Chieti e la battaglia di Casoni: «serve uno scatto d’orgoglio»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. I cittadini, dopo mesi di battaglia, continuano a fare richieste al sindaco Ricci e chiedono all'amministrazione comunale uno scatto d'orgoglio per uscire dal pantano.
Chiudere al più presto la discarica di Casoni, ridimensionare l'impianto di bioessiccazione in costruzione portandolo ad u massimo di 80mila tonnellate di capacità, avvio della raccolta differenziata porta a porta, dichiarare il territorio comunale indisponibile all'istallazione futura di termovalorizzatori.
Sono queste le quattro richieste che il comitato per la gestione dei rifiuti avanza al sindaco di Chieti Francesco Ricci.
«E' vero», aggiunge il coordinamento dei cittadini, «che questa amministrazione si è trovata a raccogliere la pesante eredità delle giunte precedenti; ma ciò non può costituire un valido alibi, dal momento che quel soprassalto di orgoglio che oggi sembra scuotere il sindaco Ricci poteva essere attivato fin dall'inizio».
La grancassa battuta ripetutamente nell'ultima settimana dal Comune di Chieti sulla necessità di chiudere la discarica di Casoni (per altro in via di esaurimento) e di ridimensionare l'impianto di bioessiccazione che la Deco sta costruendo in quella stessa area, sembra dare ragione al movimento di cittadini che porta avanti la sua battaglia da quasi un anno.
«Dove era lei, caro sindaco», si domandano oggi i cittadini, «quando in Regione si discuteva il progetto relativo alla legge sui rifiuti, e il prospetto presentato dalla ditta Oikos fotografava i termini dell'esistente mettendo in bella mostra quell'impianto da 270.000 t.a annue in fase di costruzione a Casoni? E dove era lei, quando nel settembre scorso la sua Giunta approvava una delibera in cui si affermava che alla raccolta porta a porta della carta (come prescritto dal capitolato vinto dalla Tema) era da preferirsi quella per strada?».

10/09/2007 12.07