Termovalorizzatore a Chieti, ambientalisti dicono no

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La Regione Abruzzo ha predisposto la bozza del piano regionale sui rifiuti nella quale individua Chieti, ed in particolare contrada Casoni, quale sito per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione dei rifiuti civili più grande d'Abruzzo.

CHIETI. La Regione Abruzzo ha predisposto la bozza del piano regionale
sui rifiuti nella quale individua Chieti, ed in particolare contrada Casoni, quale sito per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione dei rifiuti civili più grande d'Abruzzo.La Regione ha spiegato che la bozza del piano regionale sui rifiuti è stata completata dopo quasi due anni di concertazioni e sei assemblee pubbliche a cui hanno partecipato centinaia di persone tra i quali
ambientalisti, rappresentanti dei comuni e consorzi ma oggi alcuni di
questi che sarebbero stati chiamati in causa sono titubanti. «Noi»,
spiega Mario Di Fabrizio dell'associazione Robin Hood, «non conoscevamo nemmeno l'esistenza di un progetto del genere».
Fino al 15 giugno si possono presentare osservazioni e Di Fabrizio si
augura «che il sindaco Ricci e tutti gli amministratori facciano
l'interesse della collettività per garantire la salute nostra e dei nostri figli». Ma perché realizzare questi tipi di strutture a ridosso della città?, si chiede l'associazione. «Vi sono tantissime zone impervie e lontane dalle residenze perché non sfruttare questi siti? Mi chiedo, inoltre»,
continua il rappresentante dell'associazione, «gli ambientalisti che
tanto hanno gridato allo scandalo quando si realizzò il Megalò e
l'annesso parco fluviale dove sono?»

Un termovalorizzatore è di fatto un inceneritore di rifiuti in grado di
sfruttare il contenuto calorico dei rifiuti stessi per generare calore,
riscaldare acqua ed infine produrre energia elettrica. Si distingue quindi
dai vecchi inceneritori che si limitavano alla sola termodistruzione dei
rifiuti senza produrre energia. L'impiego sembra essere una via di uscita dal problema delle discariche ormai stracolme.

«Pur essendo molto meno inquinanti», contesta Di Fabrizio, «rispetto
ai vecchi inceneritori, i termovalorizzatori non eliminano in ogni
caso l'emissione di diossine nei fumi di scarico dispersi nell'atmosfera circostante. Basti pensare che non esiste una soglia minima di sicurezza per le diossine e possono essere nocive per l'uomo a qualsiasi livello di assimilazione (US Environment Protection Agency 1994)».

28/05/2007 15.30

«L'assessore Caramanico», interviene l'associazione La Base di Chieti,
«dovrebbe spiegare un'altra stranezza: dopo aver ricordato che –in
ossequio ai dettami dell'ultima legge finanziaria- la raccolta differenziata dovrà arrivare al 65% entro il 2011, afferma che a quel punto i rifiuti residui si attesteranno intorno a 160.000 tonnellate annue. E allora? Perché costruire a Chieti un impianto di bioessiccazione da 270.000 tonnellate e prevedere un complesso di impianti (al livello regionale) di circa 500.000 tonnellate (compreso quello, a tutt'oggi non quantificato, di Lanciano)?»

FIAMMA TRICOLORE: «UNA IDEA PERVERSA»

«Chieti è stata fino ad oggi l'isola felice per quanto riguarda il problema rifiuti, poiché le precedenti amministrazioni di centrodestra
hanno impedito che diventasse la " pattumiera
d'Abruzzo». Così Cristiano Vignali risponde alla possibile ipotesi di un termovalorrizzatore in città e aggiunge: «aldilà delle indubbie capacità che ha nello smaltimento dei rifiuti, è molto pericoloso per la salute dei cittadini, poiché produce diossine che sono delle sostanze chimiche velenosissime, ultra cancerogene».
«Perché a Chieti non è partita la raccolta differenziata?», domanda Vignali. «Perché proprio a Chieti si sta realizzando un termovalorizzatore che emanerà nell'aria immense quantità di diossina cancerogena ? Il Comune non ha fatto niente per contrastare un disegno perverso»

30/05/2007 10.57