Le tangenti ci sono ma non si trovano e gli indagati respingono ogni addebito

Alessandro Biancardi

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AGGIORNAMENTO (16.11) MONTESILVANO. Le tangenti ci sono. Sarebbero nei conti cifrati all’estero, magari San Marino o in Svizzera. Conti per ora irraggiungibili per la Procura di Pescara alla disperata ricerca della “mazzetta”, prova definitiva e senza scampo. Si potrebbe trattare di quote di società o dei versamenti che i costruttori di Montesilvano versavano a beneficio di ex amministratori che erano riusciti a trovare la scappatoia per pagare meno oneri richiesti dalle leggi sull’urbanistica. Fondi neri rastrellati e poi dirottati in banche estere per farne perdere le tracce ma sotto il diretto controllo degli ex amministratori. TUTTO SULLA INCHIESTA CICLONE
E gli inquirenti avevano già trovato soldi all'ex sindaco Cantagallo in una banca di Dublino.
Continuano le indagini sul Ciclone di Montesilvano che pochi giorni fa ha fatto registrare una seconda ondata mentre una terza potrebbe scattare anche prima di settembre.
Tutto dipenderà da quanto gli arrestati diranno e in che modo.
Finora tra gli indagati non vi sono state piene ammissioni o confessioni degne di questa parola, segno che la Procura o si sbaglia di grosso avendo preso forse il più grande abbaglio della storia giudiziaria locale o significa che gli inquirenti avranno vita più dura del previsto e dovranno fare a meno di sconti dal nemico.
Insomma dovranno sudarsela questa partita anche perché finora il materiale raccolto sarebbe fortemente indiziario ma pur sempre indizi.

E potrebbero rimanere in carcere fino a tre mesi Ennio Chiavaroli, Vladimiro Lotorio, Giuseppe Di Pietro, Rolando Canale, ex funzionario del Comune di Montesilvano gia' arrestato nei mesi scorsi e Attilio Vallescura, ex assessore comunale dimissionario, costruttore.
Gli inquirenti, denunciando un perseverante tentativo di inquinamento delle prove, hanno vistosi accordato dal Gip il provvedimento di restrizione in carcere degli indagati anche perché proseguiranno a ritmo serrato gli interrogatori di dipendenti, segretarie, amministratori vicini agli arrestati che possano fornire piccoli elementi utili per illuminare la strada.
Il Gip dice: devono restare in carcere per evitare che si possano creare condizionamenti ai testimoni.
Basterà?

LOTORIO (I PARTE):«HO PAGATO QUANTO DOVEVO. MAI ACCAVALLAMENTO DI RUOLI»

Intanto domani, martedì alle 11, nel carcere San Donato di Pescara, riprenderà l'interrogatorio di garanzia dell'imprenditore ed ex capogruppo della Margherita al Comune di Montesilvano, Vladimiro Lotorio che deve difendersi dall'accusa di associazione per delinquere, truffa aggravata, turbativa degli incanti e corruzione.
Al termine della prima parte dell'interrogatorio il legale di Lotorio, l'avvocato Giancarlo De Marco, ha riferito che il suo assistito si e' difeso sostenendo di «non aver commesso alcun reato».
Quello che la procura contesta all'imprenditore-politico è proprio la condotta amministrativa che sarebbe stata tutta incentrata nel cambiare le regole e favorire la categoria di alcuni costruttori accorpando gli oneri concessori nell'ambito degli accordi di programma che non avrebbero avuto alcuna pubblica utilità, come prescrive la legge.
«Tutte le volte che si e' trattato di deliberare qualcosa», ha spiegato l'avvocato difensore, «non ha partecipato al consiglio comunale. Non c'è mai stato un accavallamento di ruoli. Relativamente all'accusa di non aver mai pagato i costi di costruzione e la Bucalossi, non è cosi' - ha detto l'avvocato De Marco - Lotorio ha pagato quello che doveva pagare, non emerge bene dagli atti, ma domani lo spiegherà».


DUE ORE DI AMARCORD PER VALLESCURA

E' invece durato oltre due ore e mezzo (dalle 9 alle 11.45) l'interrogatorio di garanzia dell'ex assessore ai lavori pubblici del comune di Montesilvano, Attilio Vallescura interrogato stamane dal Gip, Luca de Ninis.
«Vallescura - ha riferito uno dei suoi legali, l'avvocato Antonio Giansante, accompagnato dal titolare di studio Giuliano Milia - ha fornito al gip una chiara spiegazione di tutte le operazioni che sono state fatte».
Una spiegazione sembrerebbe piuttosto articolata visti i tempi in cui si è svolta.
I legali dell'ex assessore hanno presentato istanza di scarcerazione.

