Eran 300 giovani e furbi, si iscrivevano alla D'Annunzio con diplomi falsi

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Erano tutti in possesso di diploma di "massofisioterapista" conseguito dopo aver seguito le lezioni per tre anni nell’Istituto nazionale corsi professionali di Cosenza. Oltre 300 persone, residenti in diverse parti della penisola, si recavano in Calabria per ottenere un attestato utilissimo per accumulare crediti ed iscriversi alla facoltà di Fisioterapia nell’anno 2005-2006 dell’Università D’Annunzio di Chieti.
E così il percorso di laurea era ancora più veloce.
Peccato che i reati contestati dalla guardia di finanza abruzzese alle 300 persone denunciate siano quelli di induzione in errore (dell'Università) per inganno, falso ideologico e materiale, commesso dal privato in atto pubblico e dal pubblico ufficiale in atti amministrativi.
Le stranezze erano tante ma sono subito saltate fuori nel corso delle indagini che duravano dal 2006. Moltissimi studenti o lavoratori, pur essendo impegnati in regioni magari diverse dalla Calabria tuttavia risultavano iscritti alla scuola cosentina.
Questo ha permesso di focalizzare l'attenzione sul caso calabrese e solo in seguito ad alcune approfondite perquisizioni è stato possibile scovare indizi utili, forse prove.
L'operazione della Guardia di Finanza di Chieti, diretta personalmente dal comandante regionale, Giuseppe Alineri, denominata “Honoris causa” si è conclusa ieri con il sequestro di 300 falsi diplomi di scuola superiore sequestrati in altrettante perquisizioni domiciliari. Secondo alcune persone ascoltate per avere quel certificato bastava sborsare 7mila euro e il gioco era fatto.
Sono invece 301 le persone ritenute responsabili del delitto di falso denunciate dalla procura secondo l'ipotesi accusatoria del Pm Lucia Anna Campo.
I sequestri sono iniziati giovedì 13 giugno e proseguiti nel week end in tutte e 20 le regioni italiane ed sono state impegnate pattuglie di oltre 160 reparti di finanziari, tutti coordinati dal nucleo provinciale di Chieti.
«Le indagini sono iniziate a febbraio dello scorso anno», ha spiegato il comandante Alineri, «ci siamo accorti che qualcosa non andava in alcune tipologie di diplomi che servivano poi per iscriversi all'università. I provvedimenti di perquisizione e sequestri sono scattati dopo aver studiato una mole immensa di documentazione relativa alle istanze di riconversione in crediti formativi dei titoli posseduti, presentate presso l'Università degli studi “D'Annunzio” di Chieti per il conseguimento della laurea in fisioterapia per l'anno accademico 2005/2006».
I diplomi e gli attestati presentati per l'iscrizione ai corsi di laurea sono però risultati idonei a trarre in inganno gli organi preposti alla ricezione degli stessi presso l'Ateneo teatino, che ha fornito agli inquirenti ogni utile collaborazione.
Anche per questo caso l'Università del rettore Cuccurullo sembra essere parte lesa.
Tanto è che sarebbe stata proprio l'Università a presentare un esposto alla magistratura per fare chiarezza e nel corposo esposto anche la documentazione che evidenziava le incongruenze territoriali con due punti in comune: un diploma di massofisioterapia e Cosenza.
Le indagini partite per verificare alcuni presunti illeciti nell'ultimo anno accademico si sono estesi fino a quello del 2000/2001. E' così che sono state individuate le 300 irregolarità di molte persone, alcune di queste già laureate che ora dovranno sbrogliare una matassa piuttosto intricata.
Ma non è finita qui, perché le indagini continuano e di sicuro riserveranno nuovi sviluppi e colpi di scena.
Al momento al centro delle indagini risulta anche un istituto di formazione privato padovano già interessato da una approfondita perquisizione che ha consentito di acquisire notevole materiale cartaceo ed informativo attualmente al vaglio degli investigatori.
Ancora dunque una storia non edificante di raggiri e presunte truffe che hanno come epicentro e vittima l'università chietina che secondo il suo rettore sarebbe oggetto di «minacce e attacchi da parte dei poteri forti».
E' chiaro che non sarà l'ultima volta che si parlerà dell'Università nell'ambito di una inchiesta giudiziaria anche perché rimangono aperte quelle relative alla presunta truffa legata alla Unicampus, quella legata a studi pubblicati in ambito internazionale del Cesi per la ricerca farmacologica e quella sulla fondazione universitaria.

19/6/2007 13.56
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