Lafarge:«Il cementificio di Pescara rispetta l’ambiente e la salute»

Alessandro Biancardi

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Lafarge:«Il cementificio di Pescara rispetta l’ambiente e la salute»
PESCARA. Dopo lo scandalo dell’acqua ci sarebbe stato quello dell’aria. Era quello che aveva detto il deputato Carlo Costantini qualche giorno fa parlando di presunti problemi di inquinamento dell’aria dovuti a smog, traffico e soprattutto al cementificio. Oggi la replica della direzione che assicura:«abbiamo tutte le autorizzazioni e non ci sono pericoli di sorta. Investiamo moltissimo per tutelare l'ambiente». COSTANTINI (IDV):«IL PROBLEMA NON E' L'AZIENDA MA CHI HA AUTORIZZATO LA COMBUSTIONE DI RIFIUTI».
«Lo stabilimento di produzione di cemento di Pescara, con circa 95 dipendenti ed un indotto di circa 700 persone, è in possesso dell'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla Regione Abruzzo il 04/08/2006 e svolge la propria attività nel pieno rispetto di tutte le prescrizioni e limiti di legge».
Così la direzione pescarese de Lafarge Adriasebina Srl che ricorda anche come le «emissioni dello stabilimento di Pescara sono periodicamente controllate dalle autorità preposte (Arta, Guardia Forestale…) le quali verificano le concentrazioni delle emissioni ai camini, la taratura e le calibrazioni degli analizzatori in continuo ed i certificati di analisi».
L'Azienda invece è tenuta a registrare e monitorare le proprie emissioni al camino del forno per mezzo di analizzatori a ciclo continuo, 24 ore su 24, periodicamente ed accuratamente sottoposti a verifiche, controlli e tarature da parte degli organi di controllo.
A questi controlli si aggiungono le analisi effettuate da laboratori esterni certificati.
Lo stabilimento di Pescara da oltre 50 anni produce cemento e leganti idraulici per la commercializzazione nel centro-sud Italia.
Inoltre, in coerenza con gli impegni assunti dal Gruppo Lafarge a livello mondiale per lo sviluppo sostenibile e responsabile, lo stabilimento recupera materia ed energia da materiali alternativi fin dal 1992.
«Precisamente l'utilizzo di combustibili alternativi nell'alto forno», spiega la direzione, «tecnica nota ed indicata dalla Comunità Europea quale Migliore Tecnica Disponibile, obbliga Lafarge al rispetto di limiti di emissione notevolmente inferiori di quelli imposti ad una cementeria che fa uso esclusivamente di combustibili convenzionali. Ad esempio per gli ossidi di azoto il limite per una cementeria che utilizza i combustibili alternativi è di 800 mg/Nmc contro un limite da 1800 a 3000 mg/Nmc per una cementeria che utilizza combustibile convenzionale».
Per questa serie di ragioni spiaga ancora la multinazionale «l'azienda non può essere paragonata ad un inceneritore in quanto i due sistemi sono profondamente differenti: scopo di un inceneritore è quello di bruciare i rifiuti a temperature di circa 850°C; finalità del cementificio è quello di produrre cemento di qualità per mezzo della cottura delle materie prime, argilla e calcare, ad una temperatura elevata che raggiunge circa 1800°C. Investiamo importi consistenti per il costante miglioramento delle proprie strutture e per la massima garanzia della salute dei cittadini e dei suoi dipendenti. Nel solo stabilimento di Pescara, tra gli investimenti più importanti in termini di monitoraggio e salvaguardia dell'ambiente, è stato realizzato negli ultimi 18 mesi, uno studio sulla ricaduta delle polveri che dimostra che in ogni condizione e direzione di vento, le concentrazioni rilevate al suolo sono ampiamente entro i limiti di legge posti a tutela della salute (anche 25 volte inferiori ai limiti), l'installazione, sul camino del forno, di un moderno sistema di abbattimento degli ossidi di azoto con un investimento di 650.000 euro nonché, la messa in funzione del nuovo filtro a maniche, all'inizio del mese scorso (investimento di circa 4.2 milioni €), permette al nostro cementificio una ulteriore riduzione delle emissioni del 33% rispetto ai limiti imposti dalla normativa Europea».

03/10/2007 11.03

COSTANTINI (IDV):«IL PROBLEMA NON E' L'AZIENDA MA CHI HA AUTORIZZATO LA COMBUSTIONE DI RIFIUTI».

«Il problema non nasce dall'azienda Lafarge, sulla cui serietà imprenditoriale nessuno vuole dubitare. Il problema è nelle Amministrazioni pubbliche locali che – in controtendenza rispetto alle norme di prudenza e di cautela adottate in tutto l'occidente, che consentono la combustione di rifiuti solo a chilometri di distanza dai centri abitati – hanno consentito la realizzazione di tali attività nel perimetro urbano di una città di quasi 150.000 abitanti».
Risponde così oggi il deputato (Idv) Costantini che ha aggiunto,«il fatto, poi, che l'azienda produca cemento non consente di escludere che nella sostanza si tratti di un inceneritore, tenuto conto che, proprio come avviene per gli inceneritori, vengono bruciati nei forni pneumatici, carbon koche, olii esausti, CDR, etc».
Quanto, invece, ai parametri riferiti agli ossidi di azoto, l'azienda, sempre secondo Costantini, dovrebbe spiegare meglio alle popolazioni interessate le ragioni dei continui sversamenti di enormi quantità di ammoniaca che «mi riferiscono debba essere utilizzata proprio per contenere il continuo superamento dei limiti delle emissioni degli ossidi di azoto».
«Il paradosso è che la Regione, mentre autorizzava l'attività dell'inceneritore, probabilmente neppure sapeva che la propria agenzia di tutela dell'ambiente non ha neppure le attrezzature per operare controlli e rilevazioni sulle polveri sottili più pericolose (quelle da 2,5 micron) e sulla diossina».

03/10/2007 13.48