Tangenti. Quelle accertate della Green Service a Cantagallo

Alessandro Biancardi

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Tangenti. Quelle accertate della Green Service a Cantagallo
MONTESILVANO. La vicenda degli appalti pubblici del verde è una delle prime storie a saltare fuori all'indomani dell'arresto del sindaco Enzo Cantagallo per l'inchiesta Ciclone. Lo scorso novembre finirono in carcere, oltre all'ex primo cittadino, anche il titolare della Green Service, Bruno Chiulli che solo in un secondo momento decise di collaborare pienamente e di fornire indicazioni utili agli inquirenti per tracciare la mappa completa delle presunte tangenti impostegli da Cantagallo, fin dai tempi in cui era assessore (Giunta Gallerati).
I lavori concessi senza appalto e senza contratto avevano un importo stimato di poco superiore ai 2 milioni di euro ma ben presto subirono una perizia di variante che ne aumentò il valore di circa 1 milione di euro.
Anche in quell'occasione il ruolo dell'architetto Canale, dipendente del comune di Montesilvano, fu determinante dal punto di vista tecnico e a lui la procura contesta una serie di versamenti provenienti direttamente dallo stesso imprenditore del verde per un totale di € 197.891.
Soldi che il dipendente comunale proprio in virtù del suo rapporto di lavoro e in qualità di pubblico ufficiale (controllore) non poteva in alcun modo percepire in modo lecito.

Per quanto riguarda, invece, le presunte tangenti percepite da Enzo Cantagallo la procura individua dapprima tre assegni di € 2.500 ognuno, emessi direttamente da Bruno Chiulli precisamente il 13, il 19 maggio e il 6 giugno del 2003.
Tuttavia per evitare collegamenti diretti tra l'imprenditore spremuto e l'amministratore gli assegni stessi sarebbero stati negoziati e incassati da una amica dell'ex sindaco che ascoltata dagli inquirenti non avrebbe fornito alcuna giustificazione per questa operazione.
Nessun tipo di spiegazione nemmeno dal titolare della ditta di comunicazione per cui la donna lavora.
Per la procura i fatti però sono semplici: poiché fra l'imprenditore Chiulli e la donna amica di Cantagallo non sarebbero incorsi rapporti di lavoro si ipotizza un trasferimento fittizio.
«E' agevole desumere che Cantagallo», scrive il Gip, «ottenuti gli assegni da Chiulli li abbia fatti monetizzare dalla sua amica, per evitare di apparire il destinatario di quelle disposizioni patrimoniali».

D'altro canto, lo stesso Chiulli ha ammesso fin dall'inizio di aver versato all'ex sindaco assegni per un importo di circa € 7.000.
Ma la prima giustificazione ai soldi è quella della vendita presunta di un pianoforte che l'ex sindaco cede all'imprenditore.
La ricostruzione poi viene definita "di comodo" e concordata per sfuggire alle indagini della squadra mobile di Pescara.
Nelle deposizioni Chiulli, infatti, ammette che quell'importo non era altro che il pagamento di una vera e propria tangente.

GLI APPUNTI DELLE TANGENTI TRA LE MUTANDE

Altri elementi emergono da alcuni appunti rinvenuti nel corso di una perquisizione in un cassetto della biancheria intima dell'imprenditore Chiulli.
Questi appunti recano l'intestazione "comune di Montesilvano (provincia di Pescara) il sindaco" e contengono cifre e date: "12 agosto-15; 30 ottobre-15; 30 dicembre-20" e poche altre operazioni di divisione e moltiplicazione "44.000 / 12 = 3600", "630 X 7= 4410" e "630/12"=.... 5200".
Gli inquirenti capiscono che si trovano di fronte ad un documento molto importante perché scoprono fin da subito che la scrittura dei due foglietti assomiglia in maniera incredibile proprio a quella di Cantagallo.
E la conferma arriva proprio dalla confessione di Bruno Chiulli.

BRUNO CHIULLI: «Cantagallo ha sommato l'importo di tutte le fatture della manutenzione PRUSST (primo e secondo lotto) e verde pubblico.
L'importo era di 52.557,96 al mese compresa IVA... questo importo andava moltiplicato per 12 mesi e sviluppava la cifra di 630.695,52. A questo importo si riferisce la cifra "630" vergata di pugno dal Cantagallo sul foglietto sequestratomi. Quando, dunque, nei foglietti sequestratimi Cantagallo scrive "630X7" con il risultato "4.410"
intendeva riferirsi alla tangente da 7% sull'importo dei lavori di un anno. Infatti il 7% di 630.000 e appunto € 44.100. Cantagallo ha vergato di suo pugno nella divisione in alto a destra cifra 44.000 arrotondando. Cantagallo, dunque, voleva complessivamente da me € 44.000. Quando Cantagallo ha scritto "44.000/12=3600" con il resto di 80, intendeva calcolare la tangente mensile che pretendeva da me.
Quando ha scritto "630.000/12" indicando quale risultato "5200" con il resto di 30, intendeva calcolare l'importo mensile che io percepivo dal Comune».



