Centro oli tra polemiche, paure, inquinamento e royalties

Alessandro Biancardi

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Centro oli tra polemiche, paure, inquinamento e royalties
ORTONA. Mentre il fronte del No si allarga, seppur di poco qualche ombra si dirada ed aumentano le informazioni sul progetto dell'Eni ad Ortona. Come previsto non ha creato "reazioni pubbliche" ma solo mal di pancia “privati” in qualche stanza del potere la pubblicazione dell'articolo di PrimaDaNoi.it nel quale si evidenziavano i dettagli del conflitto di interessi del sindaco Nicola Fratino, una notizia di dominio pubblico di cui tutti sapevano ma che nessuno ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente.  IL CONFLITTO DI INTERESSI DEL SINDACO AUTORIZZAZIONI IN 20 GIORNI
Il percorso si fa leggermente in salita per il colosso a sei zampe dopo che il consiglio regionale ha votato una risoluzione che potrebbe apparire contraria ma che dovrà in qualche modo trovare applicazione in una più ampia concertazione.
Nelle scorse settimane si erano detti contrari anche i comuni di Tollo, San Giovanni Teatino, Miglianico.
L'assessore regionale all'Agricoltura Marco Verticelli in una lettera aveva ribadito la sua contrarietà ad un investimento tanto invasivo da compromettere gli sforzi fatti finora per l'agricoltura e vanificare i diversi progetti di marketing territoriali basati sui prodotti tipici.
Una petizione con un migliaio di firme di cittadini delle contrade interessate dal progetto Eni hanno fatto pervenire la loro voce al sindaco minacciando di passare ai comuni limitrofi e di voler abbandonare quello di Ortona.
L'assessore Franco Caramanico ha ribadito ancora una volta la sua contrarietà.
Peccato che però gli enti intervenuti nelle due conferenze di servizio abbiano dato tutti pareri positivi.
Così come la Provincia (ma quella guidata dal centrodestra di Febbo) che in consiglio diede il suo avallo al progetto.
Oggi invece quella guidata dal centrosinistra di Tommaso Coletti per potersi riunire in città si è vista costretta a riparare all'istituto nautico (la sala consiliare del comune è stata negata dal presidente del consiglio comunale Remo Di Martino).
Così l'assise si riunirà il prossimo 2 ottobre per discutere e «provare a fare chiarezza».
Qualcosa, dunque, dopo la manifestazione è successo anche se l'amministrazione comunale non sembra essersene accorta e la maggioranza di centrodestra continua a minimizzare su tutta la linea operando il più classico del muro contro muro.
I prossimi passi sono allora il consiglio provinciale di Chieti e quello comunale. Anche se a questo punto potrebbero esserci iniziative da parte della Regione.
Al momento però basterà l'approvazione della variante al piano regolatore e il progetto non avrà più ostacoli.

NICOLA FRATINO: LE SUE RAGIONI A RETE 8

Questa mattina di buon' ora il primo cittadino è intervenuto telefonicamente all'emittente regionale in un lungo intervento. Fratino ha parlato di «clima incandescente», di «pericolo» e di «tensioni che stanno salendo fin troppo». Ha però minimizzato quanto scritto oggi da un quotidiano locale circa presunte minacce ricevute ed ha chiarito che si è trattato di «cretinotti che hanno fatto scampanellate», probabilmente disturbando la quiete notturna, chiarendo invece che le persone del comitato che sono contrarie sono «persone rispettabilissime».
Fratino ha posto l'accento sulla procedura burocratica che è stata avviata nel 2001 e che «ha avuto tutte le autorizzazioni degli enti interessati, compresi Regione e Provincia. Se poi qualcuno ci ha ripensato sono padroni di farlo».
Fratino ha poi criticato un servizio mandato in onda dalla rete televisiva che definiva il centro oli «immenso».
«Se si continua ad enfatizzare in questo modo si perdono i contorni reali…», ha spiegato Fratino che ha ribadito più volte il concetto.
Il sindaco ha anche chiaramente detto che non vi è alcun legame tra Eni e vino e che «mai ci sogneremmo di autorizzare un impianto inquinante».
Si è poi parlato di interessi.
«Ci sono moltissimi interessi da tutelare», ha spiegato Fratino, «quelli degli agricoltori, dei proprietari di immobili, della città, degli imprenditori e dell'indotto di industrie che lavorano per l'Eni, della cittadinanza tutta… è una questione che è diventata di dimensioni enorme».
Poi ancora un accenno alle tensioni e al clima:«sarebbe meglio non continuare a buttare benzina sul fuoco…».
Nessuna domanda sul conflitto di interessi dello stesso Fratino che è a tutti gli effetti presente nel consorzio di imprese che riceverà gli appalti per la costruzione del centro oli.



