Una fuga di notizie per sabotare la gara dell’Alitalia

Alessandro Biancardi

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ROMA. Ora l’acquisizione della Alitalia ha anche il suo giallo. Oltre le polemiche e la ridda di dichiarazioni politiche sul caso Aeroflot che abbandona oppure no, oggi arriva una notizia che aumenta la suspense. La notizia lanciata sul ritiro di Aeroflot sarebbe stata fatta ad arte, per mettere le mani avanti ma anche nella speranza di far saltare l'asta e ottenerne un'altra a condizioni migliori.

ROMA. Ora l'acquisizione della Alitalia ha anche il suo giallo.
Oltre le polemiche e la ridda di dichiarazioni politiche sul caso Aeroflot che abbandona oppure no, oggi arriva una notizia che aumenta la suspense.
La notizia lanciata sul ritiro di Aeroflot sarebbe stata fatta ad arte, per mettere le mani avanti ma anche nella speranza di far saltare l'asta e ottenerne un'altra a condizioni migliori.

Questa versione dei fatti viene sostenuta dal quotidiano russo Nezavisimaia Gazeta, secondo il quale le voci sul ritiro dall'asta, diffuse ieri in contemporanea da varie fonti vicine ai vertici di Aeroflot, erano troppo ben orchestrate per essere semplici indiscrezioni casuali.
«Secondo il giornale», rivela oggi l'Ansa, «la compagnia di bandiera russa ha usato la tattica dell'abbandono per spingere l'unico concorrente ancora in lizza, AirOne, a rinunciare anch'esso e permettere la convocazione di una nuova gara con termini più favorevoli. Il giornale sottolinea che comunque, se la gara andrà avanti nei termini attuali, Aeroflot si è chiamata fuori: lo dimostra
l'interesse manifestato per l'acquisto del 75% della compagnia serba Jat, una carta di riserva apparentemente più alla portata delle tasche della compagnia russa a parere del giornale».
Insomma una gara troppo onerosa dove i rischi sono tantissimi, sembra non esserci sufficiente margine di sicurezza e troppi sono i debiti della Alitalia, accumulati in decenni di dissennata amministrazione.
Una situazione che ricorda molto le polemiche sorte sul mega appalto della riqualificazione della aree di risulta di Pescara dove la gara per lavori da 52milioni di euro è stata condita da sorprese, polemiche, dietrofront, colpi di scena. Dove le 9 ditte presentatesi, pian piano hanno fatto marcia indietro lasciando la vittoria all'unica ditta partecipante. Una storia diversa ma che ha come punto di congiunzione proprio lo stesso Carlo Toto che, una volta finita la gara, dopo la nostra inchiesta, ha finito per ammettere che gran parte degli introiti saranno ricavati dalla gestione dei parcheggi nella Ztl, con un guadagno ipotizzato di 8 volte la spesa (secondo il consigliere di minoranza Carlo Masci) cioè di circa 380 milioni di euro.
Intanto Gianfranco Fini (An) ieri ha dato la sua benedizione all'imprenditore abruzzese invitando il governo a non far «scappare anche l'unico italiano rimasto».
A Pescara invece le grane maggiori per l'airone arrivano proprio dal partito di fini che ricorrerà al Tar contro l'affidamento dei lavori.

19/06/2007 17.38

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