Palazzo Baldoni: 70 mila euro di tangenti: «ci stiamo mettendo sotto un treno»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

14084

Palazzo Baldoni: 70 mila euro di tangenti: «ci stiamo mettendo sotto un treno»
MONTESILVANO. TUTTO SU PALAZZO BALDONI. Un vero e proprio scambio di favori tra amministrazione comunale e privati. «Un patto tra politica e imprese» che si concretizzava anche come aiuti nel corso delle campagne elettorali. I privati aiutavano e sostenevano gli amministratori nella fase che precedeva le votazioni, e nel momento della salita a palazzo di città c'era poi il modo di sdebitarsi. Secondo la Procura che indaga con l'inchiesta "Ciclone" fu un vero e proprio favore ai privati, in spregio delle leggi, anche la ristrutturazione dell'ex mercato coperto diventato poi Palazzo Baldoni.
Una operazione portata avanti dai due dirigenti comunali Rolando Canale e Vincenzo Cirone, che per la vicenda devono rispondere di «corruzione continuata».
Una operazione complessa e macchinosa, mai lineare, spesso farraginosa perchè messa in piedi giorno per giorno per nascondere le magagne, per occultare i passaggi e cercare di non far sembrare quello che sembrava evidente a tutti.
E sulla vicenda Palazzo Baldoni furono molte le proteste anche da parte dell'opposizione che da subito contestò il mancato utilizzo di una gara pubblica.

PRISMA E CDC LE AZIENDE FORTUNATE

Tutto venne predisposto, come era ormai consuetudine, secondo l'accusa, per concessione diretta.
Le società fortunate questa volta furono la ditta Prisma e la Cdc.
La prima, aveva ottenuto una concessione per edificare 22.394 mc nell'area ex Fischetti. In cambio di oneri concessori non versati avrebbe ristrutturato, tra l'altro, anche Palazzo Baldoni per una cifra stimata in 1 miliardo 227milioni di vecchie lire.
La seconda ditta prescelta, la Cdc, aveva ricevuto una concessione per edificare 27.593 mc nell'area ex Liquigas e avrebbe ristrutturato anche questa palazzo Baldoni, per una somma di 1miliardo715 milioni di lire.
Fu subito evidente la prima illegalità: la ristrutturazione dell'ex mercato coperto non era nella zona interessata dalle opere edilizie principali come prescrive la legge.
Così, secondo la Procura che sta indagando, in realtà non si sarebbe fatto altro che «vendere volumetrie dietro impegno alla realizzazione di lavori che invece andavano appaltati».
I diretti interessati ne erano consapevoli tant'è che più volte, parlando tra loro, dicevano che stavano rischiando grosso e Canale espresse le sue perplessita all'ex sindaco: «sotto un treno ci stiamo
andando a mettere….».

UNA OPERAZIONE CHE FRUTTA 70 MILA EURO

Il gip De Ninis sulla questione Palazzo Baldoni parla di «atti di plateale abuso», compiuti con una «semplicità disarmante». Tutto questo, come è presumibile, non veniva fatto da Cirone e Canale a titolo gratuito ma i due, secondo l'accusa, venivano «direttamente retribuiti dalle imprese controllate».
Infatti sul conto corrente sono parecchi i bonifici riscontrati dagli inquirenti a loro favore e l'intera operazione avrebbero fruttato alla coppia più di 70 mila euro, stando almeno agli spostamenti bancari ritrovati dagli inquirenti della Squadra mobile.
Il 13 gennaio 2003 arrivano i primi soldi dalla Prisma: ben 18.104,32 euro. Segue a luglio dello stesso anno un altro da parte della Cdc Costruzioni per un totale di 10.649,60 euro.
Più consistenti le cifre che avrebbe intascato Cirone: un primo bonifico arriva il 28 gennaio 2003 da parte della Prisma per un totale di 20.808 euro. Il 28 agosto (stessa data del bonifico fatto a Canale) la Cdc versa al dirigente 12.240 euro. Ad aprile 2005 è ancora la Prisma a versare 3.689 euro a Cirone e lo stesso giorno la Cdc ne dà allo stesso dirigente 4.837,54.
Cirone e Canale, lavorando per una pubblica amministrazione «non avevano diritto a ricevere dai privati controllati alcuna retribuzione», sottolinea il Gip.


