«Ecco perché i balneatori pescaresi sono sotto inchiesta»

Alessandro Biancardi

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«Ecco perché i balneatori pescaresi sono sotto inchiesta»
SEQUESTRATO LO STABILIMENTO LA VONGOLA. PESCARA. Stabilimenti balneari sotto inchiesta. Sarebbero moltissimi quelli che rischierebbero grosso. Verifiche e controlli scattati a seguito di esposti di chi non approva e magari sa che il demanio marittimo non è equiparabile alla proprietà privata. Mentre le inchieste sono in corso, l'estate si avvicina e i balneatori continuano ad edificare. Spesso vengono concessi permessi per allestire strutture removibili, da lasciare il tempo di una estate ma sulla riviera è tutto un pullulare di recinzioni, piscine, tende da sole che da un anno all'altro diventano prima tettoie fisse poi verande chiuse andando a raddoppiare la cubatura esistente, piste da ballo in cemento, aiuole e rimesse. STABILIMENTI, VA DI MODA IL RADDOPPIO -  IL VIDEO, 9 KM DI COSTA SENZA MARE   - SALVAGUARDIA LITORALE PORTANUOVA, IL DIBATTITO
Basta guardare con attenzione e si noterà che non c'è solo qualche metro di stoffa o compensato ma vere e proprie fondamenta in cemento che vengon su dalla sera alla mattina.
Il Tar d'Abruzzo ha già condannato lo scorso 19 febbraio lo stabilimento La Sirenetta a rimuovere le pareti e il tetto in legno che di fatto gli consentiranno di far mangiare i suoi clienti sul marciapiede. Il giudice è stato chiaro: togliere la struttura anche perché il titolare aveva ottenuto dal Comune il permesso per costruire una struttura leggera, in sostituzione di una tenda ombreggiante installata all'ingresso del ristorante. Ma la struttura da lì non si muove e probabilmente resterà per tutta l'estate.
Ora c'è questa nuova tegola sulla amministrazione comunale ed i balneatori dell'inchiesta condotta dalla Finanza di Pescara che potrebbe far emergere nuovi scenari o irregolarità. Addirittura ci sono alcuni che già ipotizzano un ricongiungimento con la mega inchiesta dell'urbanistica della Squadra Mobile.
Quello che fa più pensare però non è tanto il comportamento dei piccoli imprenditori della città che cercano come possono di organizzarsi e prendono ispirazione spiando cosa fa il vicino.
Se lo fa lui perché non posso farlo anche io?
Con questo sistema la situazione si è ripetuta per quasi 9 km di costa.
Il vero problema è che nelle linee di liberalizzazione del mercato e di privatizzazione delle attività economiche il demanio marittimo ha assunto una posizione singolare.
«Per esso, infatti», spiega Loredana Di Paolo del comitato Mare Libero (www.marelibero.org), «tali linee non hanno assolutamente inciso: così come i condoni per l'abusivismo edilizio non hanno riguardato gli immobili costruiti sul demanio marittimo, neppure la legge che ha consentito l'accessione invertita dei confinanti di suoli demaniali ha riguardato le aree marittime, espressamente escluse».
Non solo.
Adesso si assiste ad un forte irrigidimento sia della legislazione che della giurisprudenza nel senso della demanialità pubblica di tutte le aree comunque costiere, nonostante la loro forte valenza economica e di mercato, sia sotto l'aspetto industriale e produttivo che sotto quello commerciale e turistico.
Questo si spiega, con una sempre più vigile coscienza ambientalista che vede una perversa coincidenza tra privatizzazione delle coste e loro cementificazione. «L'idea generale è che», continua Di Paola, «fin tanto che le spiagge, i lidi ed i porti restano in mano pubblica, diventa più difficile guastare l'ambiente, già così pesantemente compromesso dall'abusivismo. In questo modo si può conservare per l'utilità generale dei beni che, altrimenti, sarebbero definitivamente assoggettati all'esclusivo interesse o godimento dei soggetti economicamente più forti».




L'ORIGINE DI TUTTO: LA SUB-CONCESSIONE

Tuttavia, Pescara sembra andare assolutamente in controtendenza.
«Passeggiando sulla nostra riviera», continua il comitato, «è evidente il proliferare di nuove strutture».
In particolare, a decorrere dall'anno 2000 circa, qualcuno (senz'altro un tecnico) ha elaborato un'articolata procedura che ha dato il via al meccanismo dello sdoppiamento delle concessioni.
La chiave di accesso alla edificazione è rappresentata dalla introdotta prassi della sub-concessione: «si permette cioè», spiega Di Paola, «un frazionamento funzionale che concede all'originario concessionario di sub-affittare alcuni rami della sua azienda (per es. ristorazione e gestione della spiaggia)».
La divisione, che dovrebbe essere solo funzionale, della concessione demaniale originaria non comporta alcuna modifica degli indici urbanistici e neppure di tipo catastale.
La prassi della sub-concessione demaniale (quale affitto di azienda) è assolutamente lecita proprio perchè la suddivisione dell' originaria concessione (frazionamento) non determina alcun vantaggio urbanistico.
Sul punto la giurisprudenza è categorica: «non realizza una lottizzazione di fatto nè abusiva il frazionamento di una originaria particella che non comporti alcun vantaggio urbanistico, non avendo alterato gli indici e parametri di riferimento della zona oggetto dell'intervento» (T.A.R. Abruzzo L'Aquila, 15 maggio 2003, n. 256).




