«Il vino non nasce nelle fabbriche ma dai contadini»

Alessandro Biancardi

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ORSOGNA (CH). Un vino di qualità che respinge qualunque tentativo di omologazione; un forte legame con il territorio e il sostegno a un turismo attento all'ambiente, alla cultura, al buon gusto: su questi obiattivi lavorano le 548 «Città del vino» italiane, come ha indicato nel suo intervento il vice coordinatore nazionale dell'associazione, Fabrizio Montepara, durante il seminario sui «Talenti d'Italia» organizzato in Umbria dalla Fondazione Symbola di Ermete Realacci.
«E dal lavoro quotidiano del contadino – ha affermato Montepara – che si ottiene il buon vino. Dobbiamo respingere l'idea che il vino è un prodotto che si fabbrica, che si può produrre in tutto il mondosenza considerare le peculiarità dei singoli territori».
L'associazione Città del vino anche a livello comunitario ha detto no ai trucioli e alle pratiche enologiche che stravolgono una produzione sana.
Vent'anni dopo lo scandalo del metanolo nel vino, Montepara - vice sindaco di Orsogna (Chieti) - ha messo in guardia da «cali di tensione» che consentano «ai soliti furbi di rovinare anni di sacrificio e di lavoro duro per restituire all'Italia il ruolo che le compete nel panorama vitivinicolo mondiale».
Nelle Città del vino, che hanno scelto come missione la salvaguardia del territorio, c'è l'89% delle coltivazioni Doc. Secondo uno studio di Antonino Percario, docente dell'Università di Perugia, risulta – a fronte del generalizzato spopolamento dei centri minori – che nelle Città del vino vi è stato invece un aumento del 10% dei residenti rispetto al 1991. Negli ultimi dieci anni, le attività di ristorazione sono aumentate del 101,47%, con un aumento del 176,33% della forza lavoro.
«Nel giro di pochi anni – ha sottolineato Montepara – il numero degli enoturisti è destinato a raddoppiare, così come raddoppierà il giro d'affari. Il turismo legato al territorio mostra un incremento medio del 7%. Le nuove scelte per le vacanze sono quelle di chi viaggia in camper sui percorsi enogastronomici; di chi sceglie alloggi agrituristici, country house e bed & breakfast o la ricettività in parchi e riserve».
Bisogna lavorare – ha concluso il vice coordinatore delle Città del vino – affinché «il vino rappresenti l'insieme di luci, aria, sensazioni, sapori che solo un territorio sa dare».

26/07/2007 12.17