Inchiesta a palazzo, Cdl: «bloccare la firma per l'area di risulta»

Alessandro Biancardi

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Inchiesta a palazzo, Cdl: «bloccare la firma per l'area di risulta»
PESCARA. Una diffida ufficiale (un’altra) al sindaco di Pescara firmata dai consiglieri della Casa della Libertà a non sottoscrivere il contratto di affidamento in gestione dell'area di risulta e della Ztl alla Toto spa « fino a quando », si legge nel documento, «la magistratura non avrà portato a termine le indagini o almeno fino al momento in cui non saranno stati chiariti tutti gli aspetti del procedimento della gara». E nel centrodestra è forte il malumore per il dossier che D'Alfonso ha inviato alla Procura «confezionato da quegli stessi dirigenti oggi sotto inchiesta». LA VIGNETTA DI GIO    
Nei giorni scorsi, infatti, tra l'enorme mole di documenti sequestrata dalla Procura, sono stati prelevati anche i documenti relativi alle gare per la progettazione dello spazio dell'area di risulta e per l'affidamento della concessione della gestione dei parcheggi.
Tuttavia nel grande alone di mistero che ha sempre circondato l'intera procedura (con difficoltà concreta a reperire la documentazione ufficiale) si era sparsa la voce di una firma avvenuta alcune settimane fa ma a questa notizia non sono seguiti riscontri documentali. E le proteste di oggi della minoranza fanno capire che evidentemente la firma non c'è ancora stata.
«Chiediamo un momento di pausa e di riflessione», ha spiegato questa mattina in conferenza stampa Carlo Masci (Pescara Futura) «che il sindaco farebbe bene a sposare per il bene di tutta la città e che costituirebbe un elemento di certezza di buona fede dei protagonisti coinvolti».
Questa è la seconda diffida sull'area di risulta partita dalla minoranza e ad un mese dalla prima lo scenario a Palazzo è nettamente diverso.
Il Comune è sottosopra per l'inchiesta in corso e il centrodestra cerca di cavalcare l'onda almeno finchè è alta. Se da un lato il sindaco tranquillizza tutti la Cdl getta acqua sul fuoco. «L'iter procedimentale adottato per l'area di risulta», ha ricordato Masci, «ha creato notevoli allarmi non solo da parte nostra ma dalla stessa maggioranza ha al suo interno elementi importanti che chiedono di fare luce (Italia dei valori, ndr)».
«Questa diffida», ha fatto eco Berardino Fiorilli, «l'abbiamo presentata per evitare di aggravare la situazione che pare già abbastanza compromessa, stando a quello che emerge dall'inchiesta in corso e a prescindere dalle responsabilità penali, che ci auguriamo non vengano individuate».
«Il bando di gare», spiega ancora l'esponente di Pescara Futura, «è stato predisposto in spregio alle direttive del ministero dei Lavori pubblici e la pausa di riflessione che chiediamo in questo momento è assolutamente necessaria per eliminare gli elementi di incertezza, equivocità e ambiguità riscontrati».
Il consigliere Guerino Testa (Forza Italia) ha poi rivolto un appello ai colleghi di maggioranza «per prendere coscienza di quanto sta avvenendo come dovrebbe fare una buona amministrazione. Anche perchè », ha sottolineato il consigliere forzita, «qui si rischia di compromettere la situazione anche delle amministrazioni future che si troveranno con le mani legate e uno scenario interno inquietante».

LA REPLICA DEL COMUNE:«TUTTO REGOLARE»

Il primo a commentare la diffida della minoranza è l'assessore Luciani che ostenta sicurezza e tranquillità: «il documento dell'opposizione non ci sorprende. Anzi è arrivato con sin troppo ritardo».
L'assessore bolla l'iniziativa della Cdl come «la solita strategia politica di questo centrodestra che tenta di mettere i bastoni tra le ruote degli interventi che stiamo svolgendo, a prescindere dalla loro utilità ed importanza per la città» .
«Il procedimento dell'area di risulta», assicura per l'ennesima volta Luciani, «è pienamente legittimo e rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo per la città. Siamo certi, nel rispetto del ruolo della magistratura, che l'indagine in corso confermerà la correttezza del percorso amministrativo seguito, che non c'è alcuna ragione di bloccare, se non per le presunte convenienze di fazione dell'opposizione».