 DUE STABILIMENTI AL POSTO DI UNO
Nella sostanza il sub-entrante deve rispondere della esatta osservanza di tutte le condizioni sia speciali che generali stabilite nella licenza di concessione originaria che disciplina il mantenimento del complesso balneare.
Quel che avviene invece è che, questo "sdoppiamento" delle concessioni diviene effettivo quando, su richiesta dei sub-concessionari (ad esempio gestori della parte riguardante la spiaggia) vengono dati permessi a costruire, utilizzando quindi lo stratagemma del frazionamento della originaria concessione demaniale, al fine di ottenere la possibilità di incrementare gli indici di edificazione, oltre le previsioni dello strumento urbanistico vigente e le limitazioni del piano demaniale marittimo regionale ed in particolare dell'articolo 13 che stabilisce che sino all' approvazione dei Piani Demaniali Comunali è possibile eseguire solamente ristrutturazioni senza aumento dei parametri edilizi per le concessioni esistenti e nel limite della superficie massima di 250 mq di occupazione di superfici coperte e pavimentate.

In alcuni casi, tra l'altro, le nuove costruzioni (che dovrebbero essere, secondo le concessioni, adibite a semplice servizio della balneazione (chiosco-bar), svolgono invece attività similari a quelle svolte dallo stabilimento principale (ristorante-pizzeria).
Diventano quindi doppi, realizzando inoltre manufatti asserviti alla doppia attività.
«A tale degenerazione», continua Di Paola, «si aggiunge la questione relativa alle numerosissime opere autorizzate come strutture stagionali aventi carattere di «facile rimovibilità» e che quindi terminata la stagione balneare andrebbero rimossi, che invece occupano il suolo demaniale stabilmente in modo permanente senza che vengano svolti controlli sulla stagionalità delle strutture». Tra queste opere rivestono una particolare importanza le tende ombreggianti che diventano, con una sorta di autocertificazione progettuale, tettoie fisse con tanto di pedane sottostanti, che poi in molti casi vengono verandate incrementando le volumetrie esistenti producendo così i numerosissimi "ristorantini" di cui ormai e piena la nostra riviera.
«Non ci stancheremo mai di denunciare attraverso esposti e mezzi di comunicazione tale stato di cose, confidando a questo punto solo nella Magistratura».

Alessandra Lotti 30/05/2007 9.22



SEQUESTRATO LO STABILIMENTO LA VONGOLA

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara ha sottoposto a sequestro preventivo una
struttura in corso di realizzazione sulla spiaggia, nell'area dello stabilimento balneare La Vongola, sul lungomare Nord della citta'. Gli uomini del Noa, il nucleo aeronavale della guardia di finanza, sono giunti questa mattina a porre i sigilli sulla nuova struttura.
Lo stabilimento aveva subito una profonda trasformazione negli ultimi giorni per imponenti lavori in cemento che hanno permesso di creare una seconda struttura.
La Finanza ha potuto constatare «la legittimità del titolo abilitativo rilasciato dal Comune di Pescara» ma evidenziando quello che in gergo si chiama «abuso edilizio in bianco»”.
L'illecito consiste nella realizzazione di opere con il permesso di costruire, regolarmente rilasciato, ma non idoneo per la tipologia di intervento edilizio che è stato accertato. «Nello specifico», precisano dal Reparto Operativo Aeronavale, «è stato sottoposto a sequestro, su disposizione dall'Autorità Giudiziaria mediante un provvedimento di misura cautelare reale, un realizzando stabilimento balneare, insistente su di un'area di ca. 100 mq.. L'operazione odierna si inserisce all'interno di precedenti risultati avviati e che hanno portato al sequestro degli stabilimenti balneari “Smeraldo” e “Coralba” e di un nascente fast-food lungo la riviera nord pescarese».

Sono moltissimi gli stabilimenti che in questi giorni stanno ultimando i lavori di ampliamento e la costruzione di dependance, spogliatoi, campi da tennis, o addirittura si parlerebbe di una «mega discoteca sulla spiaggia». I metodi per ottenere le “regolari autorizzazioni” sarebbero sempre gli stessi.

01/06/2007 12.53