Querela contro ignoti, Cuccurullo tutela così la D’Annunzio

Alessandro Biancardi

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Querela contro ignoti, Cuccurullo tutela così la D’Annunzio
CHIETI. L'inchiesta su presunte irregolarità nei test di medicina rischia di provocare una serie di effetti collaterali. Oltre il danno di immagine potrebbe seguire quello di uno scandalo ancora maggiore se le accuse verso i responsabili saranno accertate dalle procure che stanno indagando.
Il ministro Mussi ha già assicurato «pene esemplari» che possano spezzare questo cattivo vezzo, che gli inquirenti chiamano truffa.
Così oggi il rettore dell'Università D'Annunzio, Franco Cuccurullo, ha sporto querela contro ignoti, presso la Procura di Chieti.
Alla base della decisione del Rettore, la considerazione che i fatti denunciati sui test di accesso alla Facoltà di Medicina e al corso di Laurea in Odontoiatria e protesi dentaria, che riguardano anche l'Università “d'Annunzio”, «sono stati collegati dall'opinione pubblica - su sollecitazione degli organi di stampa - alla grave questione rilevata dalla Procura di Bari».
L'Amministrazione ha chiesto quindi alla Procura di Chieti l'approfondimento di un possibile o ventilato coinvolgimento dell'Ateneo teatino, «proprio per dimostrare – sostiene il Direttore della “D'Annunzio”, Marco Napoleone «che nella nostra Università non viene tollerato nessun comportamento scorretto. La nostra azione – continua Napoleone – vuole infatti tutelare tutti gli studenti della “D'Annunzio” che svolgano l'attività universitaria o che si accostino alla stessa Università, in maniera legittima. E' per questo – ribadisce il Direttore Generale – che si chiede l'individuazione di possibili autori di fatti illeciti, per poter comminare loro una punizione esemplare, al fine di scongiurare che in futuro anche altri possano assumere siffatti atteggiamenti, danneggiando tutti quegli studenti che hanno effettive capacità e volontà».
Non è la prima volta che l'università è costretta a ricorrere alla magistratura «per tutelare l'immagine» nei diversi scandali nella quale è coinvolta.
Dalla procura di Bari tuttavia ribadiscono come al momento non vi siano indagati tra docenti e amministrativi che lavorino a Chieti ma al momento si tratterebbe solo di 4 ragazzi che avrebbero utilizzato ormai i metodi noti per superare le prove di ammissione.

17/09/2007 17.13