Siti inquinati e veleni nell’acqua: ecco perché è stato nominato il commissario

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Era stata bollata come una nomina che sembrava senza motivazione. Persino gli attenti ambientalisti ne avevano contestato i presupposti credendo che l’attenzione fosse riposta esclusivamente sulle acque del fiume (il cui inquinamento comunque sembra molto elevato anche se non costante). Invece la poltrona di Adriano Goio, commissario straordinario del bacino Aterno-Pescara, è stata garantita da presupposti purtroppo saldi. Soltanto che noi lo abbiamo scoperto solo due anni dopo. Le motivazioni c'erano e le hanno anche scritte nero su bianco. - CRISI IDRICA. CONFESERCENTI:«DANNI ECONOMICI E DI IMMAGINE» - MONTESILVANO. «SUBITO MISURE CONCRETE E FUORI LE RESPONSABILITA’» - «NEL CHIETINO EMERGENZA FINO A FINE ANNO» - TAGLIENTE (FI):«DEL TURCO PRINCIPALE RESPONSABILE DELLA CATTIVA GESTIONE»
Il presupposto che si trova nella nomina di Goio è «la grave crisi» di tipo ambientale del territorio che viene gestito dal commissario e che in sè surroga tutte le competenze degli enti locali proprio in virtù della
straordinaria emergenza.

Nel giugno 2006
pubblicammo un lungo approfondimento per capire bene il perché della nomina del commissario ed i suoi compiti. In quella occasione ad essere molto perplessi erano gli stessi ambientalisti ai quali sfuggivano le reali motivazioni.
«Non sappiamo quale organo tecnico-scientifico competente in materia ambientale o chi abbia certificato alla Giunta regionale ed al Governo centrale l'intervenuta situazione di “grave crisi”», avevano detto, «di tale urgenza e dimensione che sarebbe non fronteggiabile con gli strumenti ordinari».
Fatto sta che il 18 maggio 2006 sono stati stanziati ben 15 milioni di euro per «monitorare l'emergenza e stilare il programma delle iniziative prioritarie» (che cosa è stato fatto nel frattempo?).
Quale ente aveva certificato la “grave crisi”?
Allora non lo sapevamo perché lo scandalo dell'acqua inquinata era ancora molto lontano ma oggi alla luce di quanto emerso moltissime cose ritornano al loro posto e provano in maniera incredibile di come moltissimi provvedimenti siano stati presi conoscendo alla perfezione il problema dell'inquinamento ambientale nella zona di Bussi (persino prima della scoperta della mega discarica tossica!).
E' tutto chiaro se si dà uno sguardo attento alle date.

LA CRONOLOGIA DEL COMMISSARIAMENTO

- Il 14 dicembre 2005 il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dichiara con proprio decreto: «Lo stato di emergenza in relazione alla crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell'asta fluviale del bacino del fiume Aterno».
«Non solo dimentica di citare il Pescara», fanno sapere le associazioni ambientaliste, «commettendo un errore sostanziale per la definizione del bacino (che si chiama appunto Aterno-Pescara), ma dimentica di dire da dove ha ricavato la gravissima notizia dell'emergenza», avevano già denunciato gli ambientalisti.

Oggi sappiamo che il primo allarme sulle sostanze tossiche inquinanti era scattato il 13 AGOSTO 2004: (ALLARME DELL'ARTA SUL TETRACLOROETILENE), sappiamo che il 6 SETTEMBRE 2004, LA ASL HA DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA , che vi era stato persino un esposto alla procura della Repubblica (8 SETTEMBRE 2004: LA ASL MANDA UN ESPOSTO ALLA PROCURA DI PESCARA).
Intanto nel 2005 l'inquinamento si fa sempre più preoccupante (14 GIUGNO 2005. ACA:«LEGGERO INCREMENTO DELL'INQUINAMENTO: OCCORRONO SOLUZIONI URGENTI»).
Nel giugno 2005 era già successo che la notizia arrivasse al ministero (il Governo viene informato ufficialmente ma è probabile che non siamo a conoscenza di altri atti ufficiali tenuti ancora “segreti”)

GIUGNO 2005: IL MINISTERO STABILISCE LIMITI E PRESCRIZIONI
.
Insomma dopo quasi un anno e mezzo dalla emergenza dichiarata e dopo 6 mesi dalle risposte del ministero, il Governo senza fare menzione dei presupposti dichiara lo “stato di emergenza”


-Il 31 gennaio 2006 una nota del Presidente dell'Abruzzo Ottaviano Del Turco rappresenta al Governo la crisi socio-ambientale; in essa non si parlerebbe di quella economica.

