Bancarotta fraudolenta nella compravendita immobiliare, 4 arresti

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

4475



TERAMO. Le Fiamme Gialle del comando provinciale di Teramo hanno individuato e sgominato una holding criminale che ha messo in piedi un rilevante "crack" finanziario attraverso il fallimento di diverse società del settore delle compravendite immobiliari. Le sedi erano state strumentalmente trasferite poco prima del dissesto economico.

Lo sviluppo dell'inchiesta ha portato, alle prime luci dell'alba di oggi, all'esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Teramo, Giovanni Cirillo, nei confronti di imprenditori, faccendieri ed un noto immobiliarista , per i reati di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale.
Le società coinvolte sono la Compagnia Edile s.a.s., Immobiliare Ada s.r.l., Athenia Impresit s.r.l., Loan Immobiliare s.r.l., Aromia s.r.l. e la D'Andrea & D'Andrea s.r.l., con sede in Alba Adriatica(Te) e Roma (che non ha nulla a che vedere con l'immobiliare con sede a Montesilvano).
I beni tuttora sottoposti a sequestro hanno un valore dichiarato pari a 1.873.864,00 euro ma di fatto, sul mercato, avrebbero un valore di circa 5 milioni di Euro.
Gli arrestati sono Andrea Giampaolo immobiliarista di Cepagatti (faccendiere, secondo l'accusa), Dante Morosi di Colonnella (Te) imprenditore edile, Nicodemo e Federica Verdecchia, padre e figlia di Alba Adriatica, per gli inquirenti prestanomi.
I quattro arrestati avrebbero interagito tra di loro con l'obiettivo di passarsi cariche, beni e crediti delle diverse società spostando quote e aziende da un posto all'altro per evitare controlli e sfruttare i benefici di fallimenti pilotati.
Ad uno di loro (Giampaolo) è contestata anche la truffa poiché, sempre secondo gli inquirenti, si presentava come "procuratore della D'Andrea & D'Andrea", che a Pescara è un noto gruppo di costruttori ingenerando confusione e falso affidamento agli acquirenti che in realtà ignoravano che la ditta di Alba Adriatica era tutt'altro che solida.


L'indagine è partita a seguito di un esposto presentato da un fornitore che lamentava il mancato pagamento di forniture eseguite ad una delle società di costruzioni immobiliari riconducibile agli indagati.
L'organizzazione criminale in questione, che operava principalmente nella provincia teramana, secondo l'accusa, nel giro di pochi anni ha organizzato una serie di condotte illecite.
L'obiettivo era quello di procedere alla completa dismissione di tutto il patrimonio sociale ed immobiliare nelle fasi precedenti il fallimento, annullando così ogni possibile garanzia per i creditori sociali, contraendo nel tempo ingenti debiti, soprattutto con i fornitori.
I debiti venivano poi saldati solo in minima parte, per ottenere ulteriori crediti commerciali. In realtà si portavano le società verso lo stato di decozione.
Le indagini, disposte e coordinate dalla Procura della Repubblica di Teramo dal dott. David Mancini, sono risultate sin dalle primissime battute «particolarmente complesse». Anche perchè all'atto del fallimento, è stata depositata solo una minima parte della documentazione contabile aziendale, il cui esame iniziale avrebbe potuto consentire la ricostruzione del dissesto economico delle fallite.

IL TRASFERIMENTO DELLA SEDE

Una volta realizzato il dissesto patrimoniale, proprio per rendere più complicata la ricostruzione ed il successivo recupero dei crediti da parte degli aventi diritto, l'organizzazione ha organizzato il piano «criminale» dettagliatamente: spostare, prima della dichiarazione di fallimento, le sedi societarie, confidando nella difficoltà, da parte degli organi preposti, di realizzare i controlli.
Ma il tentativo messo a punto dai truffatori, secondo l'accusa non ha sortito l'effetto sperato: i finanzieri della Compagnia di Giulianova e dell'Aliquota Guarda di Finanza della Sezione di Polizia Giudiziaria del Tribunale di Teramo, attraverso approfonditi accertamenti, sono riusciti, invece, a determinare la reale entità delle disponibilità economiche e patrimoniali "distratte" dall'organizzazione criminale.
Una volta ricostruita l'intera struttura dell'organizzazione criminale, sono state eseguite diverse perquisizioni in Abruzzo e nel Lazio nei confronti delle persone coinvolte, a seguito delle quali è stata rinvenuta, acquisita e sequestrata tutta la documentazione contabile inizialmente sottratta agli organi inquirenti ed altri importanti elementi utili a dimostrarne la responsabilità.
Nella stessa inchiesta qualche mese fa sotto la lente d'ingrandimento delle fiamme gialle erano finite una serie di operazioni commerciali che hanno avuto ad oggetto le cessione di due strutture immobiliari composte da 32 unità abitative, cantine, box e posti auto situate nel comune di Alba Adriatica (TE).

Sarebbero diverse decine i creditori che sono stati danneggiati dai fallimenti e che spesso non hanno nemmeno titoli da vantare (contratti e preliminari di vendita).
Tuttavia il patrimonio sequestrato e già valutato nel tempo (a procedimento concluso) potrà andare a soddisfare una parte degli aventi diritto.

07/07/2007 10.38

LA CORTE DI CASSAZIONE: GIAMPAOLO NON ANDAVA ARRESTATO

I legali di Andrea Giampaolo hanno presentato ricorso in Cassazione a seguito dell'arresto che è stato annullato.
«La vendita da parte della società Spassopoli», si legge nella sentenza depositata il 25 luglio del 2007, «costituisce esercizio assolutamente legittimo del diritto di disposizione dei propri beni e non può costituire motivo di valutazione deteriore per gli indagati. Sul punto i giudici del merito avrebbero dovuto dare più convincente ed esaustiva motivazione. Allo stesso modo immotivata è la preoccupazione di inquinamento della prova con riferimento alla generica esigenza di acquisizioni documentali, atteso per un verso che l'inutizzabilità del documento contenente il contratto dissimulato e il mancato sequestro del computer sembrano allo stato dipendere essenzialmente da errori e negligenze della Polizia Giudiziaria o dell'Ufficio procedente».
Quanto alla scelta delle misure cautelati «a giudicare dal tenore delle motivazioni del Tribunale», scrive la Corte di Cassazione, «parrebbe che la detenzione carceraria sia stata disposta nei confronti del Giampaolo sulla base della considerazione che, ove posto agli arresti domiciliari, potrebbe commettere imprecisate illegalità. L'inconferenza della motivazione è evidente. L'ordinanza impugnata va pertanto annullata».

16/11/2010 18.18