Vertenza Solvay, trovato accorto per i 96 esuberi

Alessandro Biancardi

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BUSSI. Il processo di chiusura per due linee produttive della Sovay di Bussi è ormai alle porte. Si comincerà tra agosto e settembre e per fortuna i sindacati di categoria dei chimici hanno raggiunto un accordo con l'azienda.
Per i 96 lavoratori in esubero è stata stabilita la copertura dell'80% della retribuzione annua lorda fino all'apertura della finestra previdenziale per la pensione.
Un accordo che i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno definito «innovativo» e nell'ottica che la Solvay «rimanga comunque a Bussi con una presenza industriale significativa, con nuove produzioni e impianti».
L'azienda secondo Aurelio Franceschelli (Femca Cisl) «deve dire chiaramente quali sono i suoi progetti su Bussi, dove il polo chimico esiste da cento anni».
Proprio Franceschelli ha fatto notare che se nel 1996 gli addetti erano mille «ora sono solo 300, compresi quelli di altre tre aziende che operano in questo settore, e in futuro saranno 108, per quanto riguarda solo la Solvay».
La produzione di cloro «si attesterà sulle 20mila tonnellate l'anno, mentre in passato erano 90mila». Si passerà, a quanto pare, «dalle celle a mercurio a quelle a membrana».
Non è mancato un riferimento anche alla scoperta della discarica di Bussi nei pressi del polo chimico. Paolo Castellucci, segretario provinciale della Cgil, ha chiesto che «si faccia luce sulle responsabilità, anche per capire chi dovrà risarcire i danni. Questa richiesta - ha fatto notare Castellucci - si aggiunge a quella per una garanzia di reddito e occupazione nel polo chimico»