La procura dell’Aquila indaga la Br Lioce per le minacce a mons. Bagnasco

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Un bigliettino trovato nella cella della brigatista Nadia Desdemona Lioce, rinchiusa nel carcere dell’Aquila, ha dato il via ad una inchiesta della procura. La donna è sospettata di essere la mandante delle minacce e degli atti intimidatori all’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco.   IL RECENTE CORTEO CONTESTATO E SEGUITO DA NUMEROSE POLEMICHE
L'AQUILA. Un bigliettino trovato nella cella della brigatista Nadia Desdemona Lioce, rinchiusa nel carcere dell'Aquila, ha dato il via ad una inchiesta della procura.
La donna è sospettata di essere la mandante delle minacce e degli atti intimidatori all'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco.


 
IL RECENTE CORTEO CONTESTATO E SEGUITO DA NUMEROSE POLEMICHE


Le minacce a monsignor Bagnasco, presidente della Cei, delle ultime settimane potrebbero partire dunque da qui. Da una cella di isolamento speciale perché detiene la brigatista più nota degli ultimi anni.
Secondo la procura a spedirle potrebbe essere stata Nadia Desdemona Lioce, già condannata all'ergastolo.
Il reato contestato è associazione con finalità di terrorismo, in relazione proprio alle intimidazioni pervenute al monsignore.
Soltanto oggi, infatti, è stato reso noto che lo scorso 11 aprile la cella della Lioce è stata perquisita da personale della polizia penitenziaria.
Nel corso di quella operazione sarebbe stata sequestrata una busta bianca con un testo di due righe: nelle quali si legge «...ne do...asco ne...» e nella seconda riga «religios...»

Ma la Lioce rimanda al mittente le accuse.
La sua difesa l'ha scritta di suo pugno in una lettera indirizzata al Tribunale del Riesame.
«Come militante Br-Pcc prigioniera», ha scritto, «dichiaro di disconoscere qualunque attribuzione surrettizia a me personalmente o all'organizzazione a cui appartengo, di contenuti più o meno politici estranei alla linea politica praticata e proposta dalle brigate rosse per la costruzione del partito comunista combattente, che sostengo e nella quale mi sono più volte pubblicamente riconosciuta».
Secondo la brigatista reclusa a L'Aquila questa vicenda sarebbe un tentativo «di strumentalizzazione. Per quanto mi riguarda il tempestivo reperimento di una frase dattiloscritta che si vuole riferire alla campagna mediatica e allarmistica in corso proprio in questi giorni,
entra a far parte di un'operazione che adopera la comparsa di simboli più o meno alludenti alle brigate rosse e che, sfruttano le condizioni di segregazione imposte ai militanti Br e ai rivoluzionari prigionieri ed è volta in generale ad inquinare l'informazione pubblica»

«ACCUSE MOSSE PER MOTIVARE 41 BIS»

Alla difesa della Lioce si aggiungono anche i suoi avvocati Caterina Calia e Carla Serra che non hanno gradito questa accusa mossa alla sua assistita.
«E' assurdo che da pezzi di frasi incomprensibili si sia formulata un'accusa assurda, come quella di essere in qualche modo mandante delle minacce a monsignor Bagnasco».
Secondo i legali l'accusa sarebbe stata avanzata «per poter sostenere ancora l'esigenza del regime di 41 bis. Nessuno ha mai visto quella lettera», assicurano le due, «a parte il pm che l'ha chiusa in cassaforte. E' grave che tale accusa sia stata confermata dal Riesame e che debba essere necessario un incidente probatorio».

IL SIT IN CONTRO IL 41 BIS

E proprio dieci giorni fa fuori dal carcere di Costarelle di Preturo, si è tenuto il sit in di protesta di 200 giovani dell'area movimentista-eversiva contro il regime del carcere duro previsto dall'articolo 41 bis. Una manifestazione che ha indignato la città e lasciato tracce evidenti (slogan e scritte con spray) sui muri di tutta la città. Ora questa nuova notizia getta la città nel panico e riaccende la discussione politica sulla presenza della brigatista nel carcere cittadino.

INTIMIDAZIONI DOPO LE DICHIARAZIONE SUI DICO

Le intimidazioni nei confronti dell'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, sono cominciate dopo le sue dichiarazioni sui Dico e la famiglia, due mesi fa. Nella prima lettera di minacce furono recapitati un bossolo e una serie di insulti, poi qualche settimana dopo tre proiettili inesplosi e una nuova lettera con minacce di morte. L'ultima appena due giorni fa con la scritta "Io ti ucciderò". La scritta è stata realizzata, secondo la Digos che ha sequestrato la busta, con una macchina da scrivere di vecchio tipo. I tre proiettili sono di piccolo calibro, probabilmente da carabina, inesplosi. Il timbro postale sulla busta è quello del centro di smistamento dell'aeroporto di Genova.
Dal canto suo Bagnasco, che ormai gira sempre con la scorta, si è sempre detto sereno e tranquillo.

CHI E' NADIA LIOCE

Nadia Desdemona Lioce, 45 anni di Foggia è un componente del movimento Nuove Brigate Rosse - Nuclei Comunisti Combattenti (Ncc).
Ha partecipato alle azioni armate che sono costate la vita a Marco Biagi e Massimo D'Antona.
Ha partecipato alla sparatoria sul treno del 2 marzo 2003 insieme al brigatista Mario Galesi che costò la vita ad un sovraintendente della PolFer, Emanuele Petri ed al Galesi stesso.
La sua cattura è dovuta ad un'azione scaturita da un normale controllo presso Castiglion Fiorentino. In seguito al suo arresto verrà decifrato il contenuto del suo palmare permettendo agli investigatori di trovare un covo a Roma, in un locale in affitto di proprietà di Diana Blefari Melazzi, e di risalire agli altri appartenenti al movimento brigatista. Il processo a suo carico si è concluso con la condanna all'ergastolo.


MONSIGNOR BAGNASCO E LE DICHIARAZIONI SULLA FAMIGLIA

L'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, 64 anni, è anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Nei primi mesi alla guida della CEI, Monsignor Bagnasco si è espresso in merito alle unioni diverse dal matrimonio in questo modo: «Quando il criterio dominante è l'opinione pubblica o le maggioranze vestite di democrazia - che possono diventare antidemocratiche o violente - allora è difficile dire dei "no". Perché quindi dire no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no all'incesto, come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene?. Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali».

12/06/2007 15.56