Nel novembre 2005 vi era stata la prima chiusura dei pozzi Sant'Angelo e numerose riunioni sul tema dell'inquinamento delle falde. Su questi presupposti evidentemente Del Turco parla di crisi «socio-ambientale», riferendosi probabilmente al fatto che l'inquinamento è molto elevato e che chiudendo i pozzi il problema diventa inevitabilmente di tutti, aprendo una profonda “crisi idrica”.

- Il 24 febbraio 2006 il governo acquisisce, con una seconda nota, l'intesa della Regione Abruzzo.

-Il 9 marzo 2006 - Con Ordinanza n. 3504 - solo 12 giorni dopo l'intesa - il presidente del Consiglio dei Ministri, nomina Adriano Goio commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti «per il superamento della situazione di emergenza socio-economico-ambientale
determinatasi».
Il decreto del marzo scorso recita infatti «Considerato che la situazione emergenziale in atto non consente l'espletamento delle procedure ordinarie, bensì richiede l'utilizzo di poteri straordinari in deroga alla
vigente normativa …». Alla luce di quanto emerso allora la nomina del
commissario straordinario ha sicuramente fondamenta solidissime. Dunque, l'inquinamento era giudicato così elevato da presupporre misure straordinarie di intervento ancor prima della scoperta della discarica tossica di Bussi. Come se già si fosse avuto il sentore che qualcosa di lì a poco si sarebbe scoperto, come se in realtà in molti già conoscessero certe pratiche di “archiviazione” di rifiuti tossici. Cosa più che plausibile visto che la storia di Bussi doveva pur essere conosciuta dai nostri amministratori, storia già vecchia di un secolo che aveva visto lo sviluppo di uno dei poli chimici più importanti d'Italia ( qui i dettagli).
Riflessioni e deduzioni che per ora fanno affidamento solo sui pochissimi documenti emersi finora mentre molti altri sono stati “secretati” per indicazioni del Pm Aldo Aceto che ha inviato una nota alla Regione, mentre a sua volta il dirigente regionale del settore ambiente ha pensato di “consigliare” a tutti gli altri enti coinvolti di non “concedere” il beneficio della trasparenza.
Arrivando così ad una situazione a dir poco anomala di secretazione di atto pubblico.

I POZZI SANT'ANGELO E LE BATTAGLIE DEGLI ANNI ‘90

Proprio in virtù di queste notizie che dovevano essere note anche negli anni '90 si poteva senz'altro evitare di scavare i pozzi proprio a pochi metri dai siti inquinati (oggi abbiamo scoperto che c'erano dentro).
Sarebbe bastato solo un po' di buon senso nello scegliere siti più consoni…
Invece, l'acqua potabile pura hanno dovuto cercarla a Bussi negli anni in cui i responsabili ancora ignoti avevano probabilmente finito di intombare la discarica scoperta a marzo 2007 (e a qualcuno saranno certo venuti in mente quel via vai di camion e quella terra smossa vicino alla stazione…)
In quella occasione nel 1990 persino il presidente del Wwf, Fulco Pratesi, si era opposto ai nuovi pozzi. La motivazione però fu che le risorse sarebbero state insufficienti e perchè la captazione avrebbe in qualche modo sconvolto l'equilibrio del sottosuolo.

