Taccone si incatena davanti al Tribunale: «sono innocente»

Alessandro Biancardi

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Taccone si incatena davanti al Tribunale: «sono innocente»
AVEZZANO. L'ex ciclista Vito Taccone, detto il Camoscio d'Abruzzo, si è incatenato davanti alla sede del Tribunale di Avezzano per richiamare l'attenzione delle autorità sulla vicenda che riguarda il suo arresto nell'ambito di un'operazione in materia di contraffazioni.
«Sono convinto della mia innocenza - ha detto oggi nel corso della protesta - ed estraneo alle accuse che mi sono state rivolte. Chiedo un processo rapido per dimostrare la mia innocenza».
Taccone, era stato arrestato il 14 giugno scorso in Abruzzo con altre dieci persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al commercio di capi di abbigliamento e accessori con marchi contraffatti o provenienti da furti. L'ex campione sostiene di aver ricevuto notevoli danni economici e di immagine, tramite i suoi legali ha già avanzato formale richiesta per ottenere il processo.
Secondo la magistratura l'organizzazione sgominata sarebbe anche responsabile di truffe a fornitori di merce di abbigliamento, di provenienza lecita, ma pagati con assegni scoperti.
Non è la prima volta, dopo il suo arresto, che Taccone chiede una giustizia rapida che lo scagioni in fretta. Ad inizio estate nel corso di una conferenza stampa aveva chiesto ai giudici
«non fatemi fare la fine di Enzo Tortora» .
L'ultimo periodo non è stato facile e Taccone non lo nasconde: «Ho vissuto un'esperienza che mi ha segnato e che mi ha tolto qualche anno di vita. Una esperienza che non auguro neppure al mio peggiore nemico».
Ma la giustizia italiana ha i suoi tempi e il campione abruzzese non può che urlare la sua innocenza in attesa che un giudice decida e metta la parola fine.


02/10/2007 12.52


 




(foto: Antonio Oddi)