L'inchiesta su Scienze manageriali:«Per i crediti bastava un prestanome»

Alessandro Biancardi

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L'inchiesta su Scienze manageriali:«Per i crediti bastava un prestanome»
PESCARA. Continuano le indagini della polizia di Pescara, che è subentrata alla Digos di Chieti, sui presunti esami facili alla Facoltà di Scienze Manageriali della D'Annunzio. Qualche settimana fa l'Ateneo aveva denunciato l'operato di una società napoletana, la Unicampus di Napoli che forniva un rapporto di tutoraggio per gli studenti lavoratori provenienti dalla Campania. Erano stati tirati in ballo appunti da pagare a caro prezzo in cambio di una promozione assicurata, viaggi in pullman organizzati per sostenere esami di gruppo il sabato mattina e centinaia di studenti che sbarcavano nell'ateneo pescarese all'oscuro del direttore amministrativo. LA REPLICA DELLA LAPET:«TUTTO REGOLARE, NESSUNA SOSTITUZIONE DI NOMI»
E se l'Università ha promesso che vuole vederci chiaro la Unicampus aveva assicurato un lavoro limpido annunciando che si sarebbe anche presentata di persona alla Digos per spiegare la propria versione dei fatti.
Ma i particolari che adesso emergono gettano qualche ombra in più sul rapporto che c'era, il passato è d'obbligo ormai, tra l'Università e la società privata.
Una questione tutta da chiarire è quella legata all'assegnazione dei crediti formativi previsti dal Ministero che spettano a professionisti con un curriculum già comprovato.
Ma questi "punti" sarebbero stati dirottati anche verso studenti appena ventenni, freschi di diploma, senza alcuna esperienza professionale alle spalle. Dunque come è stato possibile?
Ancora prima di partire o di sostenere esami si sarebbero ritrovati con un +34 perchè qualche loro genitore, iscritto in una associazione di
consulenti tributaristi, aveva diritto a quel monte crediti.
Così, pare, che sia bastato inserire i nominativi dei figli e il gioco è stato fatto.
Bisognerà adesso vedere se questo è successo con o senza la compiacenza sia del responsabile dell'associazione sia di qualche Responsabile della Facoltà, se sia tutto da attribuire ad errori, "sbagli" o a chissà cos'altro. Se sia stato fatto solo per un paio di casi isolati o se questa generosa donazione parentale fosse una prassi.
Gli inquirenti al riguardo stanno lavorando ed avrebbero già alcuni elementi giudicati “interessanti” e la strada da seguire sembrerebbe chiara.
Quello che è certo è che i crediti non possono essere prestati o passare di mano da padre in figlio o lasciati in “eredità”.
Infatti, l'accordo dovrebbe prevedere, intanto, il possesso della partita Iva, poi la regolare iscrizione all'associazione di categoria convenzionata con la Facoltà e, infine, la certificazione di un costante aggiornamento professionale oltre la comprovata professionalità derivante dall'esercizio della professione.
Dunque ognuno di questi requisiti sembrerebbero essere in conflitto semplicemente guardando l'età anagrafica di chi appena diplomato difficilmente avrebbe potuto sia lavorare che acquisire «comprovata professionalità» in pochissimi mesi.
Così almeno recitano le disposizioni normative in materia di CFU.

