Fauna ittica: «ripopolamento record nell’area protetta al largo di Pescara»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Arricchimento della biodiversità e una boccata d’ossigeno alla piccola pesca. Questi i benefici effetti delle barriere artificiali antistrascico installate dalla Provincia a tre miglia marine dalla costa pescarese, grazie ad un finanziamento comunitario Docup.
Lo rivelano i risultati del secondo anno di monitoraggio, effettuato con reti da posta dall'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise “Giuseppe Caporale” di Teramo nell'area di circa 14 chilometri quadrati delimitata dai 268 blocchi forati in calcestruzzo a forma di campana, posizionati nel novembre 2004 nel tratto di mare compreso tra Pescara nord (piazza san Francesco) e la foce del fiume Saline.
Le analisi realizzate dal reparto di biologia marina e fluviale del “Caporale”, sotto la supervisione della responsabile Carla Giansante, dimostrano che nell'oasi marina si siano insediati in abbondanza molluschi bivalvi, per lo più ostriche.
«Nell'area – spiega - sono presenti specie ittiche legate a substrati duri, come mormore, ombrine e spigole. Ottima anche la densità di capponi, pannocchie e triglie, ma soprattutto sogliole, notevolmente aumentate nell'ultimo anno. Si segnala perfino la cattura di un pesce balestra, che solitamente vive nei mari tropicali, nelle vicinanze di barriere coralline».
In pratica, le superfici artificiali, del peso di circa 5 tonnellate, si sono rivelate vere e proprie “isole sottomarine” in grado di fungere da richiamo, rifugio e substrato per i diversi organismi marini: già a due anni dalla posa sono state colonizzate da organismi “sessili”, che vivono cioè attaccati al substrato, la cui presenza ha a sua volta favorito una maggiore riserva di cibo per le altre specie ittiche, tipiche sia dei fondali sabbiosi che di quelli rocciosi, indotte a trattenersi intorno alle campane dalla disponibilità di alimenti e di protezione.
Il tutto a vantaggio della piccola pesca, che al termine degli studi scientifici previsti sul tratto (della durata di dieci anni) sarà autorizzata a riprendere in quei limiti, preclusi invece per legge all'attività a strascico di frodo.
A quanto si è osservato, trae giovamento dal progetto anche lo “strascico” locale, che può approfittare di un pescato più sostanzioso e diversificato nelle zone di mare limitrofe al perimetro protetto.
«Già nei primi due anni di monitoraggio – commenta soddisfatto il presidente della Provincia, Giuseppe De Dominicis – l'oasi marina ha raggiunto gli obiettivi che il nostro ente e lo Zooprofilattico si erano prefissati: le barriere hanno scoraggiato la pesca illegale entro tre miglia dal litorale, consentito il ripopolamento della fauna autoctona, tipica dei fondali sabbiosi, trattenuto pesci che invece preferiscono habitat rocciosi, incrementando la biodiversità dell'ecosistema marino pescarese».
08/06/2007