Concorsi al Comune: 6 mesi di polemiche per la modifica al regolamento

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Le recenti polemiche sul concorso di Guido Dezio, braccio destro del sindaco D'Alfonso, diventato dirigente del patrimonio al Comune di Pescara, è solo l'ultima puntata di una infinita polemica cominciata fin da subito con l'insediamento della nuova amministrazione. Ma è negli ultimi sei mesi che si sono consumate le battaglie più dure: in consiglio comunale e nelle stanze della giunta.
Discorso apparentemente esaurito con la chiusura di concorsi per dirigenti che dovevano riempire i posti vacanti nell'organico dirigenziale.
Così dalla risposta del Comune sul caso Dezio abbiamo appreso dell'esistenza di un ricorso al Tar da parte di una partecipante.
Inoltre si è attestata la regolarità formale degli atti, secondo il Comune, ma anche la possibilità dello stesso Tar di decidere nel merito della documentazione fornita dal vincitore del concorso.
Come dire che la storia è tutt'altro che chiusa. Ma può anche succedere che un "dipendente storico" e uomo di fiducia del sindaco vinca un concorso ma poi sia costretto a ricorrere al giudice del lavoro perché lo stesso ente locale non gli riconosce i titoli previsti nel bando.
Il tutto dopo la proclamazione e prima della firma del contratto.

Andiamo con ordine.
E' il mese di novembre scorso e anche sui giornali si parla di "grandi manovre" per concorsi banditi dall'amministrazione comunale e, come sempre capita, circolano pure i nomi dei vincitori (nomi che di solito sono pure sempre azzeccati).
«Io credo che ci sia bisogno di una riflessione», ebbe a dire Maurizio Acerbo (Rc), «parliamoci chiaro, il 90% degli abitanti della Repubblica Italiano almeno da Bologna in giù e anche dei cittadini di Pescara pensano che quando si fa un concorso già ci sono i nomi di chi lo vince.
Io credo che questo sia molto negativo per la Pubblica Amministrazione, anche per la credibilità dello Stato in tutte le sue articolazioni della Repubblica e quindi dell'Ente Locale».
Così nel consiglio del 5 dicembre furono presentate e discusse ben due interrogazioni che avevano come oggetto proprio i concorsi comunali e le nuove regole varate dalla amministrazione.
«Tutto a posto», fu la risposta della giunta D'Alfonso.
Eppure si trattava di principi che introducevano nuovi criteri per l'assunzione di dirigenti.
Con la delibera 938 del 30 novembre 2006 (Regolamento degli uffici e dei servizi e regolamento per l'accesso ) la giunta aveva modificato l'articolo 4 del Regolamento per la disciplina all'accesso aggiungendo che «ai fini dell'accesso alla qualifica di dirigente, si intendono "equiparati" agli incarichi dirigenziali quelli prestati presso enti locali in base a contratti di alta specializzazione stipulati ai sensi dell'art. 110 D.Lgs 18.08.200 n. 267 e presso aziende e enti pubblici o privati in posizioni funzionali apicali per l'accesso alle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea».
«Esiste una gerarchia della fonti, e una legge sicuramente non può essere derogata da un Regolamento, sennò ognuno potrebbe farsi la legge a casa propria come vuole», disse Carlo Masci firmatario della interrogazione insieme a Berardino Fiorilli, « io sono certo che dopo questa interrogazione il sindaco prenderà i rimedi e farà in modo di riportare tutto nell'alveo della legalità. La legge nazionale prevede che agli incarichi di dirigenti possano partecipare soltanto coloro che sono di ruolo nell'Amministrazione pubblica da diversi anni, con determinate gradazioni, o che di ruolo hanno la laurea e hanno un ruolo che gli permette di partecipare e accedere ai concorsi per Dirigenti. Ecco, al Comune di Pescara una delibera ha modificato questa legge nazionale, chiaramente noi riteniamo che questa delibera sia totalmente illegittima».
«Si specifica che con deliberazione di Giunta 938 del 30.11.2006», aveva risposto l'assessore D'Angelo, «nell'ambito di una serie di integrazioni migliorative del Regolamento degli uffici e dei servizi, l'Amministrazione ha inteso esplicitare meglio il concetto di incarichi equiparati, previsto dall'art. 28 del Decreto Legislativo 165/01, allo svolgimento di incarichi all'accesso al concorso per la Dirigenza sulla scorsa di una interrogazione chiarificatrice con il competente dipartimento della Funzione Pubblica».
Lo stesso sindaco in consiglio comunale prendendo la parola disse chiaramente di assumersi le responsabilità di quella delibera approvata mentre lui non era presente ed aggiunse: «Nel momento in cui il Segretario Generale ci ha rassicurato con assoluta scorrevolezza circa la legittimità di questa delibera, noi abbiamo adottato la delibera. Il Consigliere Masci ci fa un invito addirittura alla revoca, io quello che posso assicurare a Masci è che ci sarà un ulteriore approfondimento, ma sono già molto sereno adesso, perché conosco anche lo spirito del legislatore, quando ha disciplinato a livello nazionale a riguardo».

«Quello che non si è capito dalla risposta dell'assessore D'Angelo», disse Acerbo firmatario della seconda interrogazione sull'argomento, «è la ragione che ci ha portato fino a qui. Cioè qual era il casus, cioè uno fa qualcosa, scrive, modifica un Regolamento per cui c'è un'esigenza, e non ho capito qual è la ratio».
Dopo la discussione, sta di fatto che il 16 febbraio 2007 il neo dirigente alle Risorse umane, Gaetano Silveri ( primo classificato nello stesso concorso di Guido Dezio), già dirigente della ripartizione tecnica dell'urbanistica, con un decreto dirigenziale è costretto a prendere atto della mancanza dei titoli idonei del vincitore del concorso appena concluso per dirigente tecnico
dell'architetto Pierpaolo Pescara negando persino la stipula del contratto a tempo indeterminato.
Qualche settimana dopo lo stesso Pescara propone ricorso al giudice per una serie di presunte violazioni da parte del Comune chiedendo l'immediata stipula del contratto negato.
Il giudizio pende ancora.


05/07/2007 9.30