La Procura di Pescara contro i colossi di Wall Street:«l'inchiesta non è chiusa»

Alessandro Biancardi

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La Procura di Pescara contro i colossi di Wall Street:«l'inchiesta non è chiusa»
PESCARA. Una gigantesca truffa da 4,2 miliardi di euro ai danni dello Stato. A indagare la Procura di Pescara, sul banco degli imputati tre colossi bancari di Wall Street: Goldman Sachs, JpMorgan Chase e Lehman Brothers. Notizia di ieri del Wall Street Journal voleva che, secondo una «fonte anonima» la Procura italiana avesse azzerato i 4,2 miliardi di euro di crediti d'imposta provenienti dalle oltre 40 mila richieste in corso dal 1999 al 2003.
Ha subito smentito il procuratore capo Nicola Trifuoggi che insieme ai suoi sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli ha portato alla luce il grosso raggiro.
L'inchiesta va avanti dunque e non è stato azzerato un bel niente.
«Abbiamo transato, siamo soddisfatti. La faccenda è chiusa e abbiamo cooperato con gli inquirenti», si erano affrettati a dire qualche settimana fa Goldman Sachs e Lehman Brothers.

Ma cosa c'entrano i big della finanza americani con Pescara?
La scoperta della truffa sui rimborsi, ribattezzata "easy credit", è saltata fuori nel 2005.
Il Gruppo repressioni frodi della Guardia di finanza di Roma ha poi trasmesso un rapporto alla Procura di Pescara, competente per territorio visto che è proprio qui che ha sede il centro operativo dell'Agenzia delle entrate che si occupa di queste pratiche.

COME FUNZIONAVA IL MECCANISMO

La legge italiana prevede che i crediti d'imposta sui dividendi spettino solo a società ed enti residenti in Italia, ma alcune convenzioni stipulate dall'Italia con Gran Bretagna e Francia, in vigore dal 1992 al 2003, prevedevano l'estensione di questo diritto ai residenti nell'altro stato contraente.
Secondo quanto emerge dalle indagini le banche si sarebbero fatte prestare, temporaneamente, una serie di pacchetti azionari, per far risultare che al momento dello stacco delle cedole dei dividendi queste azioni risultassero di proprietà delle loro filiali con sede a Londra e dunque titolate a chiedere il rimborso.
Il giocattolino ha funzionato per quasi quattro anni, perché nessuno avrebbe mai controllato.
Verificando poi le oltre 40 mila richieste di rimborso si è scoperta la mega truffa.
L'Agenzia per le entrate ha sostenuto che le azioni erano state rilevate per motivi fiscali e non per ragioni economiche, anche perchè, incassato il dividendo e maturato il credito, i pacchetti venivano restituiti ai legittimi proprietari.
Nell'inchiesta sono coinvolte oltre 5 mila persone, tra cui dirigenti di banche estere e possessori di titoli di tutto il mondo. Americani, europei, asiatici e australiani ma anche nomi notissimi come i colossi Merrill Lynch, Nomura International, Citigroup Global Markets Limited e la svizzera Ubs.

Red PdN 27/06/2007 9.09