La sostituzione di nomi sarebbe stata concessa a parenti ed amici di persone che hanno stretti legami con l'associazione e talvolta anche con i poteri decisionali all'interno della stessa.
Figli, generi… tutti quelli che ne avevano bisogno pur di laurearsi prima.
Tutte persone, sembrerebbe, mai iscritte all'associazione e mai in regola con il versamento della quota, che avrebbero beneficiato sia dei 34 crediti formativi, sia delle agevolazioni che all'inizio del percorso prevedevano esami di gruppo solo di sabato, tutor dedicato e un filo diretto tra i responsabili dell'associazione ed i vertici della Facoltà.
L'iscrizione è andata in porto così come i due primi esami -quelli di psicologia del lavoro e economia e management- dove non c'è stato nessun bocciato.
Almeno per la statistica un fatto strano….
«Bastava comprare il testo», dicono alcuni studenti, «a prezzo di copertina, portare un argomento a piacere e il 18 era assicurato».
Altra particolarità è che proprio l'attribuzione dei crediti e le agevolazioni concesse, non sono in alcun modo verificabili ma sono state comunicate solo all'iscritto senza che sulla stessa comunicazione vi fosse una firma ed un riferimento numerico di delibera o di accordo o di convenzione.
Nessun riferimento o carta intestata dell'università, ma un semplice fax proveniente da una "commissione di transazione".
Può essere considerato un atto ufficiale?
E cosa c'entrano i due fratelli napoletani che gestiscono la Unicampus?
I fratelli Strazzullo, insieme alle loro mogli, sarebbero associati alla Lapet Campania, l'associazione Nazionale Tributaristi e sono stati proprio loro a mettere in piedi la Unicampus srl nell'ottobre del 2006.
In questo modo, con l'associazione si sarebbe potuto catalizzare e giustificare il denaro proveniente da Net Lapet srl per servizi resi agli iscritti.
L'iscrizione al Campus Lapet secondo alcuni era caldeggiata e quasi imposta facendo intravedere agevolazioni e vantaggiose condizioni, ma Strazzullo su questo punto ha sempre negato, anche direttamente a PrimaDaNoi.it.
Ma per circa un anno la Net Lapet srl avrebbe gestito fondi degli iscritti al Campus senza che la Unicampus srl. esistesse.
Anche su questo punto gli inquirenti stanno facendo luce.

In questo periodo sarebbero stati veicolati acquisti di libri di testo per importi considerevoli (15.000/20.000 €) fatti direttamente presso l'editore e senza che lo stesso concedesse il benchè minimo sconto.
Sarebbero anche stati divulgati Cd masterizzati, privi di qualsiasi autorizzazione di duplicazione (e senza bollino Siae come sottolineò al nostro giornale Strazzullo), alla modica cifra di 60 euro cadauno per avere la certezza di poter sostenere gli esami di inglese e francese.
E i nuovi risvolti oltre ad infastidire l'Ateneo che si sente minacciato nella sua credibilità non fa piacere nemmeno alla Unicampus.
La società, infatti, avrebbe spedito via fax ai suoi associati un messaggio per calmare gli animi.
Dopo le notizie emerse tributaristi sentono scricchiolare qualche certezza e le possibilità di proseguire con tranquillità il percorso di studio.
Qualcuno ha ammesso che probabilmente il rapporto con l'Ateneo D'Annunzio adesso si sarebbe sgretolato e che magari anche i professori potrebbero diventare più severi per non far passare l'idea che in Facoltà basta poco per la promozione.
E' per questo che la Unicampus starebbe pensando di abbandonare Pescara… e cercare un nuovo Ateneo.
I tempi sono cambiati, mala tempora currunt…

Alessandra Lotti

31/05/2007 9.00

LA REPLICA DELLA LAPET:«TUTTO REGOLARE, NESSUNA SOSTITUZIONE DI NOMI»

La Lapet tuttavia per bocca del suo legale, l'avvocato Marco Stefanini, respinge quanto da noi riportato e verificato.
«Respingiamo quanto riportato nell'articolo», spiega l'avvocato, «laddove si è pervicacemente sostenuto un imprecisato ruolo nella vicenda relativa alla facoltà di Scienze Manageriali dell'Università di Pescara della Lapet. Si tiene a chiarire che l'accordo posto in essere con l'Ateneo è stato assunto e proseguito nel pieno rispetto delle regole vigenti e nella massima trasparenza. Per questo tengo a precisare nella maniera più netta e chiara possibile che nessuna sostituzione di nominativi sarebbe intervenuta, così come l'articolo intende far apparire , andando oltre il naturale diritto di cronaca , tanto da rientrare in fattispecie giudizialmente tutelabili . Riteniamo dunque prive di fondamento le affermazioni riportate».

04/06/2007 10.11