Pescara perde definitivamente il reparto mobile di polizia

Alessandro Biancardi

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Pescara perde definitivamente il reparto mobile di polizia
PESCARA. A giugno era solo una bozza, adesso è un decreto. Cosa fatta, decisa, non si può tornare indietro. Senigallia avrà il reparto di Polizia mobile e per Pescara ogni speranza è ormai da riporre nel cassetto.


Da sempre i sindacati di polizia chiedevano il reparto mobile nella provincia abruzzese per l'incremento di uomini che questo avrebbe portato oltre le ricadute sull'ordine pubblico ed i maggiori controlli. Dopo il primo allarme lanciato da PrimaDaNoi.it , quando mancava ancora la firma ufficiale, il Comune di Pescara si era ripromesso di vederci chiaro (con un vertice con Marco Minniti, vice Ministro dell'Interno, e di Antonio Manganelli, attualmente Comandante Vicario della Polizia di Stato). Il sindaco di Pescara negli scorsi mesi aveva parlato dell'istituzione di quel reparto come «una evidente priorità per la città» e aveva tentato disperatamente di recuperare dei fondi e confidava ampiamente nell'interessamento della situazione anche dei parlamentari abruzzesi.

Ma niente. Ormai il decreto è stato firmato dal capo della polizia Manganelli e i sindacati locali di polizia devono farsene una ragione.
Altri reparti mobili si trovano già a Roma, Padova, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Catania, Palermo, Reggio Calabria, Cagliari.
Tanta l'amarezza anche per oltre duecento poliziotti abruzzesi che avevano intravisto in questa opportunità l'occasione per avvicinarsi a
casa: «uno speciale grazie a tutti i politici pescaresi di governo e di opposizione», dicono gli agenti con sarcasmo, «per aver negato una "casa" a 250 famiglie che avrebbero avuto la possibilità di rientrare a Pescara e stare vicino alle loro famiglie. Ma nessuno è stato capace di fornire uno stabile anche vecchio per l'apertura del reparto di polizia».


12/10/2007 9.58