Vito Taccone: «non fatemi fare la fine di Enzo Tortora»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1593

AVEZZANO. «Chiedo un processo tempestivo per dimostrare al più presto la mia totale estraneità ai fatti». A parlare, ieri mattina, in conferenza stampa nella sede della sua azienda a Forme, frazione di Massa d'Albe, è stato l'ex campione del ciclismo Vito Taccone, rimasto per due settimane agli arresti domiciliari perché coinvolto in un'inchiesta anti-contraffazione.
Volto provato per la batosta che ha subìto e che continua ad avere strascichi, il campione della bicicletta chiede giustizia. Immediata.
Una richiesta non da poco per il nostro Paese.
Non vuole aspettare i tempi infiniti dei processi italiani. Vuole raccontare la sua versione dei fatti al più presto e dimostrare a tutti di essere pulito.
Intanto è finito sui giornali di tutto il mondo per il suo arresto ma riuscire a risalire la china più dura occorrerà del tempo, bisognerà attendere la parola fine da parte del giudice ed una sentenza definitiva.
«Questa vicenda», ha assicurato Taccone, «ha causato un notevole danno di immagine anche a mio figlio Cristiano, che produce abbigliamento sportivo con interessi in Italia e in altri paesi europei. Ho piena fiducia nella giustizia», ha assicurato, «ma ho bisogno di dimostrare al più presto la mia totale estraneità ai fatti che mi sono stati contestati».
L'ultimo periodo non è stato facile e Taccone non lo ha nascosto: «Ho vissuto un'esperienza che mi ha segnato e che mi ha tolto qualche anno di vita. Una esperienza che non auguro neppure al mio peggiore nemico».
Lo sportivo, oggi imprenditore, era stato arrestato a metà giugno scorso assieme ad altre dieci persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al commercio di abbigliamento e accessori con marchi contraffatti o provenienti da furti. «Non mi occorre una riabilitazione alla memoria, come é successo per Enzo Tortora», ha detto. «Il noto presentatore è stato scagionato dopo morto ma aveva avuto degli accusatori. Io - ha sostenuto - non ho avuto neppure la soddisfazione di saper di cosa sono accusato».
L'ex-campione ha ricordato che i vari gestori che si sono susseguiti nell' attività, non gli hanno mai pagato gli affitti e che ha dovuto lottare per riaverli: «Ho presentato una denuncia al Comune di Aielli per falso in quanto era stato presentato un contratto con firma falsificata ed ho presentato un esposto ai carabinieri per le minacce ricevute da coloro che avevano in affitto i locali. Ma la cosa che più mi sorprende è rappresentata dal fatto che, agli atti, non esistono persone che mi hanno mai accusato».

07/07/2007 9.55