Test truccati. Due inchieste sulla Università D'Annunzio di Chieti?

Alessandro Biancardi

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Test truccati. Due inchieste sulla Università D'Annunzio di Chieti?
CHIETI. Alla prova i candidati si presentavano accompagnati da falsi candidati che dovevano aiutarli a rispondere ai test. Erano vestiti tutti allo stesso modo, camicia bianca e pantaloni neri, per riconoscersi tra loro. Avevano un cellulare nascosto nella biancheria intima con auricolare per ricevere dall'esterno le soluzioni. Ecco come funzionava, secondo l'accusa, la "macchina organizzativa" dei cinque studenti indagati e dei 50 coinvolti.
Anche se poteva costare fino a 30.000 euro, il sistema illecito realizzato da una organizzazione per facilitare l'accesso alla facoltà di medicina e odontoiatria delle università di Bari, Ancona e Chieti garantiva a più livelli i candidati disposti a pagare.
Il sistema è stato scoperto dai militari della guardia di finanza di Bari, nucleo di Polizia Tributaria, che dopo un anno di indagini, nel corso dell'ultimo test, il 4 e il 5 settembre scorso hanno filmato e intercettato tutta l'attività del gruppo dando luogo a perquisizioni e sequestri nei confronti di sette persone indagate. Gli studenti coinvolti sarebbero in tutto una cinquantina.
Tra gli indagati figurano anche un medico in pensione che organizzava un corso di preparazione al test pagato profumatamente dagli studenti, che sapevano però di potere contare, durante la prova, su un aiuto organizzato.
Sarebbero indagati anche la moglie e il figlio del medico, un docente di Chieti, un dirigente del Policlinico di Bari con il figlio studente in medicina.

IL PROCURATORE: «CHIETI COME BARI?»

Questa è l'ennesima indagine che investe l'Università di Bari, dopo quelle sui concorsi pilotati a cardiologia e medicina interna e sulla compravendita di esami ad economia che sono ancora in corso.
Questa volta però, anche la procura ha riconosciuto all'Università e al rettorato di avere fatto tutto il possibile per blindare l'esame con una serie di accorgimenti che hanno messo in difficoltà l'organizzazione illecita, che è riuscita comunque ad aggirare gli ostacoli grazie alle tecnologie avanzate.
Secondo la ricostruzione fatta dalla procura «tutto ruotava attorno al medico che organizzava corsi di preparazione al test in un paese della provincia di Bari, Polignano a Mare. Chi vi partecipava, oltre a pagare migliaia di euro subito, sapeva che poteva contare su tutto un sistema di aiuti al momento della prova».
In caso di ammissione, poi, il candidato «doveva versare una quota che poteva essere fino a quattro volte quella iniziale. Il giorno dell'esame, i candidati dovevano essere vestiti con camicia bianca e pantaloni neri per essere riconoscibili».
Arrivavano corredati di due telefonini, uno lo consegnavano all'ingresso, l'altro era nascosto anche nella biancheria intima e serviva a ricevere i dati grazie alla tecnologia bluetooth e a un auricolare. Quando veniva distribuito il test, c'era chi, tra i falsi candidati, si occupava di fare arrivare le domande all'esterno dove i «gruppi di ascolto», come li ha definiti il procuratore Emilio Marzano, inviavano le risposte.
La procura di Bari ipotizza che di questo sistema messo in atto nell'Ateneo barese possano avere beneficiato anche studenti di Chieti e Ancona.

Per svolgere le indagini, oltre ad intercettazioni e filmati, la guardia di finanza ha anche infiltrato propri militari tra i candidati: uno di loro, ha detto un suo superiore, per poco non ha superato il test, e senza alcun aiuto.

4 GLI ATENEI NELLA BUFERA

Sarebbero almeno quattro gli atenei - Catanzaro, Bari, Ancona e Chieti
- finora nell'occhio del ciclone per irregolarità nello svolgimento dei test di ammissione.
Il filone delle segnalazioni è stato aperto la scorsa settimana dall'Università di Catanzaro, alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, dove lo stesso rettore ha denunciato che i plichi che contenevano i test di ammissione erano stati aperti.
Oltre a Catanzaro prende forma un'altra inchiesta avviata un anno fa. Ieri la Guardia di Finanza ha compiuto perquisizioni e sequestri nelle università di Bari, Chieti
ed Ancona, perquisizione che il rettore Cuccurullo ieri ha smentito.

«Già in passato l'ateneo D'Annunzio era stato coinvolto dallo scandalo delle cosiddette "lauree facili"», ricorda il portavoce dell'Unione degli Universitari, Tino Colacillo, membro del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.
«Per questa ragione l'Unione degli Universitari chiede l'annullamento del
test se dovesse esserne confermata l'irregolarità dello svolgimento. A questo punto è lecito chiedersi come mai l' Università di Chieti –Pescara viene coinvolta sempre più spesso in indagini e scandali di questo genere e se non sia il caso di accentuare i controlli sull'ateneo chietino».

11/09/2007 9.10

GDF DI BARI: «AL MOMENTO NON VI SONO INDAGATI A CHIETI MA…»

«Al momento non vi sono indagati a Chieti. Nessun professore ha ricevuto avvisi di garanzia».
La precisazione arriva direttamente dal nucleo tributario della Guardia di Finanza di Bari dopo l'operazione di ieri.
I finanzieri tuttavia precisano che sarebbero emersi elementi utili a carico di almeno 4 persone che avrebbero sostenuto i test a Chieti e che sarebbero stati aiutati «da personale nelle aule», lasciando intendere che si possa trattare di professori o amministrativi.
Nulla si sa ancora delle persone finite nel mirino della procura di Bari che avrebbero quasi tutti origine pugliese.
Dunque di certo ci sarebbe che qualcosa sarebbe successo anche a Chieti durante le selezioni dello scorso anno.
Altra notizia che viene precisata da Bari è il sequestro dei risultati delle selezioni presso il Cineca (consorzio interuniversitario) anche delle prove di Chieti.Dunque se è vero che alcun sequestro è stato effettuato all'Ateneo di Chieti è anche vero che tutto il materiale giudicato interessante (che viene inviato al Cineca prima della proclamazione dell'università) è stato prelevato dai finanzieri negli uffici del Consorzio interuniversitario.
Le indagini comunque procedono e promettono sviluppi che potrebbero emergere dall'analisi dettagliata dei tabulati telefonici e della documentazione delle prove scritte.

ALTRA INCHIESTA SU CHIETI?

Potrebbero però essere addirittura due le inchieste che coinvolgerebbero l'università D'Annunzio di Chieti.
Infatti i finanzieri di Bari confermano che «alcun contatto è avvenuto con i colleghi di Parma».
Si ricorda che ieri una richiesta di documentazione era arrivata alla segreteria di medicina per conoscere la disposizione dei banchi ed i nominativi dei partecipanti ed i risultati dei test sempre dello scorso anno.
Perché allora i finanzieri di Parma hanno richiesto questa documentazione?

11/09/2007 11.31