Soprintendenza beni archeologici, crisi di personale e lettera a Rutelli

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Si è assottigliato di quasi il 10%, secondo i dati Uil, l'organico alla Soprintendenza per i beni archeologici dell'Abruzzo, a seguito dei processi di riqualificazione del personale.
Su 141 dipendenti, 91 dei quali sono funzionari, tecnici, amministrativi e 50 sono operatori alla vigilanza, ben 12 persone sono state sinora costrette a "emigrare" fuori regione per passare al livello superiore, acquisire un adeguamento economico e il riconoscimento di professionalità superiori maturate in attività ormai svolte da anni.
La situazione si aggraverà secondo la Uil Bac quando una parte del personale maturerà la pensione e non sarà rimpiazzato, «poiché il decreto governativo di assunzione degli oltre 2000 precari dei beni culturali, interesserà la Soprintendenza per una sola unità».
Un quadro molto critico che mette in discussione lo stesso svolgimento dell'attività ordinaria di tutela e salvaguardia del patrimonio archeologico abruzzese.
Così il sindacato, insieme a Cgil, Cisl, Unsa, Flp e alla Rsu hanno inviato un documento al soprintendente e al direttore regionale nel quale propongono di avviare un'azione congiunta nei confronti del Ministero retto dal vice premier Rutelli «per esporre la gravità della situazione e affinché si definisca rapidamente la dotazione organica della Soprintendenza archeologica, in maniera che i dipendenti interessati rientrino a pieno titolo nel contingente di personale dell'ufficio», ha spiegato il segretario Giuseppe La Spada.

14/06/2007 9.09