Si suicida nella casa di Francavilla il pentito Bruno Piccolo

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA AL MARE. Si è tolto la vita impiccandosi ieri pomeriggio nell’abitazione di Francavilla al mare il pentito Piccolo, 28 anni, che aveva fornito importanti elementi sul delitto di Franco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso il 16 ottobre 2005, esattamente due anni fa. Sotto controllo i tabulati telefonici, giallo su un biglietto ritrovato in casa.      

FRANCAVILLA AL MARE. Si è tolto la vita impiccandosi ieri pomeriggio nell'abitazione di Francavilla al mare il pentito Piccolo, 28 anni, che aveva fornito importanti elementi sul delitto di Franco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso il 16 ottobre 2005, esattamente due anni fa. Sotto controllo i tabulati telefonici, giallo su un biglietto ritrovato in casa.


 


 


 


La morte di Piccolo l'ha annunciata un servizio del telegiornale di Sky Tg 24 citando fonti della Direzione distrettuale antimafia.
Secondo le prime ricostruzioni della polizia potrebbero essere legate al tormentato rapporto con una donna le ragioni che hanno spinto l'uomo, teste chiave del processo Fortugno, a togliersi la vita.
Nell'abitazione di Francavilla a Mare in cui l'uomo viveva sotto protezione, gli inquirenti hanno infatti rinvenuto della corrispondenza da cui emergerebbe la difficile situazione sentimentale del collaboratore di giustizia. Secondo ambienti investigativi, il materiale ritrovato potrebbe aiutare a capire le ragioni del suicidio.
E oggi gli inquirenti fanno sapere che già a maggio Piccolo aveva tentato di togliersi la vita, senza però riuscirci.
Piccolo, arrestato nel marzo scorso assieme ad altri elementi del clan Cordì, aveva fornito elementi preziosi agli inquirenti, escludendo la pista politica quale movente dell'assassinio. Era stato già condannato a un anno e quattro mesi per alcuni reati minori legati anche all'ospitalità data ad alcuni membri della 'ndrangheta nel suo bar di Locri. Francesco Fortugno, vicepresidente della Regione Calabria, era stato freddato a colpi di pistola, il 16 ottobre 2005, esattamente due anni fa, all'uscita del seggio per le primarie dell'Unione di Locri. In occasione delle primarie per il Pd, svoltesi domenica, nello stesso seggio era impegnata come scrutatrice la figlia di Francesco Fortugno, Anna.

LA PROCURA DI REGGIO CALABRIA: «ERA UN PENTITO PRECISO E ATTENDIBILE»

Negli uffici della Procura Distrettuale antimafia di Reggio Calabria la notizia del suicidio di Bruno Piccolo ha destato «incredulità e stupore».
«Bruno Piccolo era preciso, analitico», dice di lui uno degli inquirenti che lo hanno ascoltato nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio Fortugno. «Di lui si può dire - prosegue l'investigatore - che era un vero pentito perché aveva coerentemente scelto di collaborare con la giustizia senza dubbi e tentennamenti. Tanto erano forti le sue convinzioni che non era stato mai messo in difficoltà né durante l'incidente probatorio né durante i vari contro esami a cui era stato sottoposto».
E sempre la Procura di Reggio Calabria in un comunicato a firma del Procuratore capo facente funzioni Francesco Scuderi afferma che «é costantemente in contatto con l'autorità giudiziaria competente territorialmente in relazione alle indagini in corso per fare piena luce sulla morte del collaboratore di giustizia Bruno Piccolo».
«Allo stato - prosegue il comunicato - nessun elemento oggettivo sembra legittimare ipotesi diverse da quella di un suicidio, messo in atto per motivi sui quali si sta cercando di condurre ogni opportuno accertamento».

AD INDAGARE SULLA MORTE LA PROCURA DI CHIETI

La competenza ad indagare sulla morte di Piccolo è della Procura della Repubblica di Chieti. I magistrati, avvisati da tempo, non si sbottonano: «ci saranno indagini di rito», si limitano ad affermare dal palazzo di giustizia dove non viene nè confermata nè smentita l'ipotesi del suicidio, anche se tutto lascerebbe ipotizzare quest'ultima ipotesi.

UN BIGLIETTO PER SPIEGARE IL GESTO?

