Lettera minatoria contro l'associazione antimafia "Libera"

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Una lettera intimidatoria indirizzata alla sede “Libera”. Minacce chiare e pesanti che chiamano direttamente in causa don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione nazionale, con le quali lo si “invita” a non partecipare il 25 maggio alle manifestazioni previste in provincia dell'Aquila. Ma nella lettera minatoria viene chiamato in causa anche il pastore valdese e coordinatore di Libera in Abruzzo, Giuseppe La Pietra.
«La lettera», ha commentato il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Francesco Forgione che è stato in Abruzzo un mese fa, «rappresenta un'ulteriore grave segnale contro l'attività sociale e di denuncia svolta da Libera».
«E' un attacco a chi, in tema di beni confiscati, lavora per colpire concretamente al cuore le mafie», ha proseguito il presidente dell'Antimafia riferendosi alle «cooperative che lavorano sui terreni dei boss a quelle che realizzano progetti sociali nelle loro proprietà. Ormai da nord a sud è questa la sfida che le mafie stanno lanciando, per questo scelgono per il loro attacco Libera e due uomini di fede e di pace come Giuseppe La Pietra e Luigi Ciotti».
«Cos'altro deve succedere - si chiede Forgione- perché Governo e Parlamento assumano la centralità di questi temi, a partire dalla modifica della legge sui beni confiscati e facciano della lotta alla mafia il centro di un'iniziativa coordinata di azione sociale, di repressione e di ricostruzione
della legalità?»
«In alcune aree dell'Abruzzo - ha concluso Forgione, «magistratura, forze di polizia e opinione pubblica devono alzare la guardia, visto che aumentano segnali preoccupanti in una regione dove negli ultimi mesi, prima di essere assicurati alla giustizia, si sono mossi liberamente due
pericolosi boss della camorra».
Hanno inoltre espresso solidarietà Rifondazione comunista e la presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane.
22/05/2007 16.28