Le associazioni venatorie pescaresi contro la Provincia dell’Aquila

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Contestato il regolamento sulla caccia al cinghiale:«Penalizza e mette a rischio i nostri cacciatori». Anche l’amministrazione provinciale di Pescara sceglie le vie legali per far annullare la normativa. L’ASSESSORE DI PAOLO: «STOP ALLA CACCIA NELLE ZONE COLPITE DAGLI INCENDI»
Il 28 settembre scorso, a pochi giorni dall'apertura della stagione venatoria 2007/2008, le associazioni venatorie della provincia di Pescara hanno presentato ricorso presso il Tar dell'Aquila contro il nuovo regolamento per la caccia al cinghiale in battuta che la Provincia dell'Aquila sta applicando negli Atc (Ambiti territoriali di caccia) del proprio comprensorio.
Il provvedimento impedisce di fatto a centinaia di cacciatori delle altre province di accedere all'interno dei confini aquilani per praticare l'attività venatoria, per questo l'Anuu, associazione dei migratoristi italiani per la conservazione dell'ambiente naturale, Enal Caccia, Italcaccia, Arci Caccia, Federcaccia e Libera Caccia ne chiedono l'immediata sospensiva.
Con grande senso di responsabilità, accantonando divergenze e incomprensioni emerse in passato, i presidenti e i legali rappresentanti di tutte e sei le associazioni venatorie del Pescarese si sono così uniti per esternare la propria delusione di fronte all'applicazione di un regolamento che non fa certo onore al proverbiale senso di ospitalità del popolo abruzzese.
I più danneggiati da qeulla che viene definita «sciagurata decisione della Provincia dell'Aquila» sono i cacciatori della provincia di Pescara che, stretti nella morsa di due Parchi nazionali, della Majella e del Gran Sasso-Laga, quindi senza zone di montagna aperte all'attività venatoria, «da oltre un decennio scelgono a centinaia di cacciare negli Atc aquilani, spinti da una scarsa pressione venatoria e da un territorio di montagna particolarmente idoneo alla pratica dell'attività».
Nel ricorso le associazioni venatorie pescaresi contestano del nuovo regolamento in particolare l'articolo 5, che stabilisce i criteri di assegnazione delle zone di caccia alle squadre di cacciatori, prevedendo sei requisiti collegati alla residenza anagrafica all'interno della provincia dell'Aquila: stando a quanto disposto nel testo dell'articolo, i cacciatori delle altre province posseggono solo il quinto requisito, pertanto sono e saranno esclusi anche in futuro dall'assegnazione.
«Questo», spiegano le associazioni,«oltre a non garantire un sereno svolgimento della stagione venatoria, potrebbe anche pregiudicare l'incolumità dei cacciatori pescaresi che, non potendo accedere al territorio aquilano, si riverseranno nelle poche zone di alta collina presenti nel Pescarese, aumentando notevolmente il rischio di incidenti, che era sceso negli ultimi anni proprio grazie alla possibilità di cacciare anche negli Atc aquilani».
In attesa che il Tar dell'Aquila si pronunci sul ricorso, le associazioni venatorie pescaresi sollecitano la Regione Abruzzo ad emanare, di concerto con gli enti e le altre associazioni interessati, un regolamento per la caccia al cinghiale che, con democrazia e buon senso, consenta a tutti i cacciatori di praticare, nella propria regione, l'attività venatoria preferita.
In questa vicenda, all'iniziativa giudiziaria delle associazioni venatorie si affianca quella dall'amministrazione provinciale di Pescara che, dopo ripetute sollecitazioni verbali e scritte, anche a mezzo stampa, rivolte ai vertici dell'ente aquilano e alle autorità competenti per il ritiro del regolamento per il prelievo venatorio del cinghiale varato nel maggio scorso, ha presentato analogo ricorso, con motivazioni affini, dimostrando grande sensibilità per le problematiche della categoria.

01/10/2007

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L'ASSESSORE DI PAOLO: «STOP ALLA CACCIA NELLE ZONE COLPITE DAGLI INCENDI»


«Come assessore all'Ambiente della Provincia di Pescara, il cui comprensorio è stato uno dei più colpiti in Abruzzo dagli incendi di quest'estate», ha spiegato oggi Di Paolo, «non posso che appoggiare l'appello lanciato dalla Lav e da altre associazioni animaliste per chiedere agli enti locali di sospendere, limitare o vietare, secondo la gravità della situazione, la caccia nelle aree devastate dal fuoco, come prevede la legge-quadro del 2000 in materia di incendi boschivi, e di estendere tali provvedimenti anche alle zone limitrofe».
All'inizio di settembre, al termine di un vertice tenuto a Roma con i rappresentanti delle Regioni e il capo della Protezione civile Bertolaso, anche il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha invitato gli amministratori ad adottare queste misure eccezionali, finalizzate ad evitare un ulteriore stress alla fauna selvatica, già duramente provata dai roghi e dalla siccità che si è verificata nell'ultima stagione estiva, e a consentire il ripristino dell'equilibrio negli ecosistemi delle zone bruciate.
«Nella nostra regione», aggiunge Di Paolo, «l'unica Provincia che fino ad oggi si è dimostrata sensibile al problema, apportando un'apposita integrazione al proprio calendario venatorio, è quella dell'Aquila. Mi auguro che anche l'ente nel quale governo, dopo le opportune valutazioni, predisponga un atto analogo, dimostrando lo stesso senso di responsabilità nei confronti della preziosa biodiversità del nostro territorio».
01/10/2007 14.13