Smantellata organizzazione che sfruttava prostitute tra Pescara e Rimini

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

5932

PESCARA. Sono 17 le ordinanze di custodia cautelare emesse nell'ambito dell'operazione "Adriatico", promossa dalla squadra mobile di Pescara e da quella di Rimini contro lo sfruttamento della prostituzione. Al momento ne sono state eseguite 15, e le due persone ancora ricercate si troverebbero una a Pescara e l'altra a Rimini.

Il dirigente della squadra mobile di Pescara, Nicola Zupo, ha delineato la organizzazione come «fortemente radicata sul territorio» e «particolarmente pericolosa».
Si tratta di persone che gestivano come una vera e propria impresa di servizi tutto l'occorrente per la "gestione" della prostituzione sulla riviera adriatica tra Pescara Senigallia e Rimini e aveva già messo le basi per arrivare anche in Veneto.
A Pescara l'organizzazione gestiva il giro di prostituzione che veniva esercitato tra la rotonda Paolucci e la zona del Tortuga. Le ragazze, quasi tutte rumene, ad eccezione di qualche bulgara, erano costrette a versare ai capi il 90 per cento dell'incasso.
«Da una intercettazione – ha detto Zupo - e' emerso che una ragazza ha dovuto versare all'organizzazione 500 euro, sui 550 guadagnati in una serata».
L'organizzazione secondo quanto è emerso dalle indagini si occupava di tutto quanto occorreva alle prostitute dal reclutamento all'arrivo in Italia, all'alloggio fino ai problemi di permanenza.
Sempre l'organizzazione trovava nuove sistemazione in caso di pericoli dovuti ai controlli o a situazioni di particolare affollamento o richieste in altre zone.
Le donne che non facevano parte del loro giro, definite «donne senza padrone», dovevano pagare, invece, 100 euro a notte per l'occupazione degli spazi destinati alla prostituzione.
Una vera e propria tassa di occupazione del suolo pubblico e del territorio occupato e conquistato dalla organizzazione.
Questi spazi, pero', non dovevano essere quelli occupati dalle donne protette dagli albanesi.
In un caso particolare tre degli arrestati hanno cercato di investire con la macchina una donna che aveva occupato lo spazio di una delle protette e non voleva spostarsi da li'.
Gli investigatori hanno inoltre riferito che una delle prostitute e' rimasta incinta e per farla abortire e' stata portata dalla banda di sfruttatori in Albania.
Zupo ha anche detto che nel corso delle intercettazioni si e' parlato di armi, ma «al momento non state trovate».
Le indagini, ha spiegato il dirigente delle Volanti, Pierfrancesco Muriana,
sono partite da una serie di controlli anti-prostituzione. In particolare gli agenti sono riusciti ad entrare in confidenza con una prostituta rumena e una polacca, convincendole a raccontare tutto alla Polizia e a sporgere denuncia.
Il sostituto procuratore titolare dell'inchiesta, Gennaro Varone, ha sottolineato la collaborazione che c'e' stata tra gli investigatori di Pescara e Rimini, che hanno scoperto la banda.
Le indagini delle due Questure si sono incrociate in quanto quattro indagati sono implicati in entrambe le inchieste. L'attivita' della Polizia prosegue, ha annunciato Zupo, in particolar modo sul fronte del reclutamento delle donne in Romania.


24/07/2007 14.49