Centro oli, la gente discute, la politica scappa ancora una volta

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Poteva essere il giorno del confronto, invece, è stato l'ennesimo dibattito a senso unico. L'incontro di ieri sera al cinema Zambra per discutere della mini raffineria in contrada Feudo, ha visto ancora una volta il silenzio dell'amministrazione cittadina guidata dal sindaco forzista Fratino. Il deputato Acerbo (Rc) ha invitato i cittadini a combattere, Gaetano Basti (Arta) ha chiesto il referendum popolare. Dante Caserta (Wwf): «la regione si sta svendendo alle potenze economiche».
Il sindaco Nicola Fratino non parla sulla questione.
«Scappa», dicono i cittadini contrari, inutile interpellarlo e pareva che avesse deciso di mandare avanti il suo vice Remo Di Martino. Ma niente, forse un'incomprensione, forse un gesto premeditato, fatto sta che anche lui ieri ha dato buca.
«Non ne so niente di questa riunione», ha detto a chi gli ricordava dell'appuntamento del pomeriggio e così è rimasto a casa sua.
Non ha letto i giornali e non ha visto i manifesti.
A "confrontarsi" sulle ragioni del sì e del no del centro oli c'era quindi solo il fronte contrario che ha esposto un disegno di una figura umana con un grosso punto interrogativo al posto del viso a simboleggiare l'incognita del rappresentante comunale.

Nessuno ha spiegato gli enormi vantaggi che un progetto del genere potrebbe produrre sulla zona, nessuno ha spiegato che vale la pena mettere da parte la vocazione viti-vinicola del comprensorio perché quello dell'Eni sarà una manna dal cielo che farà del bene a tutti.
No, nessuno ha detto niente e questo gioco a nascondino, ormai patetico e umiliante per chi vuole capire, mostra come nemmeno l'amministrazione sappia spiegare i motivi della sua scelta.
E forse mostra in maniera lampante come sia mille miglia lontana dal comprendere il concetto di democrazia e partecipazione.
Sarebbe stato bello chiedere come è stato possibile attuare una procedura fulminea senza che la popolazione sapesse.
L'assenza non ha fatto altro che gettare alte pesanti ombre sul conflitto di interessi del primo cittadino che avrebbe un ritorno economico diretto e immediato dall'insediamento dell'Eni.
«Ancora una volta le nostre domande restano le stesse», ha detto Amedeo D'Addario del comitato Natura Verde che conta tra i suoi affiliati 4mila cittadini della zona.
«In Toscana», ha ricordato D'Addario, «una regione che crede fortemente nei prodotti della sua terra, l'Eni è stata cacciata. Qui non possiamo permettere che si stabilisca».
La cosa più grave, secondo il comitato è che tutto stia avvenendo «sotto traccia, di nascosto, nei palazzi della politica», quando poi il risultato finale «stravolgerà le nostre vite, la vocazione economica delle nostre zone». Non ci sono colpe di centrodestra o centrosinistra: «sono tutti responsabile», ha sostenuto ancora D'Addario, «questo progetto è stato caldeggiato dalla giunta Pace e appoggiato anche dalle giunte locali di centrosinistra».
Adesso, secondo il comitato, «si deve solo tornare indietro. Non ci interessa se è stato detto sì al centro oli per incompetenza, ignoranza, cinismo o soldi. Ora si deve fare marcia indietro».
E sulla mancata trasparenza della politica ha insistito anche il presidente del Wwf Abruzzo Dante Caserta: «a progetti del genere si può dire sì, ma bisogna spiegare anche le motivazioni che portano ad una simile scelta».
Caserta ha poi ricordato come in tutto Abruzzo siano tanti i progetti che nascono "forzatamente" e che per sorgere hanno bisogno di stravolgere completamente il piano regolatore: «avverrà anche qui ad Ortona, dove il Comune dovrà fare una variazione al prg. Succede a Luco dei Marsi con il progetto della discarica Micron e a Teramo per il termovalorizzatore». L'idea è quella che ormai il territorio «accolga a braccia aperte le grandi potenze dell'economia e svenda il proprio territorio».

Presente al dibattito di ieri anche il deputato di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo che si è detto pronto ad «occupare il Comune di Ortona o fare un sit in fuori casa del sindaco».
«Penso che certi politici siano degni dei propri cittadini», ha commentato Acerbo, «il centrodestra avalla un progetto di cui non è dato sapere e dall'altra parte il presidente della Provincia Coletti ha assunto una posizione demenziale sul tema».
«Dobbiamo combattere», ha insistito Acerbo, «soprattutto contro il pessimismo e l'auto assoluzione dei cittadini» e ha chiesto anche all'assessore regionale all'Ambiente Caramanico «maggiore energia in quello che fa».
Il presidente regionale dell'Arta, Gaetano Basti, invece, ha rimesso nel piatto l'idea di istituire un referendum popolare sul caso «affinchè sia la gente a decidere».
Niente di fatto, invece, al consiglio provinciale che si è tenuto ieri pomeriggio in cui si è discusso ancora sul tema. La parola fine potrebbe metterla il Consiglio comunale.
Promozione e bocciatura potrebbero saltare fuori con pochissimo scarto.
«Se questo avvenisse sarebbe inaccettabile. E‘ una decisione che ha bisogno di una condivisione maggiore», ha detto l'ortonese Basti.

Alessandra Lotti 22/09/2007 10.08