IL DOSSIER DI D'ALFONSO ALLA PROCURA

Ma la Casa delle Libertà è rimasta sconvolta anche per le dichiarazioni del sindaco che ha annunciato di aver presentato un dossier alla magistratura, per fare luce sui progetti chiamati in causa dall'inchiesta.
Un aiutino, così ha fatto intendere il primo cittadino, agli inquirenti per destreggiarsi nel mare magnum di carte e dare «la giusta chiave di lettura», un comportamento inquietante visto dalla parte dell'opposizione.
«Questo dovrebbe essere il momento del silenzio e dell'attesa », ha sbottato il senatore di Forza Italia Andrea Pastore, «e invece ritroviamo per l'ennesima volta i modi arroganti del sindaco. Come è pensabile», si è domandato ancora il senatore, «far preparare un dossier proprio da quei dirigenti che vengono tirati in ballo dall'inchiesta? Prendere la documentazione necessaria è compito della magistratura che, come ha già fatto nei giorni scorsi, ha sequestrato tutto quello di cui ha bisogno».
«Le indagini sono un percorso delicato e difficile», ha continuato ancora Pastore, «e questo attivismo dalfonsiano dovrebbe far riflettere. Quello che sta accadendo oggi a Pescara ha lo stesso sapore di quanto abbiamo già assaggiato a Montesilvano quando il sindaco si proclama innocente, assicurava la linearità dei procedimenti e qualche giorno dopo è finito in cella. Noi non ci auguriamo di arrivare a questo livello», ha assicurato, «perchè a rimetterci sarebbe tutta l'immagine della città».
Pastore ha poi ribadito come certi atti finiti sotto inchiesta e firmati da «certi dirigenti di cui conosciamo bene l'influenza non possono sollevare completamente il primo cittadino dalle sue responsabilità di controllore, così come richiede il suo ruolo».
Insomma, sostiene la minoranza, se è vero che alcune carte finite al vaglio degli inquirenti non portano in calce nome e cognome del primo cittadino, è evidente che il vertice del Comune non può far finta di non sapere.

L'INCHIESTA IN CORSO

Continua il fitto lavoro della magistratura non senza difficoltà e pressioni politiche.
«Se qualcuno non ci fermerà», dicono dalla procura, «il giro degli indagati potrebbe superare le trenta persone».
La frase sfuggita a qualcuno indica come vi siano già prove pesanti in possesso degli inquirenti e che sarà solo questione di tempo,da una parte, e di “ambiente”, dall'altra.
Comprensibile dunque un “interessamento particolare” a questa inchiesta così come successo per le altre (Delverde) o i tentativi di screditare gli inquirenti, come successo nella inchiesta Ciclone di Montesilvano (in quel caso gli attacchi diretti al dirigente della Mobile, Nicola Zupo, non hanno avuto altro effetto se non quello di aggravare la posizione degli accusati).
Ma per ora è comunque presto per parlare e l'opinione pubblica –compreso il centrodestra- spera in un nulla di fatto (un terremoto in meno è meglio di un terremoto in più).
Al momento nella inchiesta sull'urbanistica a Pescara si contano una dozzina di indagati “ufficiali”, ma nessuno di questi avrebbe ancora ricevuto l'avviso di garanzia segno che c'è ancora lavoro da portare a termine.
Ma i malumori a Palazzo di città salgono così come la tensione di un nuovo ciclone che spazzi via la serenità di Pescara, città vicina, sempre più vicina .... alla crisi di nervi.

Alessandra Lotti 26/05/2007 15.01