IL PROGETTO, LE CONDOTTE, L'OLEODOTTO


Intanto, aggiungiamo qualche dettaglio in più sull'investimento che molti reputano superiori a 500.000 € e che mira allo sfruttamento delle coltivazioni di giacimenti petroliferi e di olio dei due pozzi di Miglianico. Mentre il terzo, quello denominato Granciaro, servirà per l'immissione nel sottosuolo di acqua di riempimento.
Proprio per la particolarità della lavorazione sono previste diverse opere da realizzare oltre quella del nucleo centrale che si estende su un'area di 117.430 metri quadrati.
Una serie di impianti provvederà alla lavorazione di greggio e gas mentre una rete articolata di acqua potabile sarà utilizzata in caso di incendi e soprattutto per reiniettarla nel pozzo di riempimento.
Il progetto prevede condutture di collegamento dai tre pozzi verso il centro oli dal quale poi partirà un altro oleodotto (di 6,4
chilometri) che trasporterà il greggio lavorato fino al deposito costiero nei pressi del porto. Pronto per essere imbarcato in comuni petroliere.
Un vasto deposito di greggio è previsto anche all'interno della centrale.
Gli esperti prevedono un ingentissimo utilizzo di acqua potabile e questo è uno dei punti ancora da chiarire.
Nella relazione presentata dall'Eni si dice chiaramente che l'acqua sarà prelevata «dall'acquedotto pubblico» e che nello stesso tempo «una buona parte sarà reiniettata nel pozzo, mentre le acque di scarico finiranno nel ruscello denominato Ghiomera».
Una apposita unità denominata «sistema acqua demineralizzata» ha lo scopo di «produrre, cumulare e trasferire l'acqua richiesta dalle utenze della centrale a partire dalla distribuzione di acqua potabile dell'acquedotto».


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LE EMISSIONI IN ATMOSFERA


A raccogliere e smaltire gli scarichi della lavorazione pensano apposite "fiaccole" e gli scarichi del gas.
Sarà costruita una torcia per gli scarichi di emergenza ad alta pressione, un'altra torcia per gli scarichi del termocombustore in caso di fuori servizio di quest'ultimo che, invece, assolverà normalmente la combustione di gas a bassa pressione.
Le torce rimarranno sempre accese e garantiranno un «irraggiamento contenuto alla recinzione dell'area» e sono di «tipo smokeless» che «assicura un'efficienza di combustione misurata al 99%».
Il che significa che, secondo l'Eni, il gas e i residui liberati in atmosfera sarebbero davvero molto contenuti.
Impianti simili smaltimento e sicurezza sono previsti anche in ognuno dei pozzi.
Tuttavia la stessa relazione dell'Eni ammette che «la costruzione dell'impianto comporterà la creazione di nuove emissioni in atmosfera derivante dalle sorgenti di emissioni continue, di sorgenti poco significative e di sorgenti di emissioni di emergenza».


LE MISURE DI SICUREZZA


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Il progetto della centrale tuttavia è elaborato per «contenere al massimo le emissioni» con «controlli continui informatizzati» di tutti i processi lavorativi e di ogni singolo impianto.
Sono previste valvole e sicurezze automatiche che si azionano in caso di pericolo improvviso e chiudono il flusso dei liquidi infiammabili.
Secondo i progettisti la centrale di trattamento «è la più sicura e all'avanguardia» anche se nessuno può indicare impianti simili nei quali non sia mai capitato nemmeno un incidente grave o meno grave.
Nonostante le precauzioni sono comunque molti gli effetti procurati sull'ambiente e ben visibili specie in quei territori dove gli impianti simili sono attivi da molto più tempo.
Non sono mancate anche azioni giudiziarie e sentenze ormai definitive di maxi risarcimento danni a persone riconosciute danneggiate in maniera grave e permanente dalla presenza di centrali petrolifere.
«L'impatto sulla qualità dell'aria, sia in termini di protezione della salute che di protezione della vegetazione», si legge nella relazione dell'Eni, «risulta abbondantemente inferiore ai limiti ed assolutamente trascurabile entro un raggio di poche centinaia di metri».
Analogamente l'adozione di «tutte le migliori tecnologie disponibili per la sicurezza fanno sì che la frequenza degli incidenti tali da provocare degli effetti non trascurabili nei pressi del perimetro della centrale sia tale da poter considerare tali condizioni non ragionevolmente credibili».
Tradotto significa che un incidente viene giudicato molto ma molto raro.


