Omicidio del tassista Libonati: «il caso è chiuso»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2213

Omicidio del tassista Libonati: «il caso è chiuso»
CHIETI. Dopo circa quattro mesi di indagini serrate sono stati raccolti tutti gli elementi per ricostruire l’intera dinamica dell’omicidio ed assicurare alla giustizia il colpevole. L'assassino, Gentian Belegu un albanese di 33 anni ha confessato l'omicidio. Resta ancora da capire l'esatto movente. Dal 13 marzo 2007, giorno in cui è stato rinvenuto il corpo senza vita dell’anziano tassista Dante Libonati nelle campagne di Francavilla, i Carabinieri della Compagnia di Chieti, comandati dal Maggiore Marco Aquilio, e coordinati dal Capitano Luigi Ingrosso, coordinati dalla Procura della Repubblica di Chieti, hanno portato avanti le indagini su tutto il territorio nazionale ed europeo.  
«I primi rilievi effettuati sulla scena del crimine», ricorda il comandante Marco Aquilio, «ci hanno aiutati a capire che l'omicidio si era consumato nel tardo pomeriggio della domenica 11 marzo precedente alla scoperta». In quella circostanza gli esperti hanno “congelato” importanti fonti di prova.

LA PRIMA FASE, LA FUGA A BORDO DEL TAXI

In pochi giorni i Carabinieri hanno individuato la via di fuga dell'assassino, che a bordo del taxi di Libonati ha percorso l'autostrada da Francavilla al Mare fino a Milano, abbandonando poi l'automezzo nei pressi della stazione ferroviaria.
«Attraverso l'esame dei filmati», ricorda il maggiore Aquilio, «di alcune telecamere poste lungo il tratto autostradale si è potuto accertare che l'uomo alla guida del taxi era accompagnato da una donna di cui siamo riusciti a catturare i dati somatici essenziali».
In questa prima fase è risultato molto importante il dispositivo di lettura automatica della targhe in dotazione alle autovetture dell'Arma dei Carabinieri. Proprio l'inserimento della targa del taxi da ricercare ha consentito di rinvenire dopo soli pochi giorni l'automezzo regolarmente parcheggiato nei pressi della Stazione ferroviaria.

LE PROVE NELL'AUTOMOBILE

L'autovettura, benché ben ripulita, è stata recuperata e consegnata ai tecnici del Reparto Investigazioni Scientifiche Carabinieri (Ris) di Parma.
«Nonostante l'accurata pulizia fatta dal malvivente all'interno dell'abitacolo per occultare le tracce», ha spiegato il comandante Aquilio, «gli investigatori del Ris, sono riusciti con estrema sollecitudine e professionalità, attraverso sofisticate strumentazioni e la ormai consolidata esperienza, ad evidenziare un'importante impronta digitale».
Queste risultavano appartenere ad un cittadino albanese, Gentian Belegu, senza fissa dimora e con diverse identità utilizzate.
Sono state poi repertate ulteriori tracce biologiche ancora al vaglio degli stessi tecnici e che potrebbero divenire prove importanti nel corso del dibattimento.

LE TRACCE DEL TELEFONINO

I carabinieri hanno poi ritrovato, sempre a Milano, il telefono utilizzato dall'assassino. Si trovava nelle mani di un cittadino albanese clandestino in Italia, tale Astrit Kriezu, che risultava avere contatti con il fuggitivo. «L'albanese», spiegano dal comando dei Carabinieri di Chieti, «una volta fermato non è stato in grado di fornire spiegazioni plausibili. Così è stato arrestato per verificare il suo coinvolgimento eventuale nella vicenda».
Solo dopo una lunga serie di verifiche i Carabinieri hanno capito che l'uomo era estraneo alla vicenda e aveva semplicemente acquistato il telefono utilizzato dall'assassino.

ALBERGHI E PASSAPORTI

Ma proprio in quei giorni viene fatta un'altra importante scoperta: i due fuggitivi si erano presentati presso alcune strutture alberghiere pescaresi e milanesi utilizzando due passaporti, uno intestato ad un certo Mikel Jacaj e l'altro ad una polacca, tale Beata Anna Zawada. Vengono dunque concentrati tutti gli sforzi sulle ricerche dei due fuggitivi, interessando anche l'Interpol e, finalmente, il 15 maggio 2007, alla frontiera di Brindisi viene fermato mentre entrava in Italia, Jacaj.
L'uomo, tuttavia, risulterà estraneo alla vicenda, tranne per il fatto di aver omesso di denunciare il furto del proprio passaporto, asportatogli, come da lui stesso dichiarato, da un suo connazionale, tale Gentian Belgun.
I tasselli del mosaico cominciano ad allinearsi, il ladro del passaporto è lo stesso delle impronte rinvenute dal Ris di Parma nel taxi.
L'Autorità Giudiziaria ormai non ha dubbi ed emette i decreti di custodia cautelare nei confronti della Zawada e di Belengu.

I DUE SI NASCONDEVANO A DESENZANO SUL GARDA

I due si trovavano nascosti a Desenzano del Garda. Alle prime ore della mattina del 12 giugno 2007 viene dato l'ordine di irruzione nell'appartamento. I due vengono tratti in arresto e messi a disposizione della Procura della Repubblica di Chieti. Da quel giorno sono stati numerosissimi gli interrogatori condotti nei confronti dei due. Belegu, 33 enne albanese già dalle prime ore ha ammesso la propria responsabilità, limitandosi però ad ammettere di aver ucciso l'anziano tassista. Per quanto riguarda la donna, 21 polacca, il dato certo è che è stata in compagnia dell'uomo durante tutta la fuga, ma non si è in grado ancora di dire se fosse presente al momento dell'omicidio o se comunque ne fosse informata.
«Il delitto, comunque», ha commentato soddisfatto il comandante Aquilio, «è ormai considerato scoperto e tutti i tasselli sono al loro. Adesso resta da definire l'esatto movente.
10/07/2007 11.40