Quei jeans che stanno così stretti a scuola e all’associazione di consumatori

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Non è una novità che i grandi marchi da sempre tentano di aggredire e irretire le giovani menti, fin da subito. Ci sono le pubblicità martellanti, quelle subliminali, quelle occulte e ci sono quelle che sono state segnalate anche a scuola… dove meno te lo aspetti.
Alla associazione Arco sono giunte segnalazioni riguardo la prova di inglese degli esami di scuola media inferiore secondo le quali il testo predisposto per l'analisi conteneva una breve storia su una tra le più famose multinazionali di jeans.
Il testo sarebbe stato accompagnato da alcune domande relative il gradimento e l'uso da parte dell'alunno dei jeans di tale marca, come nelle migliori tradizioni di promozione commerciale dei prodotti e di ricerca di mercato.
Così la pubblicità in silenzio arriva tra capo e collo, tra insegnante ed alunno e nel bel mezzo di un compito in classe.
Niente di più appetitoso per il logo blasonato che si imprime consciamente o inconsciamente ed in maniera profonda negli studenti.
«Riteniamo», dicono all'Arco, «che si sia consumato un grave e lesivo uso della scuola a fini commerciali con la possibilità che i nomi e le caratteristiche dei ragazzi associate alle loro risposte possano costituire una banca dati di grande interesse per l'azienda coinvolta. Chiediamo pertanto chiarimenti al Ministro della Pubblica Istruzione, al Garante della Privacy e al Garante della Concorrenza circa tali segnalazioni. Nel caso in cui corrispondessero al vero vorremo conoscere quali iniziative si intendono prendere per reprimere ogni forma di speculazione commerciale all'interno della scuola».
Arco, inoltre, presenterà lunedì un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere l'accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità. Qualora la Magistratura dovesse rilevare estremi di reato si preannuncia la costituzione di parte civile nell'eventuale processo della associazione di consumatori.
16/06/2007 10.13