L'ACCORDO ENI-COMUNE DI ORTONA


Particolarmente significativa è la convenzione che regola i rapporti tra la multinazionale ed il Comune di Ortona. Il documento dovrà essere approvato dal consiglio comunale nella prossima seduta.
Nella bozza predisposta si condiziona l'efficacia della stessa al rilascio del permesso di costruire il centro oli, dunque alla variante al Prg.
Le opere di urbanizzazione relative alla viabilità «dovranno essere ultimate entro il termine massimo di 60 mesi dalla data di inizio dei lavori».
Termine che vale anche per tutte le altre opere descritte nel documento.
Ma quali sono queste opere che l'Eni dovrà costruire?


STRADE, FOGNE E OPERE PORTUALI A CARICO DELL'ENI


Si tratta di una serie di strade comunali, attualmente piccole, poco più che tratturi di collegamento tra le varie frazioni di Arielli, Feudo, Mulino, arterie che dovranno essere rese transitabili ai grossi mezzi di trasporto.
Particolarmente interessante è l'articolo 6 intitolato "misure di compensazione" che rifacendosi alla famosa legge Marzano individua negli articoli della legge una serie di meccanismi risarcitori sia in termini di opere che in termine direttamente monetari.
Così l'Eni si impegnerà a realizzare a proprie spese un tratto di fognatura all'altezza dell'innesto della strada provinciale "I Perlusi", e poi un altro nei pressi del Mulino, oltre a un impianto di trattamento reflui ubicato nei pressi del torrente Arielli.
Il costo delle opere è stato quantificato in € 325.552 attraverso una perizia giurata.
Ancora, l'Eni si impegna a costruire per un importo non superiore a € 2.280.000 un'altra serie di opere che avranno ad oggetto immobili comunali a servizio della comunità locale (dunque ristrutturazioni per esempio di scuole).
Sono previste opere marittime aggiuntive nell'area portuale come attracchi e ristrutturazioni funzionali per le future operazioni di attracco delle petroliere.
E poi qua e là manto di asfalto per alcune strade della periferia nord del Comune.
L'opposizione di centrosinistra contesta in realtà tutte queste opere sostenendo che «sono funzionali unicamente al lavoro e all'investimento della multinazionale del petrolio e molto meno invece all'interesse pubblico della città».
Tutto ovviamente è condizionato alla messa in produzione della centrale. Non appena fuoriuscirà petrolio la città avrà diritto alle opere accessorie.


ROYALTIES CASH


Discorso diverso per le royalties che sono entrate monetarie previste per legge e che dalle previsioni di massima dovrebbero durare 18 anni, tanti quanto lo sfruttamento dei giacimenti.
Calcolando la produzione di olio e di gas, l'importo totale è stato calcolato in 21,73 milioni che saranno divisi per il 30% allo Stato, il 55% alla regione Abruzzo, il 15% al Comune di Ortona (3,26milioni di euro).


LE POLEMICHE SULL'INDOTTO LAVORATIVO

Altro argomento delicato e fonte di contestazione è quello relativo all'indotto occupazionale.
Secondo i sindacati di categoria sarebbero coinvolte oltre 60 imprese dell'indotto con circa 1000 dipendenti, oltre le 150 persone che sarebbero impiegate direttamente nella centrale.
Sempre secondo i sindacati di categoria, per la costruzione dell'impianto saranno coinvolti circa 300 addetti, mentre le entrate tra opere e royalties vengono giudicate "rilevanti", «anche in considerazione dei benefici per il porto».
Su questi dati tuttavia non c'è concordanza con chi invece è contrario ed, anche guardando realtà simili, gli occupati diretti non superano quasi mai le 50 unità direttamente impiegate dall'Eni, mentre per l'indotto si potrebbe superare appena le 100 unità.
Dunque una ricaduta occupazionale, in questo caso, molto ridotta.
Una parola definitiva anche su questo argomento (documenti alla mano) non c'è.
E intanto infuria la polemica....

27/09/2007 7.59