«Non si è mosso un dito per lasciare Bankitalia a Chieti»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La storica filiale della Banca d'Italia di Corso Marrucino dovrebbe chiudere i battenti tra due anni, insieme alla sede di Pescara e immediatamente dopo la soppressione delle prime 30 filiali, tra le quali quella di Teramo.
«L'amministrazione cittadina», tuona Cristiano Vignali della Fiamma Tricolore, «non si sono opposti al piano di riorganizzazione» del governatore di Bankitalia Mario Draghi che prevede la chiusura complessiva di 58 filiali sulle 97 diffuse su tutto il territorio nazionale .
Secondo Vignali non saranno pochi i danni che deriveranno dalla
chiusura: «la città perderà l'ennesima attività economica e bisogna considerare che la filiale teatina è utile per la gestione del servizio di tesoreria unica che abbraccia 104 Comuni, i Consorzi, le Comunità Montane, le Asl, l'università e la stessa amministrazione provinciale».
Altri danni ce ne saranno per i dipendenti «che verranno trasferiti altrove. Il sindacato Falbi – Confsal (a cui sono iscritti la maggioranza dei dipendenti della sede teatina della Banca d'Italia ) ha già avviato le procedure previste dalla legge prima della proclamazione dello sciopero se entro breve non si arriverà ad una conciliazione».
«Perché il Presidente della Regione Abruzzo Del Turco e della Provincia Coletti», domanda Vignali, «non intervengono per salvare le sedi di Bankitalia abruzzesi che rischiano di chiudere i battenti?
Perché il sindaco che dovrebbe tutelare la città se ne sta irresponsabilmente alla finestra con le mani in mano, mentre viene compiuto l'ennesimo scippo alla città ?»

24/05/2007 9.50