Nell'ottobre 2004 l'imprenditore però subisce la perquisizione della Guardia di Finanza che gli sequestra le matrici degli assegni.
Poiché tirava una brutta aria e si rischiava grosso le richieste esplicite delle tangenti cessarono di nuovo.
Contemporaneamente l'imprenditore smise di essere pagato dal Comune accumulando crediti per oltre € 500.000 in relazione ai quali era fortemente esposto con le banche.
Nella primavera 2006 secondo quanto riscontrato dagli inquirenti l'ex sindaco ritornò alla carica ricordando a Chiulli di dover «onorare gli impegni» e che doveva assolutamente versargli un anticipo di almeno € 10.000.
Chiulli, però, in quell'occasione pagò solo 8000 euro lasciando una busta nel bagno attiguo alla piscina di casa Cantagallo in occasione di una visita ufficialmente per valutare piccoli lavori di giardinaggio.

LA POLIZZA VITA DI MAMMA CANTAGALLO

Dagli accertamenti bancari già a fine anno emerse un'operazione dalle mille ombre circa l'acquisto di una polizza vita presso una banca italiana con sede a Dublino per un valore attuale di € 408.821 intestata alla madre dell'ex sindaco.
Tutto il denaro servito per l'accensione e la successiva alimentazione della polizza è stato versato secondo modalità che la procura giudica significative e, cioè, quasi tutti in contanti, con versamenti da 200 milioni di lire, € 51.645, € 170.000, € 10.000 con assegni emessi da Bruno Chiulli.

La procura fa inoltre notare come dalle notevoli perquisizioni nell'abitazione dell'ex sindaco sono stati trovati numerosi orologi di notevole valore e costosi capi di abbigliamento che contrasterebbero con le fonti di reddito apparenti e lo stato dei conti bancari ufficiali.

LA COMPLICITA' DEL SISTEMA BANCARIO

L'ennesimo elemento giudicato «inquietante e preoccupante» sarebbe l'avallo diretto e indiretto di alcuni istituti bancari che non avrebbero ottemperato alla comunicazione antiriciclaggio obbligatoria in occasione di operazioni finanziarie di una certa rilevanza e che interessano anche paesi esteri.
Il direttore della banca dell'epoca si presentò spontaneamente al pubblico ministero e dichiarò che «l'investimento in questione fu promosso dall'ex sindaco che si diceva in possesso di grosse somme di denaro e che aveva interesse a nascondere (a suo dire per sottrarle alla moglie dalla quale si stava per separare)».
«Tale difesa», scrive il gip Luca de Ninis, «risulta tuttavia l'allarmante sintomo della capacità operative del gruppo criminale oggetto delle indagini, ed in particolare della sua componente politica, e di quale sia il livello di penetrazione nella società civile e di tale modus operandi, sistematicamente avulso dal rispetto delle regole. È incredibile che un alto funzionario di un istituto di credito consenta ad un suo illustre cliente di occultare all'estero nel giro di pochi mesi la somma di € 409.000 in contanti».

«La mancanza di una giustificazione sulla provenienza dei versamenti in denaro contante;(...) il loro ingentissimo importo (...); le date dei versamenti stessi (...); le modalità con cui vennero disposti e la circostanza accertata che parte di essi è riconducibile a disposizioni di Bruno Chiulli riscontrano in maniera indiscutibile, l'impostazione dell'accusa»

Tuttavia soltanto parte del denaro (150mila euro) trovato sul conto irlandese -secondo la procura- sarebbe ascrivibile alla corruzione maturata nell'ambito del PRUSST e quindi sulla vicenda della Green Service.
La procura starebbe già sulle tracce delle persone che avrebbero versato i € 294.000 (150.000 meno 34.606 per l'acquisto della Mercedes sequestrata e messa in vendita dal Gip) che rimarrebbero ancora senza giustificazione ma che potrebbero essere il provento di altre corruzioni.

21/07/2007 12.46

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