Secondo le prime informazioni rilasciate dagli inquirenti Piccolo avrebbe lasciato nella sua casa uno scritto, «una sorta di epitaffio», in cui avrebbe chiarito le motivazioni del suo gesto.
Ma il fatto è stato poi smentito. Nessun messaggio, quindi, per spiegare i motivi, ma un foglio scritto ritrovato in un comodino su cui si starebbe indagando.
Al vaglio in queste ore anche i tabulati telefonici per conoscere i contatti che il collaboratore aveva avuto negli ultimissimi giorni ed in particolare relativamente ad un rapporto sentimentale definito burrascoso che l'uomo intratteneva con una donna abruzzese.
L'apporto che Piccolo aveva dato nel processo per l'omicidio di Franco Fortugno, secondo quanto hanno detto gli inquirenti, invece, era ormai esaurito.
Non dovrebbero quindi esserci «risvolti negativi» al processo in corso contro i presunti mandanti ed esecutori dell'omicidio di Francesco Fortugno. A dirlo è stato il vicecapo della Polizia vicario, Luigi De Sena, ex prefetto di Reggio Calabria, oggi a Locri per partecipare alle manifestazioni in occasione del secondo anniversario dell'omicidio di Fortugno.
Solo qualche giorno fa un ultimo interrogatorio, negli uffici della Direzione nazionale antimafia di Roma. Sui contenuti dell'interrogatorio però non é trapelata nessuna notizia.

CHI ERA BRUNO PICCOLO

Bruno Piccolo, 28 anni era insieme a Domenico Novella un affiliato alla cosca Cordì. Era stato arrestato il 21 giugno del 2006.
Il ragazzo lavorava al bar Arcobaleno di Locri , era un barista nel locale base del commando omicida. E fu proprio Bruno a tradire gli esecutori dell'omicidio. Dopo l'arresto venne rinchiuso nel carcere di Sulmona e lì il grande boss di Locri Vincenzo Cordì, riuscì ad inviargli un messaggio.
«L'importante in questi luoghi», scrisse il capo cosca, «è stare tranquilli, farsi la galera con onestà, parlare poco e solo quando è necessario, e sai come è, se c'è qualcuno che fa il furbo tu gli rispondi che non importa quanta galera faccio ma l'importante è uscire a testa alta e che la galera non ci impressiona». Piccolo invece cominciò a parlare con la polizia. «Non se la sentivano di sparare in mezzo alla folla», raccontò Piccolo agli inquirenti. «A fine mese, i killer si riunirono al mio bar. Si lamentavano, non riuscivano a intercettare Fortugno di sera mentre rientrava a casa»
Sempre Bruno raccontò: «E' Salvatore (Ritorto, ndr) che ha sparato. Era passato da me la sera prima e mi aveva detto: ci vediamo tra un po', tra un paio di giorni, quindici, venti giorni».

IL TRISTE PRECEDENTE

L'Abruzzo si scopre ancora una volta come meta preferita dallo Stato per il soggiorno sotto copertura dei collaboratori di giustizia. A febbraio del 2006 una giovane donna si suicidò, gettandosi dal balcone della casa in cui viveva con il fidanzato.
Era Elena Maniero
, figlia del boss Felice Maniero che aveva scelto l'Abruzzo, terra tranquilla, per rifarsi una vita e scrollarsi di dosso un passato scomodo.


16/10/2007 12.26

SI INDAGA IN OGNI DIREZIONE

Bruno Piccolo abitava da un anno nel piccolo condominio di Francavilla a due passi dal mare.
Sembrerebbe che nessuno si sia accorto del suicidio e gli inquilini lo hanno appreso solo dopo l'intervento, ieri sera, della polizia.
L'inchiesta è coordinata dal procuratore capo della Repubblica di Chieti, Ermanno Venanzi, che ha disposto l'autopsia sul corpo di Bruno Piccolo.
Dell'esame autoptico non sono stati resi noti né il luogo né l'ora, e potrebbe svolgersi nel pomeriggio. E' stato affidato all'anatomopatologo Cristian D'Ovidio, dell'Università di Chieti.
Per gli investigatori sembra acclarato che si tratta di un suicidio, però - hanno specificato - gli accertamenti vengono svolti in ogni direzione. Un'attenzione particolare viene riservata al foglietto trovato nell'abitazione di Piccolo, nel quale - secondo gli investigatori del posto - non verrebbero spiegati in modo chiaro i motivi del suo gesto.
Alla domanda se vi sia un nesso tra la fine della relazione sentimentale tra Piccolo e una donna abruzzese, gli investigatori si sono limitati a rispondere che «al momento si tratta di una vicenda normale accaduta a un personaggio particolare» e che «vengono seguite tutte le ipotesi e qualsiasi tipo di altra eventualità».

16/10/2007 17.43