Aste Giudiziarie, a Teramo archiviazione per i due giudici accusati

Alessandro Biancardi

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TERAMO. L’ex gip teramano, poi giudice a Giulianova e oggi magistrato di Corte d’Appello a L’Aquila e l’attuale presidente del Tribunale di Teramo sono stati coinvolti in un’inchiesta sulle vendite giudiziarie immobiliari partita da un esposto presentato dal cancelliere Scarpone
Il presidente del Tribunale di Teramo Antonio Cassano e l'ex gip di Teramo, nonché ex Giudice responsabile del Tribunale di Giulianova e oggi magistrato di Corte d'Appello a L'Aquila Aldo Manfredi, sono iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Campobasso.
All'origine dell'inchiesta, un esposto - denuncia presentato da un cancelliere in servizio nella sezione distaccata del Tribunale, a Giulianova, Guerino Scarpone, che avrebbe documentato esattamente un anno fa tutta una serie di presunte irregolarità legate alle procedure di vendita giudiziaria degli immobili.
Scarpone è noto alle cronache giornalistiche locali anche per i suoi trascorsi politici all'interno dell'allora Partito Socialista, nonché per il suo impegno alla vicepresidenza del Comitato Regionale di Controllo sugli atti degli enti locali.
Secondo l'accusa del cancelliere, si sarebbero ripetuti una serie di errori nelle procedure esecutive immobiliari e nelle vendite fallimentari. Nel registro degli indagati, infatti, sono finiti anche il Giudice delle esecuzioni e giudice delegato delle procedure fallimentari Flavio Conciatori, il Giudice onorario del Tribunale di Giulianova, Belinda Pignotti, il responsabile dell'ufficio esecuzioni immobiliari, cancelliere Giuliana Marinelli e l'operatore giudiziario Nino Cartone. Nel suo esposto, il cancelliere Scarpone riferisce di una diffusa e generalizzata prassi relativa alla pratica delle procedure esecutive immobiliari, che a suo dire non sarebbe corretta. Le vendite degli immobili oggetto di pignoramento fallimentare prese in esame nella denuncia, sono quelle che andrebbero dal 2001 al 2006. In quel periodo, il sistema adottato è stato quello delle vendite senza incanto dei beni immobili pignorati, ovvero delle vendite in cui non si effettuano vere e proprie aste.
Si trattava, va detto, all'epoca di una procedura sperimentale, che snelliva le pratiche e i tempi. Secondo il cancelliere, però, la prassi sarebbe stata non corretta nell'affidamento delle perizie e degli incarichi, nella nomina dei custodi, nella pubblicità delle vendite che non sarebbe di stretta competenza dell'ufficio ma affidata a società esterne, nell'utilizzo di notai per la predisposizione dei beni venduti, che secondo Scarpone non sarebbe esercitabile per le vendite senza incanto.
Questo sistema, sempre a detta dello stesso cancelliere, avrebbe appesantito l'economia delle pratiche di aggiudicazione del Tribunale, di fatto portando ad un aggravio di spese ingiustificato.
Tutte spese che andrebbero a gravare sul ricavato delle vendite stesse, a tutto danno dell'esecutato.
Raccolte le informa informazioni, il cancelliere aveva inviato una relazione alle varie autorità, e un esposto alla Procura della Repubblica. Gli atti, così come prevede la legge, sono finiti per competenza alla Procura di Campobasso, che è titolare territorialmente delle inchieste sui giudici e nella quale si è aperta un'inchiesta. Dopo alcuni mesi di indagine, però, il Sostituto Procuratore della Repubblica di Campobasso, Rita Caracuzzo ha ritenuto che non sussistessero elementi tali da rendere necessaria la prosecuzione dell'inchiesta e dell'iter giudiziario della stessa e ha avanzato una richiesta di archiviazione.
Ma il gip molisano Giovanni Falcione, raccogliendo l'istanza di impugnazione presentata dallo stesso Scarpone, ha fissato l'udienza in Camera di Consiglio per il prossimo 4 dicembre, nella quale si discuterà appunto se archiviare o meno l'inchiesta. In quella sede, ovviamente, gli indagati avranno la possibilità di dimostrare la loro totale buona fede e provare come la prassi di vendita non provocasse alcun aggravio di spese, così come il fatto che tutto si è svolto nel pieno rispetto delle regole.

Daniela Facciolini
www.lacittaquotidiano.it

27/06/2007 13.47

«LE PROCEDURE ERANO CORRETTE E NON ESISTEVA ALCUNA IRREGOLARITÀ».

«Le procedure erano assolutamente corrette e non esisteva alcuna irregolarità. Il dott. Aldo Manfredi, il dott. Antonio Cassano ed il dott. Flavio Conciatori hanno operato bene ed in modo del tutto trasparente».
Lo rende noto l'avvocato Tommaso Navarra dopo l'ennesima archiviazione così da risultare infondato l'esposto del cancelliere Guerino Scarpone.
L'iscrizione dei magistrati nel registro degli indagati prima e la successiva fissazione dell'udienza camerale, all'esito dell'opposizione all'archiviazione presentata sempre dallo Scarpone, (tutti atti in verità dovuti) hanno consentito di chiarire l'intera vicenda fugando ogni dubbio.
«Ed in verità», aggiunge l'avvocato Navarra, «lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, nel provvedere alla nomina del dott. Aldo Manfredi quale Magistrato di Corte d'Appello, aveva già sottolineato l'importanza e la linearità delle procedure esecutive immobiliari per come celermente ed utilmente svolte presso la Sez.ne di Giulianova già affidata alla responsabilità del medesimo. La vicenda giudiziaria, salvo le sicure future azioni dei magistrati, si è così conclusa nel modo migliore in assoluta trasparenza».

24/07/2008 13.47