Università D’Annunzio. Il Messaggero: «un mese per laurearsi»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Nuova inchiesta giornalistica per l’Università D’Annunzio. Sotto “esame” ancora una volta le lauree «facili» e la magia della riconversione creditizia. Questa volta ad occuparsene è stato il Messaggero (edizione nazionale) che sabato 19 maggio, ha condotto l’ inchiesta di Annamaria Sersale sui laureati "precoci" nelle Università. «La patria dei dottori "Speedy Gonzales"», si legge, «è l'ateneo di Chieti: nei corsi triennali 7 studenti su 10 si laureano in netto anticipo».
«Pochi esami, qualche quiz, una tesina e si diventa dottori. Scorciatoia? Sconto? Strada in discesa?», si domanda il quotidiano. «Non ce ne eravamo accorti ma l'Italia sta diventando il Paese delle lauree facili. Con accordi vantaggiosi per tutti. Gli atenei aumentano gli iscritti e attingono più soldi dal fondo di finanziamento ordinario, mentre gli ordini professionali e le associazioni di categoria assicurano ai loro aderenti il biglietto da visita con scritto dott.»
E se la facoltà più volte additata tra quelle facili è Scienze manageriali l'inviata del Messaggero si è fatta un giro, invece, a Scienze Infermieristiche il giorno in cui si discutono le tesi di laurea: «Una cinquantina di infermieri professionisti sono alla tappa finale. Vengono da mezza Italia», racconta, «Lombardia, Sicilia, Campania, Lazio. Hanno scelto Chieti. Uno schermo, diapositive e docenti schierati al tavolo. Il candidato al microfono illustra la tesi. Gli infermieri sono preparati. «Ho fatto solo tre esami, Bioetica, Informatica e Inglese racconta una candidata venuta da Brescia Oggi mi laureo. Ho scelto questa, una delle università convenzionate, perché hanno messo i corsi on-line, comodi, per chi lavora».
Altra prova al corso di laurea in Dietistica: «Un mese di lezione e prendono la laurea», racconta il professor D'Orazio, associato di Scienze dell'alimentazione che assicura: «non facciamo oltraggio a chi frequenta i tre anni, tutto nasce dai decreti del 2000, opera del primo governo di centro-sinistra, poi la Moratti ha fatto il resto. Pur di dare ascolto ai sindacati, alle associazioni, agli ordini professionali, abbiamo creato questo meccanismo. Abbiamo pianificato l'equipollenza. Sì, laureiamo pure le econome dietiste, diamo le lauree ai 45-50enni, siamo diventati un dottorificio, inflazionando il titolo e rischiando di diventare una sorta di Cepu».
E la giornalista ha incontrato anche il rettore Franco Cuccurullo che ha messo subito in chiaro: «Si tratta di lauree che vengono date sulla base dell'equipollenza, riconoscendo precedenti titoli triennali». Cuccurullo tira fuori le carte e mostra tutti i fortunati che possono affidarsi alla riconversione creditizia: «Chi ha fatto le Scuole dirette a fini speciali, chi ha un diploma universitario o ha frequentato le Scuole regionali, chi, insomma, ha titoli abilitanti alle professioni sanitarie ha diritto al riconoscimento dei crediti: 170 dei 180 necessari per la laurea triennale. Vale per dietisti, fisioterapisti, ostetrici, tecnici della prevenzione, tecnici di laboratorio medico, ortottisti, logopedisti, infermieri, audiometristi, e altre categorie sanitarie».
Le convenzioni sono state stipulate con tutti: «poliziotti, finanzieri, militari, agrotecnici, ragionieri, consulenti del lavoro, giornalisti, assistenti sociali, ministeriali. Ai professionisti della sanità viene di fatto «abbonato» il triennio, agli altri viene come minimo riconosciuta una annualità, ma anche due. Percorsi abbreviati, in certi casi veri regali. Sia chiaro, è tutto perfettamente legale».

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21/05/2007 9.30