«Il Piano gestione dei rifiuti viola norme comunitarie e nazionali»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La proposta del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti non convince il coordinamento della Base di Chieti che ha inviato le sue osservazioni alla direzione Parchi, Territorio, Ambiente e Energia. Dall'analisi degli elaborati della Regione «ci accorgiamo», scrive il coordinamento, «che le soluzioni individuate sono diametralmente opposte ed in contrasto con quanto suggerito dalle più attuali normative comunitarie e nazionali».

CHIETI. La proposta del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti non convince il coordinamento della Base di Chieti che ha inviato le sue osservazioni alla direzione Parchi, Territorio, Ambiente e Energia.
Dall'analisi degli elaborati della Regione «ci accorgiamo», scrive il coordinamento, «che le soluzioni individuate sono diametralmente opposte ed in contrasto con quanto suggerito dalle più attuali normative comunitarie e nazionali».

Nel tentativo di ridurre l'uso delle discariche, secondo le accuse, il piano non esprimerebbe «nulla di concreto sulle opzioni per ridurre alla fonte i rifiuti prodotti e assume come certezza assoluta per la soluzione di tutti i problemi la scelta di destinare alla produzione di bioessiccato e di combustibile da rifiuti tutta la raccolta indifferenziata, non escludendo», si legge nelle osservazioni presentate, «l'opzione termica in impianti dedicati ma anzi considerandola una risorsa aggiuntiva e prevedendo scenari con la realizzazione di un unico inceneritore al servizio di tutta la regione o quattro impianti termici di piccole dimensioni dislocati nei quattro Ato».
I punti contestati della bozza del piano sono essenzialmente tre:
«l'obiettivo di recuperare solo il 55% dei rifiuti totali entro il 2011, il ricorso agli impianti di produzione di CDR e il conseguente utilizzo in cementifici o in termovalorizzatori, la mancanza di azioni concrete per incentivare il riutilizzo dei materiali».
Nello scenario proposto dal Piano senza Trattamento Termico dedicato
(inceneritore/termovalorizzatore) si avrebbe un conferimento in discarica di circa 170.000 t/a (bioessiccato + scarti a smaltimento) Con il Trattamento Termico dedicato (bruciando il bioessiccato e gli scarti), secondo il Piano, si conferirebbero in discarica solo 14.000 t/a circa di scorie da termodistruttore.

«Questa valutazione», scrive la Base, «ci sembra francamente inattendibile poiché le scorie da Termodistruzione in impianti dedicati non si attestano su percentuali così basse (8,5% circa) come previsto ma raggiungono il 30% (scorie , ceneri solide ecc.) come ampiamente documentato dai resoconti di attività di tutti gli inceneritori presenti attualmente sul territorio nazionale e come riportato nel Rapporto "Gestione rifiuti a freddo" pubblicato nel febbraio 2003 da Greenpeace e dall'Alleanza mondiale Gaia».
Il coordinamento punta poi l'attenzione sulle ripercussioni sulla salute che l'impiego dei Termovalorizzatori produce.
«Gli studi e le relazioni sull'argomento del Dott. Stefano Montanari, Direttore scientifico del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena, sono molto chiari. Riteniamo inoltre che la bozza di piano, così come formulata, non ipotizzi un sistema di gestione dei rifiuti degno di una regione dove il "fattore ambientale" è una risorsa concreta».
Tra le proposte avanzate dalla Base «informare i cittadini ed educarli alla raccolta differenziata; disincentivare l'utilizzo dei prodotti usa e getta; utilizzare il trattamento a freddo dei rifiuti finalizzato al recupero dei materiali».
Questa tecnologia sta prendendo piede in tutto il mondo ed è riconosciuta come il miglior sistema di smaltimento dei rifiuti.
La sua flessibilità permette di poter far funzionare gli impianti anche se un giorno si dovesse raggiungere il risultato del 100% di raccolta differenziata (cosa impossibile nell'opzione termica); attualmente in Germania si smaltiscono con questo sistema circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti (23%) a soli quattro anni dall'introduzione parziale di questa tecnologia. Con il Trattamento Meccanico Biologico (TMB) è possibile recuperare oltre il 70% dei materiali in ingresso. Finirà dunque in discarica meno del 30% dei rifiuti in entrata nell'impianto.

15/06/2007 9.45