Wwf: «parchi in fumo. Un anno nero per le aree protette»

Alessandro Biancardi

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ROMA. Parchi in fumo, le aree protette stanno vivendo un anno nero. Il quadro del patrimonio naturale protetto devastato in così pochi giorni svela per il WWF un disegno criminale contro il quale potrebbe fare fronte solo una strategia tra regioni ed enti parco.
A fuoco alcune delle aree naturali più importanti del centro-sud o nelle loro immediate vicinanze nelle ultime 3 settimane: è la Calabria oggi la Regione ‘verde' più colpita, con oltre 130 incendi attivi dal Pollino all'Aspromonte, comprendendo anche il Parco della Sila e quello regionale delle Serre. Altra regione dalle valenze naturalistiche importantissime l'Abruzzo, che ha visto andare a fuoco boschi nel Parco della Majella, nel Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Oltre alla tragedia umana vissuta ieri la Puglia è stata spettatrice anche di incendi nelle sue aree protette: Parco del Gargano, Parco dell'Alta Murgia, e poi le Oasi WWF Le Cesine e Monte Sant'Elia che per il tempestivo intervento se la sono cavata senza particolari danni.
A fuoco il Parco Naturale Regionale di Frasassi e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini nelle Marche, il Parco Regionale del Matese, in quello Regionale del Taburno e Camposauro in Campania. Anche la Sicilia non è stata risparmiata dagli incendiari: Parco dell'Etna, Parco dei Nebrodi, Parco delle Madonie, la Riserva Naturale di Torre Salsa, anche Oasi del WWF. Nel Lazio colpito anche il ‘bosco del Papa', intorno al Lago di Castelgandolfo, nel parco Regionale dei Castelli.
Un dato sottostimato ci dice che in poche settimane sono già andati distrutti oltre 4.500 ettari di natura protetta, una cifra destinata a salire una volta accertati i danni grazie ai calcoli sul catasto delle aree bruciate.

«Eppure lo strumento legislativo per difendere i parchi dal fuoco c'è, come abbiamo scritto lo scorso anno in una lettera inviata a tutte le Regioni e agli Enti parco dove richiamavamo la Legge Quadro sugli incendi che prevede anche la formulazione e l'applicazione di Piani di prevenzione specifici per le aree protette. La cronaca di questi giorni ci dimostra purtroppo l'assenza di questo coordinamento – ha dichiarato Patrizia Fantilli, Direttore dell'ufficio legale- legislativo del WWF Italia - enti locali e parchi non hanno ancora applicato gli strumenti di pianificazione. E come un acceleratore in una macchina già in corsa le straordinarie condizioni climatiche di questi giorni provocate dal più vasto fenomeno dei cambiamenti climatici evidenziano in modo drammatico tutta la debolezza del nostro sistema ‘immunitario' antincendio».

Il WWF indica proprio le Regioni come enti maggiormente responsabili della mancata pianificazione e strategia anti-incendi. Ancora oggi non tutte le Regioni hanno adottato il Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi prevista dall'art. 3 della L. 353/00. E ancora, non tutti i parchi si sono dotati degli strumenti di pianificazione e per questo motivo oggi le singole azioni di prevenzione degli incendi, che dovrebbero essere cucite su misura seguendo le caratteristiche di ciascun parco, rischiano di essere inefficaci. Una pianificazione che deve partire soprattutto dal coinvolgimento delle popolazioni chiamate a sentirsi custodi della propria terra”.

«Le aree protette sono un patrimonio di tutti ma troppo spesso vengono percepite come vincolo o limite allo sviluppo, anche a causa di amministratori poco attenti che accentuano questa percezione» – continua Fantilli.

Il WWF sottolinea l'importanza di una pianificazione, anche quella per la prevenzione degli incendi, come prodotto di un processo che, identificati i valori naturali e le minacce che li insidiano, con un metodo partecipato, riesca a coinvolgere chi vive ed opera sul territorio nell'identificazione delle soluzioni e nell'attuazione delle strategie.
Gli stessi cittadini devono diventare custodi del territorio del parco, e deve aumentare la consapevolezza della ricchezza che questo costituisce. Distribuire a pioggia finanziamenti per rimboschimenti o ripristini, che magari poi vengono realizzati in modo poco compatibile con le peculiarità del parco e con la missione di conservazione della natura, non servirà ad uscire da questo circolo vizioso. Anzi, spesso il meccanismo degli incentivi per i procacciatori di appalti per i ripristini rischia di essere una micidiale ‘miccia sociale' per gli incendi.

«I “servizi” che sono offerti dagli ecosistemi forestali al benessere umano sono immensi e, purtroppo, sono privi di valore nei sistemi di contabilità nazionale – ha aggiunto Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia - Se dovessimo pensare ad un capitolo del Piano di Adattamento ai mutamenti climatici per l'Italia, certamente quello della prevenzione dagli incendi occuperebbe un posto importante. A cominciare dalle strategie di riforestazione dove andrebbero privilegiate le piante più adatte ai climi mediterranei e secchi abbandonando l'adozione di pini o altre essenze ‘resinose' ad alto rischio di combustione. Gli ambienti forestali sono fondamentali per il mantenimento del ciclo idrico, per la loro capacità di trattenere l'acqua, per il contenimento dell'erosione del suolo, per la biodiversità in essi presente, per l'insostituibile servizio offerto a tutta la vita sulla Terra grazie ai processi di fotosintesi che trasformano l'energia solare in materia organica, per il loro ruolo nei grandi cicli biogeochimici, come quello del carbonio, così fondamentale per le stesse dinamiche del clima».


25/07/2007 18.15