DI PIETRO:«LE SCELTE SONO STATE FATTE A MONTE: IO NON C'ENTRO»

Nega anche Giuseppe Di Pietro le accuse e le rigetta tutte al mittente. «Non ci sono prove di accordi o di mazzette, niente di niente».
Un ruolo marginale sarebbe il suo, almeno a sentire il difensore.
«Il problema è che ci sono state delle scelte a monte che alcune imprese spesso hanno dovuto
subire. Non ci sembra che ci sia stata nessuna intesa diretta tale da far ritenere che tutti insieme abbiano operato scelte che non potevano essere fatte, se altri le hanno fatte e le hanno imposte il discorso è diverso», ha infatti detto l'avvocato Alfonso Vasile al termine dell'interrogatorio di garanzia dell'imprenditore e vicepresidente della Camera di Commercio.
A lui viene contestato il reato di associazione per delinquere, corruzione e concussione in
concorso con pubblico ufficiale.
«Ritengo che la posizione del Di Pietro - ha aggiunto Vasile - abbia poco a che vedere con quello che si considera il 'sistema Montesilvano' o quanto meno è un'attività che non incide in alcun modo e che non ha rilievi, quei rilievi che sono stati o si vorrebbero dare».
«In realtà - ha detto il difensore- l'impresa ha fatto quello che avrebbe dovuto fare, non ha partecipato assolutamente a scelte di qualsiasi genere».

GLI ALTRI INDAGATI


Tra gli indagati figurano l'ex vicesindaco Marco Savini, attualmente agli arresti domiciliari per il quale si profila un lungo interrogatorio mercoledì, l'ex assessore ai lavori pubblici Cristiano Tomei indagato per associazione a delinquere, abuso d'ufficio, corruzione, e calunnia (quest'ultima accusa mossagli per aver confezionato –insieme allo stesso sindaco- una lettera anonima per screditare il lavoro e la persona del capo della Volante Nicola Zupo che stava indagando).
Lui, uscito dalla Margherita, rispunta fuori nelle scorse elezioni nella lista Italiani di Mezzo-Lavoriamo con Kennedy.
Ancora tra gli indagati figurano l'ex sindaco Renzo Gallerati, Vincenzo Cirone e Guglielmo Di Febo, e poi ancora gli imprenditori Michele D'Andrea e Franco Olivieri che hanno realizzato l'area del Warner Village e che volevano costruire anche la torre sul mare.
Ci sono anche Duilio Ferretti e il figlio Gianni, Antonio Camperchioli (la figlia Lucia è stata candidata nella lista Italiani di Mezzo), Luciano Melchiorre di Camel Costruzioni e Marco Loco.


