Premio Russo, riflettori accesi sui giornalisti "invisibili"

Alessandro Biancardi

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Premio Russo, riflettori accesi sui giornalisti "invisibili"
FRANCAVILLA. Loro sono quelli che noi non vediamo mai. Che scrivono ma che non si firmano. Che fanno entrare nelle nostre case le immagini di guerre e conflitti ma che non si mostrano mai in video. Quest'anno, il 6° premio nazionale sul reportage di guerra Antonio Russo ha acceso i riflettori sui volti invisibili dell'informazione quotidiana, gli "informatori" dei giornalisti e i cineoperatori.

Un modo importante per ricordare chi, come Russo, faceva il suo mestiere senza una esposizione mediatica forte ma non per questo meno importante.
Il premio per la sezione operatore tv è andato a Salvo La Barbera, freelance che ha seguito tutti i conflitti che hanno interessato negli ultimi anni il nostro pianeta. E'stato in Pakistan, Afganistan, Iraq, Sudan, Kuwait, Giordania, Thailandia (in occasione dello Tsunami) solo per citare qualche posto. La Barbera è stato l'unico cineoperatore a filmare le prime elezioni in Iraq l'anno scorso. Secondo la giuria il giornalista «racconta con umanità, soffermandosi sui volti e lanciando messaggi di speranza».
Molto emozionato ha ammesso di compiere il suo lavoro «con il cuore.
Non mi importa essere freelance piuttosto che un lavoratore regolarmente assunto. Non importa quanto guadagno, almeno non quanto quello che vorrei che con il mio lavoro potesse cambiare».
Un primo premio speciali è andato a Andrea Angeli, addetto stampa Onu nei Balcani dal 1993-2006. Il suo volto è entrato nelle nostre case all'indomani della strage dei militari italiani a Nassiriyah, in quanto lui era portavoce dell'Autorità di coalizione.
La giuria lo ha definito un «giornalista tra i giornalisti. Un punto di riferimento importante».
Angeli ricevendo il premio ha voluto ricordare Russo, che conosceva
personalmente: «è una persona che ci manca tanto», ha detto, «era un uomo tra la gente. Anche Pristina ha sofferto per la sua uccisione e i giornali dell'epoca gli dedicarono pagine e pagine per annunciare la sua morte».




Emozionante anche la premiazione di Gianfranco Scalas, ufficiale addetto stampa dell'esercito italiano. Arrivato a Francavilla in divisa ha dedicato con commozione il suo premio a tutte le vittime militari italiane in guerra. «Qualche anno fa eravamo un corpo militare chiuso», ha ricordato Scalas. «Poi ci siamo aperti ai giornalisti instaurando relazioni con la stampa grazie anche a persone come Antonio».
Anche lui ha ricordato il giornalista conosciuto nel 2000 in Kosovo a Pec-Peje. «Siamo stati insieme un giorno intero», ha ricordato. «Era una persona speciale».
Il premio per la sezione televisiva è andato a Monica Maggioni, volto noto di Rai Uno, attualmente alla conduzione del tg della sera. Nel 2003 la Maggioni fu l'unica giornalista italiana embedded in Iraq, cioè aggregata ai marines statunitensi durante la seconda guerra del Golfo. «Oggi c'è poco rispetto per questo lavoro», ha commentato salita sul palco, «e per come viene fatto».




La Maggioni ha commentato anche la posizion dei freelance, tornando alla premiazione di La Barbera: «essere freelance, purtroppo oggi è un problema, non hai possibilità. E' vero che non ci sono padroni che magari ti impediscono di partire quando vorresti, come capita a noi, ma è anche vero che non hai nemmeno certezze o protezione».
Per la sezione carta stampata il premio è andato ex equo ad Alberto Negri, inviato del Sole 24 ore e Francesca Sforza, inviata de La Stampa. Per la giuria
«Negri non si sottrae mai ai rischi. Nei suoi servizi riesce sempre a coniugare quelle che sono le esigenze della cronaca alle analisi e agli approfondimenti».
Anche Negri ha conosciuto Russo prima della sua morte. «Era il 1999», ha ricordato. «Eravamo in Cecenia quando il governatore di Stato cacciò la stampa. Lui rimase, fu l'unico giornalista al mondo a rimanere dentro».
Contenta per il premio assegnatole anche Sforza, amica di Antonio e anche della giornalista Anna Politoskaia uccisa in Russia. «Questo premio», ha commentato, «mi fa più coraggiosa di quanto io non mi senta realmente». La giuria ha definito la giornalista, «una reporter di guerra di razza».
Per la sezione radio il premio è andato alla memoria di Antonio Affaitati, inviato giornale Rai e morto nel 2000. Il giornalista aveva seguito negli ultimi vent'anni i principali avvenimenti di politica internazionale, dalla guerra in Libano, la guerra in Afghanistan, il dramma del popolo curdo. Ha ritirato il premio la figlia Cristiana che ha assicurato che il padre «sarebbe stato molto contento» di questo riconoscimento.
Per la sezione fotografia il premio è andato a Paolo Pellegrin dell'agenzia Magnum Photo dal 2005, assente alla premiazione a causa di motivi di lavoro. «Pellegrin scatta foto cariche di romanticismo e delicatezza», ha spiegato la giuria, «non soffermandosi mai gratuitamente sul dolore».
A ricordare Russo ci ha pensato anche la conduttrice della serata Federica Sciarelli, giornalista Rai e attuale conduttrice di Chi l'ha visto. «Io conoscevo Antonio. Ascoltavo sempre Radio Radicale e i suoi racconti dalla Cecenia. Non l'ho mai conosciuto di persona ma è come se l'avessi fatto e quando mi hanno invitata a presentare questa serata non ho potuto dire di no.




Mi sono detta, questo glielo devo ad Antonio».
Nel corso della serata si sono esibiti anche l'attrice Ivana Monti, che ha letto brani del libro di Francesca Sforza "Mosca- Grozny:
neanche un bianco su questo treno" e il cantautore abruzzese Mimmo Locasciulli che si è esibito con due brani del suo ultimo album.
A chiudere la serata Beatrice Russo, la mamma di Antonio che ha esortato i giornalisti a continuare il proprio mestiere «per l'amore per la verità e la giustizia».


Alessandra Lotti 22/10/2007 10.06