Legambiente, «in Abruzzo 7 comuni su 10 hanno case in aree a rischio»

Alessandro Biancardi

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Legambiente, «in Abruzzo 7 comuni su 10 hanno case in aree a rischio»
ABRUZZO. «Solo l’8% delle amministrazioni svolge un lavoro positivo di mitigazione del rischio. Ancora in ritardo il sistema locale di protezione civile, solo il 26% dei comuni ha il piano d’emergenza aggiornato. Tra i capoluoghi nessuno raggiunge la sufficienza». Questo il risultato di “Ecosistemi a rischio” di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile.
I fiumi di acqua e fango che hanno invaso le vie di Tortoreto Lido venti giorni fa, in seguito a piogge sicuramente non eccezionali, dimostrano chiaramente come in Abruzzo sia necessario percorrere molta strada per porre rimedio al dissesto idrogeologico del territorio.
Tra i comuni abruzzesi a più alto pericolo di alluvioni e frane che hanno risposto al questionario di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile il 70% ha abitazioni in aree a rischio idrogeologico e il 30% presenta in tali aree addirittura interi quartieri.
In sette comuni su dieci sono presenti fabbricati industriali in aree soggette a pericolo di esondazione o di frana, con grave rischio non solo per le vite dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni.
A fronte di un territorio così marcatamente fragile solo il 9% delle amministrazioni ha avviato interventi di delocalizzazione delle abitazioni dalle zone a più alto rischio e appena nel 4% dei casi si è provveduto a delocalizzare insediamenti industriali.
Il 57% dei comuni non svolge una manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua e delle opere di difesa idraulica.
Carente la situazione anche per quanto riguarda le attività locali di protezione civile per rispondere all'emergenza in corso.
Solo il 61% dei comuni si è dotato di un piano d'emergenza e appena il 26% lo ha aggiornato negli ultimi due anni.
Complessivamente solo l'8% dei comuni svolge un positivo lavoro di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.
Dei tre capoluoghi classificati a rischio idrogeologico, Chieti, L'Aquila e Pescara, nessuno raggiunge la sufficienza.
«In Abruzzo le amministrazioni comunali sono in ritardo nella realizzazione di un efficiente sistema locale di protezione civile. - spiega Giorgio Zampetti portavoce della campagna – I piani di emergenza che permettono alla popolazione di sapere cosa fare e dove andare in caso di alluvione o frana e di organizzare soccorsi tempestivi sono pochi e troppo spesso datati».
Il ritardo appare poi «ancora più preoccupante in una regione dove il problema del dissesto idrogeologico è pressante e in cui troppo spesso si è costruito in aree a rischio. L'occupazione delle aree di espansione naturale dei fiumi e delle zone esposte a pericolo di frane e alluvioni non è solo una pesante eredità del passato – conclude - ma una pratica tuttora troppo diffusa in Abruzzo».
I corsi d'acqua e le loro sponde sono spesso zone degradate e abbandonate dove si continua a costruire e a occupare le aree di esondazione dei fiumi con attività anche illegali, come dimostra la discarica di Bussi, situata sulle sponde del fiume Pescara.

«TORTORETO LIDO UN CASO ESEMPLARE»

«Il caso di Tortoreto Lido – sottolinea Angelo Di Matteo, segretario regionale Legambiente Abruzzo – è l'esempio non solo della fragilità del nostro territorio ma anche di come interventi di prevenzione pianificati possono ridurre il rischio e limitare i danni per cose e persone». Con i fondi della Protezione Civile, infatti, due anni fa la Regione Abruzzo ha realizzato una briglia a monte dell'abitato che ha impedito a diecimila metri cubi di fango di raggiungere il paese, evitando danni ancora più ingenti.
Inoltre, gli eventi di inizio ottobre hanno confermato come sempre più spesso il rischio maggiore non arrivi dai grandi fiumi ma dal reticolo minore di torrenti e fossi.
«Sono infatti i corsi d'acqua minori, spesso in secca per la maggior parte dell'anno, che con le prime piogge si trasformano in torrenti in piena trascinando a valle acqua e fango. Per questo sono necessarie una maggiore attenzione e azioni concrete di tutela e buona manutenzione proprio verso questo immenso reticolo di piccoli corsi d'acqua».

I NUMERI

ATTIVITA' REALIZZATE DAI COMUNI ABRUZZESI

Quartieri in aree a rischio idrogeologico: 30% dei Comuni
Abitazioni in aree a rischio idrogeologico: 70%
Aree industriali in aree a rischio idrogeologico: 70%
Delocalizzazione abitazioni in aree a rischio: 9%
Delocalizzazione fabbricati industriali: 4%
Delocalizzazione capannoni e/o baracche: 4%
Manutenzione degli alvei: 43%
Opere di messa in sicurezza: 65%
Piano d'emergenza: 61%
Aggiornamento del piano d'emergenza: 26%
Sistemi di monitoraggio e allerta: 26%
Attività di informazione: 26%
Esercitazioni: 26%

LAVORO DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO SVOLTO DAI COMUNI DELL'ABRUZZO:

Positivo 8%
Negativo 92% (di cui il 36% scarso e il 56% insufficiente)


26/10/2007 11.38