Centrali idroelettriche sul Pescara: scatta il ricorso al Tar

Alessandro Biancardi

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Centrali idroelettriche sul Pescara: scatta il ricorso al Tar
PESCARA. Si alza il livello di scontro sulla costruzione di una centrale idroelettrica sul Pescara, in territorio di San Giovanni Teatino e nei pressi dei confini con i comuni di Pescara, Cepagatti, Spoltore, Chieti. Dopo i violenti scontri dei mesi passati tra ambientalisti, da una parte, e sindaco Caldarelli e Regione, dall'altra, poco prima dell'estate è arrivato il definitivo via libera dagli uffici regionali che autorizzano tutti gli effetti l'inizio dei lavori. TUTTO SULLA VICENDA DELLE CENTRALI SIDITAL
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LE SCHEDE PRESENTATE DALLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

Contro questi provvedimenti e su presunte irregolarità di procedura, gli ambientalisti di Italia Nostra, Mare Vivo, Eva Ecoistituto e Mila Donnambiente hanno presentato all'inizio di ottobre un ricorso al Tar per bloccare la realizzazione.

LA CRONOLOGIA

- Il 21 dicembre 2006 la conferenza dei servizi approva il progetto che si sostanza nel totale sbarramento del fiume rendendolo oltremodo difficoltoso alla navigabilità (in totale contrasto con un progetto di parco fluviale portato avanti dalla provincia).
- Qualche mese dopo le associazioni ambientaliste iniziano la loro opposizione con una serie di accessi agli atti e di denunce sui mezzi d'informazione. Ne derivano prese di posizione da parte di moltissimi enti, compresi la Regione, che dicono di non saperne nulla.
- Dopo le denunce degli ambientalisti nel mese di febbraio inizia la reazione dei progettisti e di alcuni comuni coinvolti e in particolare del sindaco di San Giovanni Teatino, accusando gli ambientalisti di essere stati invitati più volte alle riunione di presentazione pubblica e di non avervi partecipato. Le settimane seguenti tutti gli ambientalisti, Legambiente e Wwf compresi dichiarano la loro contrarietà al progetto
- Il 3 marzo 2007 la consigliera regionale Maria Rosaria La Morgia inoltra una interrogazione che viene discussa in aula
- Il consiglio comunale di Pescara approva all'unanimità un ordine del giorno della commissione ambiente che vede come prima firmataria Paola Marchegiani, contro il progetto di sbarramento del fiume
- Anche il sindaco di Chieti, Francesco Ricci, insieme al sindaco di Pescara, scrive una lettera alla Regione per manifestare la sua preoccupazione.
-Il 25 giugno 2007 viene promulgata la legge 17 approvata dal Consiglio regionale che all'articolo 8 recita "Programmazione risorse idriche destinabili alla produzione di energia elettrica". Di fatto viene introdotta una moratoria di un anno per le nuove concessioni che comprende anche quelle già in itinere ma i cui lavori non siano ancora partiti.
-L'11 luglio 2007 viene pubblicata sul Bura la legge e dal giorno successivo entra in vigore anche la moratoria.





RILIEVI E STRANEZZE

Ed è proprio sulla coincidenza di date che gli ambientalisti pongono immediatamente l'attenzione facendo rilevare come proprio per il progetto della ditta Sidital tale moratoria non venga applicata.
«Infatti proprio il 25 giugno 2007 -lo stesso giorno della promulgazione della legge- la direzione regionale Parchi firma l'autorizzazione alla ditta per cominciare i lavori», ha spiegato Edwige Ricci, «come se non bastasse, l'11 luglio -il giorno della pubblicazione sul Bura- la ditta si precipita a mettere un po' di picchetti su alcune aree interessate per testimoniare di aver già aperto i cantieri. In questo modo ha creduto di non rientrare nella moratoria. Per questo siamo stati costretti a ricorrere al Tar, ricorso curato dall'avvocato Carlo Montanino».
Il ricorso al Tar si basa sostanzialmente su due argomentazioni che attengono l'iter di approvazione e l'intero procedimento.
Gli ambientalisti contestano l'assoluta incomprensione e inconsistenza delle motivazioni per le quali il progetto non è stato sottoposto a Valutazione di impatto ambientale (Via), pur se rientrante nell'obbligo di essa. Vengono poi contestate «svariate e gravi scorrettezze procedurali e decisionali nell'iter amministrativo» chiedendone la immediata sospensiva dell'autorizzazione o la discussione a breve nel merito.
Il prossimo 24 ottobre è stata fissata la prima udienza che deciderà sulla sospensiva.

UFFICI REGIONALI "DEVIATI"

Gli ambientalisti hanno poi sparato a zero sulla «assoluta mancanza di una visione di insieme sul problema dello sfruttamento delle risorse idriche», sulla «mancanza di interesse da parte della politica regionale che ha ignorato l'argomento fino alle prime denunce degli ambientalisti», e hanno attaccato anche quelle persone che si erano impegnate per approfondire il problema salvo poi lasciar correre (il riferimento è allo stesso assessore all'ambiente Franco Caramanico).
Le associazioni hanno poi giudicato «insopportabile» il fatto che «alcuni uffici amministrativi della Regione che costituiscono uno snodo fondamentale per il governo della cosa pubblica, si permettano comportamenti di totale disinvoltura e incapacità di gestione, di procedure, di contenuti portando avanti pratiche e prendendo decisioni nelle more di approvazione di una legge regionale».
In sostanza gli ambientalisti contestano la dicotomia tra la volontà politica espressa dal consiglio e quella invece dei fatti messa in pratica dai dirigenti regionali.
«Al di là delle responsabilità delle decisioni politiche, non possono i funzionari nascondersi dietro le spalle di nessuno ma devono rispondere al ruolo per il quale lavorano nell'amministrazione e cioè pensare sempre e comunque all'interesse pubblico».
Più diretto ed esplicito è stato Giovanni Damiani, il "fiumista" del gruppo, l'esperto e studioso, ex componente dei Verdi, che oltre a contestare i risvolti ambientali degli sbarramenti sul fiume («non c'è niente di peggio che sbarrare un fiume») ha detto che «l'apparato della Regione funziona male, blocca ogni progettualità innovativa delle imprese capaci di accompagnarci verso un futuro sostenibile, mandando avanti progetti discutibili».
Sull'operato degli uffici ha poi lapidario dichiarato: «la Regione fa semplicemente senso».

Sinistra Democratica di Spoltore si è mobilitata per sensibilizzare l'opinione pubblica che impedisca la perpetrazione di un «nuovo oltraggio nei confronti del territorio spoltorese».

19/10/2007 13.08