso dalle altre regioni . In fatto di criminalità». «I politici non rubano più per il partito ma per se stessi», spreco di denaro pubblico senza precedenti, vertici della Guardia di finanza spostati che hanno prodotto «inevitabili rallentamenti nelle indagini» (parliamo di Fira), «nessun pericolo di insabbiamento», assicura. Intanto non si sa più nulla.
Intanto a Vasto l'indagine sul presunto fallimento pilotato del pastificio di Fara San Martino va avanti nel silenzio più totale.
Rigettate le misure cautelari in carcere per 14 indagati eccellenti.
Silenzio assoluto mentre le 12mila pagine se ne vanno in giro per fotocopisterie.
I nomi eccellenti sono quelli di politici regionali e non, alcuni componenti della "banda Masciarelli", nomi già comparsi nella inchiesta Fira che è lo sbocco di quella di Vasto.
Ma sulle inchieste vi sono pressioni politiche bipartisan, in molti casi documentati e accertati i tentativi di manipolare e soprattutto non sono mai stati chiariti fenomeni molto strani.
Vogliamo parlare della famosa cella a tre: Masciarelli, Picciotti, Cantagallo?
Tutti fatti. Tutti reali. Incontestabili.
Ora al di là delle parole e delle volontà espresse devono seguire i risultati.
E più si parla di Mafia, più si parla della storiaccia del caso De Magistris e più non si può fare a meno di pensare che in fondo in Abruzzo per certi versi la storia, con i dovuti distinguo, non è molto diversa…
Eppure l'imprevisto potrebbe arrivare. Da Vasto.
Sulla Fira i tempi dell'indagine si allungano, il processo slitta, i tempi della prescrizione corrono e con il reato commesso dal principale indagato Giancarlo Masciarelli si prevede una eventuale condanna di 5-6 anni, tutta quanta assorbita dall'indulto, dagli sconti di pena e da altri benefici della legge che di fatto non riapriranno le porte del carcere per l'uomo di fiducia della giunta Pace e Del Turco.
Dunque, sullo scandalo Fira (pur una volta emesse le eventuali condanne) sarà difficile che qualcuno ritorni in carcere.
E' meglio dirlo subito chiaramente.
Tutto lo scandalo è destinato a dissolversi in una bolla di sapone, nonostante i gravissimi fatti accertati (e sempre che non vi siano grosse sorprese investigative…)
In questo modo le promesse fatte dagli avvocati (Carlo Taormina in prima fila) si avvereranno: il silenzio di tutti gli indagati avrà una ricompensa enorme: la libertà e la possibilità di continuare a muoversi alla luce del sole.
Così chi sperava di arrivare al livello superiore, quello politico (sembrerebbe presunto ma mai provato) rimarrà più che deluso ed i tanti segreti conosciuti da Masciarelli e Co. rimarranno tali per sempre.
Perché gli inquirenti sono da sempre sicuri che Masciarelli sappia molto.Moltissimo.
Ma ecco che nel silenzio arriva l'inchiesta di Vasto che potrebbe colpire molto pesantemente Masciarelli con una eventuale condanna a 12 anni.
In questo caso -e solo in questo- si potrebbe riaprire il carcere.
Come potrebbe reagire Masciarelli a dover scontare una pena detentiva così lunga?
Quanto potrà resistere senza parlare e non godere dei benefici concessi dalla legge?
E' questo il vero fulcro di tutta la vicenda. Vasto.
Tutto dipende dalle decisioni di quel giudice.
Ecco che allora i molti discorsi sulla certezza della pena, l'indipendenza dei magistrati assumono enorme rilievo anche per noi in Abruzzo.
Ma le pressioni continuano a vari livelli così nel frattempo dopo i vertici della finanza trasferiti mentre erano nel bel mezzo delle indagini Fira è arrivato anche il trasferimento del questore di Pescara, Dante Consiglio, che pur non avendo un ruolo preponderante nelle inchieste di Montesilvano e Pescara ha comunque appoggiato il "Ciclone" della Squadra Mobile e gli arresti del sindaco della Margherita, Enzo Cantgallo.
Da mesi girano voci insistenti su presunti tentativi mai confermati ufficialmente di tentare di ostacolare e "disarcionare" l'attuale dirigente della Squadra mobile Nicola Zupo.
Cosa c'è di vero?
La sensazione è che non resta che attendere e vigilare anche se l'opinione pubblica spesso si è dimostrata sonnacchiosa e poco informata o interessata.
Chissà quanto c'entrano le parole di Lirio Abbate il giornalista siciliano dell'Ansa che ha ritirato il premio Borsellino: «la mafia ha cambiato volto ha contatti ed è dentro la politica, non tutta la politica, ma con i politici. Fra loro e a capo di organizzazioni mafiose ci sono medici, aspiranti politici, avvocati. Gente - ha detto - che fa diplomazia nella mafia. Per cui - ha aggiunto - quando c'é qualcuno che ti fa i nomi ed i cognomi e ti racconta con i fatti certe situazioni, a molti dà fastidio e dà fastidio l'informazione libera che offre un'indicazione precisa sulle cose».
Chissà se ha ragione il Gip di Milano, Forleo, quando dice che «c'è sempre più bisogno di persone che non si facciano i fatti propri».
Come dire: se c'è omertà e cittadini che non collaborano a far emergere il malaffare, nulla cambierà mai.
E da noi la paura ed il silenzio prevalgono ancora sul desiderio di giustizia.
L'Abruzzo attende.

a.b. 29/10/2007 9.29

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