Inchiesta urbanistica: sospetti su almeno 5 politici

Alessandro Biancardi

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Inchiesta urbanistica: sospetti su almeno 5 politici
PESCARA. Alla fine un nome è uscito. Dopo oltre un mese dalle perquisizioni negli uffici dell'urbanistica della squadra mobile di Pescara è saltato fuori il nome del politico indagato. Ieri Il Messaggero ha svelato che si tratterebbe di Licio Di Biase, consigliere nelle fila dell'Udeur, oggi il Centro annuncia che ci sono indagini su almeno altri 5 politici, 4 del centrosinistra ed uno del centrodestra. Ma PrimaDaNoi.it già lo scorso 22 maggio  aveva dato indicazioni precise sul politico coinvolto.
Pochi giorni dopo aveva precisato che i politici erano molti di più così come le persone ascoltate ed in qualche modo "tirati dentro la vicenda", aspetti che potrebbero far pensare addirittura ad una trentina di indagati (oggi invece i giornali parlano di 13). Le indagini in corso interessano oltre 22 progetti (accordi di programma) e la loro complessità costringe la procura di Pescara a ritmi apparentemente lenti. Ma ci sarebbero anche altri imprenditori che avrebbero fornito particolari utili alle indagini per nuovi filoni o piste da seguire.
Indicazioni su pressioni più o meno velate di certi politici, su imprenditori per ottenere uno sblocco di una procedura o il permesso di costruire.
Il centro delle indagini però rimane quello delle mazzette, e dunque finanziamento illecito ai partiti, cioè soldi non registrati ed in nero.
Il passo verso concussione e corruzione è dunque breve.
Ecco allora perché le indagini sui conti dei politici quelli personali e quelli magari intestati a prestanome dove potrebbero essere state versate le somme.
Quelle, invece, passate di mano in contanti –nelle valigette, come nei film- quelle sarà difficile scovarle, già investite e serviti per grossi acquisti.
Eppure sono in tanti a tremare tutti quegli «stupidi che continuano a leggere di intercettazioni sui giornali ma che continuano a parlare al telefono tranquillamente», per dirla con il capo della procura, Nicola Trifuoggi.
Infatti il materiale raccolto fin qui con decine e decine di utenze sorvegliate sarebbe molto interessante e giudicato abbondante.
Quello che sarebbe emerso sarebbero situazioni, circostanze, eventi, precisi; una ragnatela di situazione che costituiscono piccole tessere di un puzzle che gli inquirenti stanno ricostruendo poco per volta.
Ma una volta conosciuta la vicenda occorre trovare riscontri, prove ed è qui che sorgerebbero i problemi maggiori…
Purtroppo il riserbo sulle indagini è pressocchè totale ed in questi giorni anche raccontare la verità dei fatti diventa molto difficile.

Tuttavia quello che trapela sull'ex assessore Licio Di Biase, passato al centrosinistra e membro della commissione edilizia, sembra essere un episodio marginale, apparentemente rilevante solo per il tenore delle chiacchiere intercettate al telefono che fanno intuire certe confidenze e certe usanze ormai consolidate, tutte da provare.
Procura e Di Biase tuttavia ammetterebbero che su quell'episodio che vede coinvolto l'imprenditore Aldo Primavera (uno dei primissimi nomi venuti fuori) i soldi ricevuti (1500 euro) sarebbero fatturati.
Soldi chiesti per fare beneficenza per interposta persona: Di Biase li avrebbe chiesti per acquistare copie di suoi libri da regalare ad una scuola.
E dalle telefonate emergerebbe il malumore del piccolo imprenditore, sempre Primavera, che si dice "trascurato" e messo "in secondo piano" nei confronti dei pesci grossi, quegli imprenditori molto importanti che da alcuni anni a questa parte hanno avuto molto. I loro progetti sono passati e sembrano viaggiare a gonfie vele mentre quelli suoi e di altri imprenditori “minori” trovano sempre continui ostacoli.
Gli altri sarebbero tutti in via di realizzazione grazie ad accordi di programma o varianti al piano regolatore, emendamenti discussi in commissione.
Ecco allora che gli altri politici coinvolti potrebbero occupare un posto rilevante nella commissione chiave che può aprire o sbarrare le porte alla speculazione edilizia.
Tra i 22 progetti figurano opere per oltre 700 milioni di euro (stima approssimativa che potrebbe raggiungere anche il miliardo di euro) tra i quali l'area di risulta, la sede della Fater, il ponte sul mare, la nuova sede della Regione.
Una delle tesi che gli investigatori stanno cercando di appurare è l'eventuale vantaggio degli imprenditori, quelli che fanno parte degli accordi di programma, rispetto agli altri esclusi o costretti a seguire i normali iter di evidenza pubblica con gare di appalto.
In questo caso le accuse, oltre quelle note, potrebbero essere molto diverse e le ripercussioni rilevanti anche sul mercato e sulla concorrenza.

14/06/2007 11.02