«Fuori i dati sulla contaminazione dell’acqua che beviamo»

Alessandro Biancardi

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«Fuori i dati sulla contaminazione dell’acqua che beviamo»
PESCARA. «Vogliamo i dati di rilevazione dell'acqua della Val Pescara. Vogliamo sapere cosa beviamo». A richiederli, per l'ennesima volta, il laboratorio "Bussi ci riguarda", coordinato da Evige Ricci e Giovanni Damiani.
I dati sono andati a richiederli anche al pm Aldo Aceto che sta svolgendo le indagini sulla discarica di Bussi. Lui ha risposto che «i documenti in suo possesso sono secretati» e che non può essere d'aiuto. Il prefetto di Pescara Giuliano Lalli, invece, fa sapere che dell'argomento non può occuparsene perchè i poteri in materia di acqua di bacino Aterno Pescara sono stati attribuiti al commissario governativo Goio.
I sindaci della Val Pescara non fiatano. Non si preoccupano e non esigono dati. Tanto l'acqua contaminata (e potabile perchè inquinata nei limiti di legge che permettono di considerarla bevibile) non crea morti a stretto giro.
«Da alcune dichiarazioni del direttore dell'Arta (agenzia regionale tutela ambientale) abbiamo scoperto che l'acqua che beviamo a Pescara è potabile: quella prelevata dai pozzi di Sant'Angelo contiene idrocarburi alogenati e metalli pesanti (mercurio e piombo). Ma filtrata torna ad essere buona». Quindi a Pescara e dintorni non si beve solo l'acqua "sana" che sgorga da sorgenti pure ma anche quella dei pozzi a valle delle discariche, dei territori di Castiglione e Tocco dove sono state rinvenute sostanze clorurate e metalli pesanti.
Le norme vigenti dal 1999 in materie di bonifiche dei siti contaminati impongono la loro messa in sicurezza d'emergenza.
«Qualcuno sta operando per la loro bonifica dei pozzi di Sant'Angelo», chiede Ricci, «da quando?».
«La legge sulla potabilità delle acqua (31 del 2001)», ricorda Damiani, «ammette che acque trattate e ripulite da inquinamento possano rientrare nei limiti della potabilità. Ma si fa divieto miscelare queste acque, peggiorandone la qualità complessiva». La diluizione e la miscelazione sono quindi illegali. «Come è possibile allora che l'acqua, per quanto trattata, dei pozzi Sant'Angelo ci arrivi in casa? Chi ha potuto autorizzare questo atto?»

All'emergenza sanitaria e a quella ambientale derivanti dalla presenza di sostanze tossiche in Valpescara, si aggiunge anche quella legata alla poca trasparenza dei dati che mette in allarme le associazioni ambientaliste che si dicono «terrorizzate».
«Nessuno può negare che la nostra sia anche una emergenza democratica e politico istituzionale di un commissariamento
con pieni poteri deciso nel 2005, non si capisce per quale emergenza, che oggi imbriglia addirittura istituzioni e prefetti».
«Del Turco cosa fa?», si domanda il comitato. «Quando deciderà di intervenire sulla questione che riguarda un terzo dei cittadini abruzzesi?».
E mentre quelli deputati a farlo riflettono su cosa dire, gli ambientalisti sanno già cosa fare: smettere di bere acqua del rubinetto.
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Alessandra Lotti 04/07/2007 9.13