34 piccoli Comuni:«sull’acqua responsabilità solo delle grandi amministrazioni»

Alessandro Biancardi

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CHIETI-PESCACA.«Non è stato deliberato alcun aumento delle tariffe per l'erogazione dell'acqua potabile nella scorsa riunione dell'ente d'ambito: l'assemblea infatti ha semplicemente recepito le indicazioni già previste l'anno scorso e scaturite da un'apposita commissione di sindaci che ha studiato a fondo tutti i problemi».
Non ci stanno i sindaci dei piccoli Comuni dell'Ato n.4 "Chietino-Pescarese" a passare per responsabili di una situazione non creata da loro e strumentalizzata dai Comuni più grandi.
Gli amministratori di Ripa Teatina, Casalincontrada, Francavilla al Mare, Pianella, Abbateggio, Arsita, Bisenti, Brittoli, Bolognano, Cappelle sul Tavo, Caramanico, Castiglione a Casauria, Castilenti, Catignano, Città Sant'Angelo, Civitaquana, Corvara, Collecorvino, Cugnoli, Lettomanoppello, Loreto Aprutino, Moscufo, Nocciano, Penne, Pescosansonesco, Roccamontepiano, Roccamorice, Scafa, Serramonacesca, Spoltore, Torrevecchia Teatina, Turrivalignani, Vicoli e Villa Celiera prendono una dura posizione nei confronti degli altri Comuni dell'Ato e degli organi di informazione, colpevoli di «aver creato un inutile e pericoloso allarmismo, in quanto non corrispondente alla realtà».
«Siamo stufi – spiegano – di assumerci la responsabilità degli atti irresponsabili di Comuni più grandi, Pescara in testa, visto che la causa diretta della rimodulazione delle tariffe è anche la pesante eredità che hanno consegnato all'Ato-Aca le realtà amministrative a più grande popolazione. Noi responsabilmente abbiamo votato la copertura dei mutui a garanzia dei debiti contratti da Pescara e siamo stati ripagati con un voto contrario alla rimodulazione delle tariffe ed una indegna e diffamatoria campagna di stampa».
«La verità», aggiungono, «è che la tariffa media rimane a 1,03 euro per metro cubo, il livello deciso l'anno scorso, con un ampio ventaglio di tariffazioni a seconda degli usi e delle tipologie di utenza, che vanno incontro in primo luogo alle necessità delle famiglie, che comunque pagheranno la tariffa più bassa. La realtà è che i Comuni più grandi, che solo ultimamente sono stati costretti ad entrare nell'Ato-Aca, ignorando per molto tempo le norme di legge che erano tenuti ad ottemperare, non hanno accettato la nostra proposta di fissare a 0,29 centesimi la tariffa per i sub-distributori, mentre loro chiedevano di abbassarla a 0,20. Siamo stufi dei loro capricci e dei falsi annunci comparsi in questi giorni sugli organi di informazione. È facile fare della demagogia e del populismo, ignorando la verità dei fatti. Siamo comunque pronti a spiegare le nostre ragioni in una conferenza stampa pubblica, così da ristabilire la verità».

13/07/2007 17.51


RC: «IL GIOCO DELLE TRE CARTE DI D'AMBROSIO»

Nessun allarmismo, dice D'Ambrosio, le tariffe non aumenteranno: abbiamo solo sanato un vizio di forma che era stato riscontrato attraverso un ricorso al Tar. «Altro che vizio di forma», insorge Rifondazione Comunista, «il Tar ha annullato la delibera dell'ottobre 2006, che aumentava a 1,03 la tariffa per i Comuni soci e a 0,29 la tariffa per i sub-distributori, perché l'aumento per i sub-distributori non era motivato».
L'annullamento comportava il dovere per l'Aca di restituire i soldi già riscossi applicando gli aumenti. Allora l'Ato, per salvare l'Aca, che avrebbe avuto un deficit di bilancio per il secondo anno consecutivo, ha riproposto la delibera poi approvata mercoledì scorso contenente gli aumenti già annullati dal Tar.

L'Aca avrebbe motivato all'Ato l'aumento della tariffa come necessario a causa dell'aumento di spesa per acquistare l'acqua da altri Consorzi, acqua necessaria perché nel 2006 sono stati chiusi per inquinamento i pozzi di Castiglione (a causa della discarica di Bussi) e San Martino di Chieti.
«Ci piacerebbe sapere se tali pozzi sono stati disinquinati e ripristinati perché in tal caso non ci sarebbe più bisogno di comprare acqua dal Ruzzo né di aumentare le tariffe. Soprattutto ci piacerebbe sapere perché l'Aca gioca a perdere comprando l'acqua dal Ruzzo pagandola 0,32 e rivendendola a 0,20; quando una legge dello Stato, il Testo Unico n. 1775/1933, consente, quando la risorsa idrica è carente, di ricorrere all'istituto della “concessione idrica” a favore dell'Ambito deficitario con opportuno corso delle opere di derivazione e di adduzione esistenti invece di pagare il prezzo “come mera fornitura commerciale” ( Delibera di Giunta della Regione Abruzzo n. 979/2006 ).

Non sarà mica che il CdA dell'Aca è costituito da incompetenti da mandare a casa?»



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