Strage di orsi: «una storia annunciata»

Alessandro Biancardi

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L’INTERVENTO. ABRUZZO. Nelle ultime settimane è tornato alla ribalta il Parco d’Abruzzo. Ad irrompere prepotentemente nella cronaca è stato ancora una volta l’Orso bruno marsicano, ma questa volta con pessime notizie: diversi plantigradi assassinati, e con loro molti altri animali. ORSI MORTI: «E’ AVVELENAMENTO»
Una «strage annunciata», come la definisce il Comitato Parchi se è vero che, «come dicono tutti, il Parco ormai non è più quello d'una volta».
Il Gruppo Orso Italia sta conducendo una approfondita inchiesta sulla vicenda delle ultime settimane. Il suo fondatore e coordinatore professor Franco Tassi (ex direttore del Parco) oggi sta sviluppando una nuova analisi eco-sociologica dal titolo eloquente: “Quante menzogne nel nome dell'Orso”.
«In un Parco che rappresentava il faro della tutela più avanzata», sostiene Tassi, «si assiste oggi soltanto a pianti, lamentazioni, invettive, lutti e fiaccolate. Ma i personaggi coinvolti non restano inerti: ed ecco la sfilata di mezzibusti televisivi, passerelle mediatiche e solenni dichiarazioni». E Tassi ricorda la vicenda del settembre 2003, quando «una povera orsa venne trovata avvelenata con il suo cucciolo nel Settore Laziale del Parco, le indagini dei Forestali furono serrate ed efficaci, portando alla scoperta di un imprenditore della zona che deteneva un contenitore di carbammato. Fu avviato un procedimento, è vero: ma a distanza di anni qualcuno ne ha più sentito parlare?»
Ma per capire le vere cause «del disastro» e individuarne i responsabili, secondo Tassi, «occorre calarsi un poco nell'atmosfera pesante, nebulosa e reticente che aleggia da qualche tempo nel Parco».
«Lo “smalto” che un giorno lo faceva brillare non c'è più, l'effetto Parco che attirava il miglior ecoturismo internazionale si è dissolto, né sembra percepirsi alcun segno di avvenire migliore… Questi fatti drammatici dell'autunno 2007 verranno ricordati come uno dei momenti peggiori di un'Istituzione, che pure ha vissuto in poco meno d'un secolo di vita non lievi traversìe. Da circa un lustro si è trovata immersa in una alchimia di negatività, a cui nessuno pare capace di porre rimedio».
«E' infatti lamentela generale», continua il rappresentante del Comitato Parchi, «che nel Parco dilaghino abusi d'ogni genere, edilizia e bracconaggio, tagli boschivi e discariche, fuoristrada e motocross. La sorveglianza è ai minimi termini: niente più servizi notturni e a sorpresa, niente pernottamenti nei rifugi d'alta quota... L'invasione di bestiame domestico non viene contenuta: e non riguarda pochi pastori locali (quelli con cui una volta il Parco aveva stabilito speciali relazioni, come a Passo Godi ), ma piuttosto torme di “vacche sacre” di provenienza esterna, di allevatori nomadi e sfruttatori, spesso non privi di forti appoggi politici».
Un vero e proprio «sfacelo organizzativo» con «dieci dozzine di lavoratori spesso male impiegati, niente più Campagna Alimentare per la fauna né Operazione Arma Bianca per fornire cani da guardia idonei alle greggi di pecore, Indennizzi per i danni degli animali selvatici scarsi e tardivi (si parla di avanzi di amministrazione nei fondi a ciò destinati per 1.250.000 Euro! ). Centri Visita chiusi o abbandonati, aree faunistiche in deprecabili condizioni, nessuna innovazione nelle strategie di comunicazione e coinvolgimento… E pensare che per oltre un trentennio questo Parco da tutti imitato era stato considerato il miglior punto d'ispirazione e di riferimento… »

QUANTI SONO GLI ORSI MORTI?

Chi sa davvero quanti orsi marsicani sono stati uccisi nell'ultimo lustro? «Il 1° maggio 2004», ricorda Tassi, «su un giornale locale, la direzione del Parco confessava trattarsi, dal 2002 in poi, di almeno 16 individui: ma il Gruppo Orso Italia riteneva già che fossero almeno una ventina. Altre 7 vittime sono state riconosciute nelle ultime settimane, ma un'analisi obiettiva della situazione porterebbe a stimare almeno una trentina di orsi perduti nel periodo 2002-2007. Sarebbe molto interessante raffrontare queste perdite con quelle del precedente quinquennio 1997-2001 (e non con il mezzo secolo precedente, come qualcuno, con facile ma inquietante manipolazione delle cifre e dei dati, tenta di fare), rendendo i risultati di pubblico dominio. Potrebbero forse venirne fuori molte sorprese…»
15/10/2007 9.02