ALTRA COSA E' LA MODALITA' DI SCELTA DEL COMMISSARIO

Tutto il mondo è paese e così ad un politico di lungo corso (magari trombato) occorre comunque trovare una sistemazione.
Per forza.
E' così che si faceva nella Prima Repubblica, così si fa nella seconda.
Così qualche tempo fa l'ex sindaco di Trento, allora Dc, Adriano Goio, fu stato nominato, dalla Giunta provinciale, presidente del Corecom (Comitato Regionale per le Comunicazioni).
In passato il sindaco, proprio durante il suo mandato, fu contestato non poco («responsabile dello sfacelo urbano di Trento Nord, sponsor dello speculatore Topolini, amico del tangentista Gentilini»).
Inoltre «per 14 anni ha occupato, sempre nomina politica, la poltrona di segretario dell'Autorità di Bacino dell'Adige. Dove si è distinto per immobilismo, di fronte al degrado delle condizioni, soprattutto di sicurezza, in cui versa il nostro fiume», informa il quotidiano Questo Trentino.
«Alla fine di due mandati (14 anni)», continua il quotidiano,«i suoi sponsor politici (il centro-destra, nel frattempo) non gli hanno rinnovato l'appoggio, preferendogli un nuovo nome. Scatenando le ire del Goio, che per dispetto si avvicina alla Margherita».
«Ecco spiegato l'arcano ed il motivo per cui un pessimo tecnico cacciato dal Trentino viene poi assunto in Abruzzo, da chi? A questo punto è facile immaginarlo», commenta Adriano Martocchia, del comitato MareLibero, «così abbiamo saputo anche perché il sindaco D'Alfonso non poteva dire nulla contro il commissario Goio e la gestione delle ultime settimane».

04/09/2007 8.53
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CRISI IDRICA. CONFESERCENTI:«DANNI ECONOMICI E DI IMMAGINE»

PESCARA. Cucine di ristoranti in tilt, gelaterie costrette a lavorare a regime ridotto, stabilimenti balneari alle prese con problemi nel servizio doccia. E ancora disagi nelle operazioni di pulizia dei locali, necessità di acquisto di autobotti, e danni d'immagine nei confronti dei turisti e dei clienti. È questa la sintesi dei risultati dell'indagine che la Direzione provinciale di Confesercenti Pescara ha avviato lunedì scorso.
Sono stati intervistati i titolari ed i gestori di 70 fra ristoranti, alberghi, stabilimenti balneari e pubblici esercizi di Pescara, Montesilvano e Città Sant'Angelo, al fine di capire il reale impatto della crisi idrica sull'economia urbana.
Dall'indagine emerge un quadro a macchia di leopardo, con disagi distribuiti su tutto il territorio ma con differenze notevoli anche fra aziende confinanti. Circa il 60 per cento delle imprese contattate nell'indagine ha segnalato di aver dovuto fare i conti con la crisi idrica, che nell'80 per cento dei casi ha «pesato negativamente sullo svolgimento dell'attività», costringendo il management ad acquistare nuovi autobotti o a ridurre il consumo e la produzione di quegli alimenti per i quali è necessaria una quantità notevole di acqua, come i gelati. Gli stabilimenti balneari hanno denunciato disagi nella gestione del servizio doccia e ritardi nell'organizzazione delle cucine dei ristoranti, oltre che nei servizi igienici.
Molti problemi anche nelle strutture ricettive di Pescara, Montesilvano e Città Sant'Angelo, dove – risulta dall'indagine – molti clienti hanno manifestato la volontà di chiudere in anticipo la permanenza rifiutandosi di pagare a causa dei disagi subiti, e solo la messa a disposizione gratuitamente di ulteriori servizi da parte della direzione aziendale ha convinto i clienti a restare.
Una situazione che spinge la Direzione provinciale ad accelerare lo studio delle eventuali richieste di risarcimento. «Le imprese dell'area urbana sono state penalizzate da una situazione esplosa nel pieno della stagione turistica, con un danno d'immagine enorme» dice la Direzione provinciale, «al quale si aggiungono le maggiori spese che le imprese hanno dovuto sostenere per far fronte all'emergenza. E c'è anche un danno difficilmente calcolabile, perché gli operatori hanno rilevato l'insoddisfazione dei tanti turisti che avevano scelto l'affitto di appartamenti privati per trascorrere le vacanze nel nostro territorio, e che si sono ritrovati a dover fare i conti con una crisi improvvisa e senza un'informazione adeguata».
«Vanno individuate subito le responsabilità amministrative, politiche ed eventualmente penali per quanto avvenuto» prosegue il vertice dell'organizzazione imprenditoriale, «perché un'area che dice di voler puntare sul turismo non può permettersi tutto questo. Alle società di gestione del ciclo idrico integrato chiediamo fin d'ora un atto di responsabilità, affinché trasparenza, efficienza e qualità contino molto più dei consigli d'amministrazione, e invitiamo l'opinione pubblica e la società civile a non allentare il controllo democratico sull'evolversi della vicenda».
L'indagine di Confesercenti ha voluto anche verificare la prima percezione delle imprese sul movimento turistico nella stagione estiva 2007, che si avvia verso la fase di chiusura. Secondo le rilevazioni di Confesercenti, il 46,6 per cento delle imprese dell'area urbana ha finora riscontrato un movimento superiore rispetto allo scorso anno, a fronte di un 27,5 per cento che denuncia un calo ed un 25,9 per cento invece segnala una situazione di stabilità. Il periodo migliore, per stabilimenti, strutture ricettive e pubblici esercizi, si è finora rivelato il mese di luglio: lo ha detto chiaramente il 46 per cento degli intervistati, mentre il 23,3 per cento ha rilevato i migliori movimenti nel periodo compreso fra la fine di luglio e l'inizio di agosto. Solo il 3,3 per cento ha inquadrato nella settimana di Ferragosto il periodo clou, mentre per il 27,4 per cento delle imprese sono da sottolineare le performance nel mese di giugno e negli ultimi giorni di stagione, fra fine agosto e inizio settembre.

