Bazzanini:«Il centro oli non è una raffineria: è compatibile con l’agricoltura»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1043

ORTONA. «Quello del Centro Oli è un discorso vitale: se non si fa anche il deposito costiero è probabile che sarà smantellato e le attività dell’Eni trasferite altrove. CENTRO OLI: DATI, NUMERI, PROGETTO E CONFLITTO DI INTERESSI
Se invece si darà seguito, lo sviluppo sarà molteplice sia per l'indotto, in termini di posti di lavoro, sia per il porto che per la città intera». Sintetizza così la spinosa questione dell'investimento dell'Eni Sergio Bazzanini, responsabile di Iniziative Industriali e presidente del consorzio di imprese ortonesi (Cia).
Il raggruppamento di imprese si candida a ricevere una buona fetta di appalti derivanti dal centro oli.
Intanto, la città attende le 18 di questo pomeriggio quando nell'istituto nautico di Ortona si terrà il consiglio provinciale che potrebbe dire una parola in più sull'investimento, anche se nella passata legislatura fu dato l'assenso al progetto della multinazionale del petrolio. Oggi però il clima è diverso e anche il colore politico (centrosinistra) è diverso…
E' prevista alle 17 anche una manifestazione dei sindacati che hanno deciso di sfilare per le vie della città per esporre le loro ragioni.
Giovedì invece alle 10 è stato convocato il consiglio comunale in seconda convocazione rimandato più volte che dovrà decidere sulla variante urbanistica al Prg che consentirà l'insediamento produttivo e approvare la convenzione con l'Eni.
Nonostante i giorni e le riflessioni, la giunta Fratino non sembra essere riuscita a partorire una nuova convenzione, seppure quella che arriverà in consiglio è stata lievemente emendata.
Il problema centrale è sempre l'ammontare delle opere compensative e delle royailties.
Se per le prime molto conta il potere contrattuale della singola amministrazione comunale, per le seconde invece tutto è scritto nella legge.
La minoranza in consiglio comunale proporrà comunque l'approvazione di una propria convenzione che rivede notevolmente in aumento l'importo dei lavori compensativi da fare a carico dell'Eni.
Al momento però la stima delle entrate comunali da parte dell'Eni è di circa 3 milioni per lavori e altrettanti in royalties per i 18 anni di sfruttamento dei pozzi.

Una voce a favore è quella del mondo lavorativo del settore petrolifero, settore molto forte nel comprensorio per la presenza da oltre 20 anni dell'Eni.
Sergio Bazzanini ripercorre in sintesi tutti i punti nevralgici dell'argomento che sta tenendo banco ad Ortona e che ha portato numerose persone a sfilare e protestare per le strade.

«La prima cosa da chiarire è che l'Eni non è una piccola azienda e quando si muove sa perfettamente quello che fa», sostiene Bazzanini, «dunque, se non è perfettamente in regola e se tutto non fosse studiato meticolosamente sarebbe facile ostacolarla. La questione ambientale non ha ragione di esistere perché il centro oli non è affatto incompatibile con la natura e l'agricoltura circostante».
Il presidente del consorzio chiarisce a PrimaDaNoi.it che «il centro oli non è una raffineria. Ad Ortona si lavoreranno in maniera sommaria e preliminare l'olio ed i gas che saranno estratti dai pozzi poi saranno convogliati nelle condotte in parte già esistenti e dirottati al deposito costiero. La raffineria, invece, è il luogo dove confluisce l'olio lavorato per la seconda fase di trattamento dal quale saranno estratti i diversi carburanti e tutti i derivati come plastica e gomme».
Dunque non una raffineria con molti camini ma un «centro di stoccaggio e di prima lavorazione con un solo camino».

Ma non crede che tutta la questione è stata affrontata in modo molto particolare?
«Secondo me c'è stata molta disinformazione e molte delle notizie si dovevano dare meglio e prima. Bisognava parlare e spiegare meglio alla gente la reale portata del progetto. Sinceramente poi non capisco tutto questo clamore. Lo sa lei che a Santa Maria in Baro c'è una raffineria da oltre 20 anni. Pare che nessuno se ne sia accorto…»
E poi ci saranno le ricadute occupazionali...
«Nella prima fase ci saranno parecchie persone che saranno chiamate a lavorare per la costruzione dell'impianto e saranno tutti locali», spiega Bazzanini, «prevediamo di assumere a tempo indeterminato almeno 30 persone ma poi ci saranno le manutenzioni da fare ed il monitoraggio del ciclo produttivo che sarà molto impegnativo. Noi crediamo alla professionalità e con questa occasione miriamo a creare una vera e propria “università del lavoro” specifico del settore petrolifero. Significa potenziare l'indotto e farci conoscere sempre di più all'estero per la nostra bravura».

A proposito di imprese che partecipano al consorzio, non pensa che il conflitto di interessi del sindaco abbia contribuito non poco ad avvelenare il clima, se si considera la quasi totale reticenza a parlare e a fornire dati e spiegazioni (con documenti e non chiacchiere)?
«Allora, la prima cosa da chiarire è che il nostro consorzio non ha avuto alcun affidamento dall'Eni. La multinazionale effettuerà delle regolari gare alle quali noi parteciperemo. Abbiamo una fondata speranza di vincere queste gare per il fatto che siamo tante aziende molto specializzate ma soprattutto perché siamo in loco e dunque possiamo abbattere i costi molto di più dei concorrenti che vengono da fuori».

E il conflitto di interessi del sindaco?
«Credo che sia una stupidata. Certo se ne doveva parlare e dirlo prima con tranquillità… Pur ammettendo che si acquisisca il lavoro l'azienda di Fratino che è specializzata in sollevamento avrà solo una piccolissima parte, commesse e guadagni marginalissimi. Saranno altre le aziende che avranno la fetta più grossa. L'azienda del sindaco non sopravvive certo con questi lavori…»

E poi ci sono aziende molto piccole come la Selco con 10 dipendenti che spera di crescere e svilupparsi e di fare strada al pari dei grandi colossi.
Ed il consorzio è “aperto” a tutte le altre aziende del settore per poter divenire sempre più competitivo...
Cosa può dirci dell'escavazione di nuovi pozzi nella zona di cui si sente parlare?
«E' normale che la strategia dell'Eni è quella di assicurarsi una riserva che sia la più ampia da sfruttare e che duri il più a lungo. In questa ottica saranno scavati altri pozzi…»

Per chiudere come pensa che finirà?
«Inizia ad avere molti dubbi sul fatto che si faccia. In questo caso avremo perso una grande opportunità di sviluppo».

a.b. 02/10/2007 12.44