NUOVA BATOSTA PER GALLERATI: 4MILA EURO DI MULTA PER ASSUNZIONI DI PARENTI

Renzo Gallerati, ex sindaco, indagato insieme agli altri 40 nomi -molti dei quali ancora ignoti e sui quali continua l'azione degli inquirenti-, tra le altre cose è accusato di aver favorito alcuni imprenditori e di aver sperimentato un “metodo” poi continuato con il sindaco Cantagallo.
Inoltre, Gallerati, oggi capogruppo della Margherita in consiglio provinciale, sarebbe stata la longa manus della amministrazione comunale montesilvanese in Provincia e sarebbe stato lui a farsi carico delle approvazioni necessarie per i progetti e per le varianti urbanistiche.
Ma oggi l'ennesima tegola che sottoscrive un operato non proprio cristallino, tegola arrivata dall'Aquila e dalla Corte dei Conti.
Infatti, dovranno risarcire il Comune di Montesilvano della somma di quattromila euro ciascuno
per un danno erariale derivante dall'affidamento di incarichi professionali a due consulenti legati da rapporti di contiguità familiare con un ex amministratore.
A pagare saranno Renzo Gallerati, e l'ex assessore Emilio Di Censo.
I fatti contestati all'ex sindaco e all'ex assessore risalgono al 2003 quando, con delibera di Giunta, il Comune affidò incarichi professionali a due consulenti esterni (rispettivamente, al marito ed al
convivente delle due figlie dell'ex assessore Di Censo).
La Procura regionale della Corte dei conti aveva rilevato «la sussistenza di profili di responsabilità amministrativo-contabile, consistenti nel pregiudizio finanziario conseguente ad un illegittimo affidamento di incarichi, in assenza di effettiva valutazione delle risorse
interne e in violazione delle regole di trasparenza e concorsualità per l'accesso ai pubblici uffici». La Procura aveva citato Gallerati e Di Censo a giudizio di responsabilità chiedendo la restituzione di circa 42 mila euro, vale a dire l'importo complessivamente percepito dai due consulenti.
Secondo la sezione giurisdizionale ai due consulenti vennero conferiti «senza selezione, incarichi professionali che per legge si sarebbero potuti attribuire solo a esperti di provata esperienza. viceversa, costoro, privi di particolari qualificazioni professionali, vennero incardinati nella
struttura per svolgere normalissime mansioni impiegatizie, in nessun modo riconducibili alle attività di staff o di collaborazione diretta con l'assessore».
I due consulenti vennero incardinati all'interno del settore urbanistica ma l'allora assessore Brocco (che deteneva la delega specifica) fece pervenire alla corte dei conti una nota con la quale
asseriva che «non erano richieste le consulenze».
Secondo le risultanze alle quali e' pervenuta la sezione all'interno del
Comune «esisteva un quadro di diffusa illegittimità nell'organizzazione dell'ente: l'assessore all'urbanistica (Brocco), risultava del tutto ignaro dell'avvenuta assunzione dei due consulenti che assiduamente frequentavano il settore».
La sezione, tuttavia, ha ritenuto di dover applicare una riduzione dell'importo contestato, riducendolo a ottomila euro complessivi, rilevando che le prestazioni svolte dai due
consulenti, «in qualità di impiegati», furono comunque di una
certa utilità al Comune.

16/07/2007 19.24

RIFORMATORI LIBERALI:«FATTI DI UNA GRAVITA' INAUDITA»

Secondo il coordinatore cittadino dei Riformatori Liberali, Mauro De Flaviis, la sentenza della Corte dei Conti «riveste una importanza politica di straordinaria portata, conoscendo le storica difficoltà che la Corte dei Conti incontra nel portare alla luce comportamenti illeciti di amministratori nei confronti delle Istituzioni. Se ciò è stato possibile vuol dire che gli Amministratori della Città di Montesilvano, protagonisti del Sistema Montesilvano, hanno largamente messo in atto condotte illecite a fini di arricchimenti privati o di utilizzo improprio oltre che illecito del mandato popolare di Amministratore».
«Assumere negli enti strumentali e nella pianta organica del Comune familiari o amici, senza alcun regolare concorso, ma solo per consolidare il potere politico», ha detto De Flaviis,«era la norma nella nostra città fino a qualche mese fa. Ringraziamo la Magistratura e la sproniamo affinchè verifichi e controlli tutte le assunzioni effettuate degli ultimi dieci anni dagli ex amministratori per far emergere ulteriori casi».
17/07/2007 10.19


LOTORIO:«NESSUN REATO. AL MASSIMO VI SONO QUESTIONI CIVILISTICHE»


Si è concluso nel primo pomeriggio l'interrogatorio di Vladimiro Lotorio che ha rafforzato la linea difensiva già accennata ieri.
In sostanza gli oneri concessori sono stati scorporati così come prevedeva l'accordo con il Comune («le convenzioni erano le stesse anche a Pescara»).
«Le opere che dovevano essere realizzate - ha aggiunto il legale all'uscita dal carcere, «sono state realizzate. Alcune, una in un caso no, perche' il Comune ha dato disposizione di non realizzarle. Se c'e' qualcosa da pagare, se fatti i conti dovessero dire che manca qualcosa, si paga. Queste pero' sono questioni civilistiche. D'altro canto tutte le obbligazioni risultano apertamente nei bilanci della societa'. Piu' che altro - ha concluso il legale-c'e' un clima di sospetti».
Sarà richiesta la scarcerazione.
Domani intanto sarà la volta di Canale e l'ex sindaco Savini agli arresti domiciliari.
La posizione di tutti gli arrestati appare oggi oltremodo chiara: evidentemente la mole di riscontri indiziari raccolti finora dalla Procura consente questa posizione agli accusati.
Costoro potrebbero addirittura vedersi “riabilitati” in caso di scarcerazione così da ripetere scene già viste in campagna elettorale.
Le indagini intanto continuano e la speranza è che gli inquirenti abbiano tenuto in serbo “l'arma vincente” per il colpo di scena finale…
La chiave di volta in tutto l'impianto giuridico è racchiusa in una sola parola: “prove” che in questo caso significa “tangenti”.

17/07/2007 16.15