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MONTESILVANO. «SUBITO MISURE CONCRETE E FUORI LE RESPONSABILITA'»

Intanto sul fronte politico ci si muove anche nei diversi comuni coinvolti e si contano i danni e le conseguenze politiche dello scandalo.
Dopo l'approvazione di alcuni ordini del giorno da parte del consiglio comunale di Pescara anche Montesilvano si muove con un ordine presentato da Cristian Odoardi (Rc) che mira ad impegnare sindaco e giunta a «chiedere la definitiva chiusura dei pozzi inquinati; a fornire ai cittadini tutte le informazioni relative alla qualità erogata nel triennio 2004/2007; ad attivare tutte le iniziative volte a garantire un adeguato approvvigionamento idrico della città; a richiedere alla Regione Abruzzo e alla ASL di attivare un'indagine epidemiologica; a richiedere a Governo e Parlamento di individuare le aree interessate dall'inquinamento derivante dalle discariche di Bussi, con una perimetrazione adeguata, quale sito di bonifica d'interesse nazionale; a richiedere le dimissioni dei vertici di ACA e ATO e la drastica riduzione dei compensi e del numero dei membri dei cda (massimo 3) nonché al rinnovo anche degli incarichi dirigenziali; a verificare la possibilità da parte della Regione Abruzzo di provvedere al commissariamento dell'ATO pescarese; a richiedere all'autorità giudiziaria di accertare tutti i profili di responsabilità e a costituirsi parte civile in eventuali procedimenti».
L'assemblea consiliare dovrebbe tenersi il prossimo 13 settembre.
Un precedente ordine del giorno era già stato approvato nella seduta di agosto per ripetere le analisi del Wwf analizzando l'acqua dei rubinetti con una specifica attenzione alle sostanze chimiche nocive scoperte di recente dall'opinione pubblica.