IL BALLETTO DI CIFRE DELLA COPPIA CANALE- CIRONE


Quei 70 mila euro però non vennero dati a vuoto.
Stare dietro all'intera operazione richiedeva fatica e aggiustamenti continui.
La ristrutturazione di Palazzo Baldoni era stata progettata dall'architetto Vanni per un importo di circa 5miliardi e 600 milioni di lire.
L'importo, però, era stato ridotto per espressa richiesta di Cantagallo, allora assessore della giunta Gallerati, e portata a 3miliardi e mezzo. La giunta decise così di non dare corso al progetto
di Vanni ma di approvare invece quello della coppia Canale- Cirone (all'epoca dirigenti del V e VI settore) per un importo di 3miliardi e 400 milioni di lire (dunque con un risparmio consistente).
Ed è a questo punto che secondo gli inquirenti si mette in piedi «la prima parte del piano dell'associazione a delinquere».
Perchè viene partorita una delibera che confronta i progetti Canale- Cirone e quello di Vanni.
Le cifre proposte dalla coppia, oggi indagata, apparivano di gran lunga più convenienti, il progetto di Vanni, invece, «eccessivamente oneroso», «ma si tratta», scrive il gip De Ninis, «solo di un escamotage» fatto di «aggiustamenti, finzioni, illegalità a vantaggio delle imprese referenziate».
E il trucchetto dei numeri appare subito evidente alla ditta Esmoter alla quale la Cdc e la Prisma avevano sub appaltato i lavori di ristrutturazione.
L'azienda subentrata infatti contestò subito «l'insufficienza progettuale» e il titolare della ditta disse al pm che lo interrogò a giugno del 2006: « la metratura prevista delle tamponature e degli intonaci, le quantità previste delle fognature, della guaina del tetto erano talmente irrisorie che si vedeva ad occhio nudo che l'importo base sarebbe stato insufficiente e che si sarebbe resa necessaria una perizia di variante».

Ma l'importo definitivo scese ancora grazie ad una offerta al ribasso (che poi verrà recuperata dalla stessa azienda che chiederà al Comune 150mila euro per «spese impreviste», in realtà prevedibilissime) e si decide che la ristrutturazione deve rientrate in 2miliardi 760 milioni di lire e la Esmoter «conta di ottenere facilmente perizie di variante», scrive i gip, «in modo da rendere remunerativo il suo intervento».
In cambio di questo aiuto, però la ditta viene costretta a cedere la realizzazione degli impianti tecnologici alla Sagitta Srl, legata allo stesso Cirone.

SAGITTA SRL E CIRONE

E' l'assessore alle finanze Paolo Di Blasio, arrestato a novembre 2006, nel corso dell'inchiesta Ciclone a confermare il rapporto tra Cirone e la Sagitta nel corso di un interrogatorio con il pm a dicembre 2006.

«E' vero che la Sagitta era legata all'ing Cirone
», spiegò Di Blasio. « Si diceva che la Sagitta era società in cui stava Cirone. I tecnici comunali responsabili del procedimento sostenevano che era opportuno pagare rapidamente la Sagitta perchè si trattava di una società di Cirone».

A conferma di questo rapporto, inoltre, sul conto corrente della società Sigma Immobiliare di Cirone risultano bonifici della Sagitta Srl: 53.303,00 euro dal giugno 2003 al giugno 2006 con cinque bonifici diversi, segno, secondo l'accusa «dell'intreccio di interessi tra le società (Sigma e Sagitta, ndr) e le persone fisiche che in essere operavano».

SPESE “IMPREVISTE”: UN NUOVO TRUCCHETTO PER COPRIRE LE SPESE

Come era prevedibile a causa di preventivi errati, “all'improvviso”, ci si accorge (in realtà lo si sapeva fin dall'inizio) che bisognava realizzare ulteriori opere. La Esmoter le esegue, così come emerge dalle carte sequestrate dalla procura, in accordo con Cdc, Prisma e Comune ma non riesce ad essere pagata.
Si tratta di 155.687 euro che le due ditte private volevano imputare al Comune.
L'impasse viene risolto così con un nuovo trucco di contabilità e si arriva alla pura follia: «Cirone», spiega il gip nell'ordinanza, «per conto dei controllati (le tre ditte private) predispone una richiesta al Comune che poi lui stesso dovrà avallare in qualità di controllore». Che fine abbia fatto quella
richiesta è facile immaginarlo.
Canale si affrettò a preparare una proposta di delibera che imponeva al Comune di pagare i 150 mila euro, una delibera che però non venne adottata per mancanza di copertura finanziaria.
Così Canale decise di accollare quella cifra alle ditte: 150mila euro in più rispetto al preventivo che portarono, in realtà, poi allo scomputo di oneri di urbanizzazione dovuti. Ovvero la ditta non pagò la Bucalossi, come emerge nelle intercettazioni:

CANALE: « Mi pare che la Bucalossi chi la doveva pagare l'ha pagata....qua chi non ha pagato la Bucalossi è tre persone....Pino Di Pietro e la Camel e coso....Chiavaroli»

DI PENTIMA: « Non l'ha pagata in che senso....per esempio, Di Pietro in che senso non ha pagato la Bucalossi... »

CANALE: « Non l'ha pagata, l'abbiamo usata per finire a fare Palazzo Baldoni, gli avete ampliato la fontana là davanti ai carabinieri....ci abbiamo pagato l'area di esproprio dei carabinieri capito....chiaro che i soldi non è che...»

Lo stesso Di Pietro ammette di essere stato agevolato: « poi c'è stata una riduzione che lui mi ha agevolato poi... questi pagamenti mi ha agevolato nel computo della Bucalossi»

Alessandra Lotti 25/07/2007 11.04


[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=ciclone+montesilvano&mid=6&action=showall&andor=AND]SULL'INCHIESTA CICLONE E NON SOLO [/url]
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=6496]LA DIFESA DI CANTAGALLO IN CONSIGLIO COMUNALE[/url]