04/09/2007 8.13

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«NEL CHIETINO EMERGENZA FINO A FINE ANNO»

FOSSACESIA. Una proroga dello stato di emergenza fino a fine anno e l'attivazione di una cabina di regia per affrontare la crisi idrica. E' quanto chiederanno gli Enti Ambito Abruzzesi – riuniti ieri sera a Fossacesia - al Presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco e all'Assessore regionale al Ciclo Idrico Integrato Mimmo Srour, considerando le previsioni su un prossimo ulteriore calo del livello delle falde acquifere, dovuto ad un fenomeno naturale consueto nel periodo autunno-inverno.
«Chiederemo di stanziare una quota dei fondi CIPE per l'anno in corso da destinare agli acquedotti perché tutti i finanziamenti affidati finora agli ATO sono stati impegnati in lavori conclusi o in fase di appalto» – ha spiegato il Presidente dell'Associazione Regionale Enti Ambito Abruzzesi (A.R.E.A.), On. Giorgio D'Ambrosio, al termine della riunione tenutasi questa sera a Fossacesia alla quale hanno partecipato i Presidenti e i rappresentanti dei sei ATO – Enti d'Ambito d'Abruzzo.
I lavori progettati e finanziati con i fondi affidati agli Enti di Ambito sono stati infatti già realizzati o sono in corso le procedure di appalto. Gli investimenti hanno riguardato l'intero ciclo idrico: fognature e depurazione, oltre alla ricerca delle perdite e alle riparazioni sia delle reti interne che delle condutture principali.
«Per affrontare con serietà e concretezza l'aggravarsi della emergenza idrica occorrerà dunque attivare una cabina di regia regionale e programmare ulteriori investimenti, che serviranno a tamponare il calo fisiologico delle falde acquifere a cui andiamo incontro. – ha aggiunto il Presidente dell'ATO n. 6 Chietino, Enrico Di Giuseppantonio – Occorrerà inoltre far fronte una volta per tutte ai nodi strutturali dell'approvvigionamento idrico nella nostra Regione».
La discussione, oltre che sulla situazione di emergenza idrica della maggior parte dei Comuni abruzzesi, si è protratta sulla legge di riordino del Servizio Idrico Integrato della Regione Abruzzo.
«Chiediamo di essere ascoltati dalla II Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale – ha aggiunto il Presidente dell'Associazione Regionale Enti Ambito Abruzzesi (A.R.E.A.), On. Giorgio D'Ambrosio – perché ci sia una seria e serena valutazione delle esperienze maturate nei sette anni di esistenza degli ATO in Abruzzo».
A tal proposito, è stato ribadito il difficile compito affrontato dagli ATO nella gestione comprensoriale della risorsa idrica – amministrata prima della riforma del 1999 dai singoli Comuni – che comporta infatti uno sforzo notevole di razionalizzazione delle risorse e dei mezzi. Gli ATO, del resto, sono consorzi di Comuni, obbligatori per legge, e rappresentano l'espressione democratica autentica del sistema, in quanto rappresentano - attraverso le Assemblee dei Sindaci - i bisogni dei cittadini. Nonostante il costante miglioramento registrato dall'intero sistema da quando sono stati istituiti gli ATO, infatti, si registra ancora una diffusa disinformazione sul ruolo di questi Enti.

04/09/2007 10.18

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TAGLIENTE (FI):«DEL TURCO PRINCIPALE RESPONSABILE DELLA CATTIVA GESTIONE»

«Mentre il turismo e le imprese fanno la conta dei danni subiti in quest'infernale estate senz'acqua, i tanti protagonisti negativi di questa triste vicenda proseguono imperterriti nel gioco delle parti: D'Ambrosio e Catena tengono conferenze stampa sventolando le loro verità, Goio va dal magistrato, Del Turco & co stanno a guardare».
Questo il commento del Consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Tagliente.
«In tante occasioni – sottolinea Tagliente – Del Turco ha esercitato perfino con arroganza le sue prerogative di “Presidente di tutti gli Abruzzesi”, imponendo ad assessori e amministratori di enti strumentali (si veda il recente caso del Consorzio Industriale dell'Aquila, commissariato d'imperio) i comportamenti che riteneva più rispondenti agli interessi della collettività, questa volta invece s'è accuratamente defilato. Avrebbe dovuto chiudere tutti in una stanza – conclude Tagliente – e costringerli a parlare con una sola voce alla gente, pena – questa volta sì, a ragione, le sue seppur “svalutate” dimissioni - e invece nulla. Evidentemente gli equilibri nel Partito Democratico contano più della salute della gente».

04/09/2007 15.35